(ASI) La questione che tiene banco da qualche tempo a questa parte riguardo a Banca Etruria sembra non avere fine; si porta con sé strascichi e pareri contrastanti da parte di molti esponenti politici e non solo.


Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, faceva parte del Cda Etruria dal 2011; nel Maggio del 2014 divenne vicepresidente fino al commissariamento dell’11 febbraio 2015. Il 21 febbraio 2014, a seguito della caduta del Governo Letta, la figlia viene nominata Ministro senza portafoglio per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento nel Governo Renzi. Questa vicinanza di eventi tra la sua nelezione a Ministro e Pierluigi Boschi che diventa vicepresidente di Banca Etruria non è passata inosservata; tra l’altro Maria Elena è anche azionista e il fratello è dipendente. Il buco di 3 miliardi ha portato Bankitalia a elargire multe per 2.5 milioni di euro al Cda della Banca e viene multato per 144 mila euro anche Pierluigi Boschi. Il 22 Novembre 2015, il governo ha approvato il decreto ‘salva banche’, con il quale sono state salvate dal fallimento quattro banche locali tra cui la stessa Banca Etruria.


Queste le parole di Matteo Orfini, presidente del PD: "Visco, Vegas e oggi Ghizzoni confermano che non vi fu alcuna pressione. Ghizzoni, inoltre, spiega che, a differenza di quanto scritto da De Bortoli, l’opzione acquisto di Etruria era già aperta prima del colloquio con Boschi. Direi che possiamo passare oltre e lasciare le strumentalizzazioni a chi non ha idee e progetti da presentare al Paese".


Sulla vicenda interviene anche Vazio (PD): "Ghizzoni conferma che Boschi non fece alcuna pressione e soprattutto il fatto che chi chiese l’intervento di Unicredit per acquistare Banca Etruria fu l’Advisor e Banca Etruria stessa. Ghizzoni conferma con forza che Boschi gli ha espresso solo preoccupazioni per le famiglie e per il territorio in ragione di una crisi finanziaria e bancaria che attanagliava l’Italia e in particolare la Toscana. Insomma Boschi esprime e comunica a Ghizzoni le stesse cose espresse a Vegas e a Panetta in Bankitalia, operando con comportamenti trasparenti e istituzionalmente ineccepibili. Unicredit, a differenza di quanto affermato da De Bortoli, non aprì il file e la valutazione di acquistare Banca Etruria su richiesta di Boschi. Forse le scuse di De Bortoli, per evitare una condanna, potrebbero essere utili”.


Ecco le dichiarazioni di Stefano Esposito, senatore del PD: "L'audizione di Ghizzoni fa chiarezza: nessuna pressione, smentito De Bortoli. La tempistica degli avvenimenti aggiunge altra chiarezza. Unicredit non si attivò dopo il colloquio con l'allora ministro Boschi, la pratica era già stata aperta e lei chiese semplicemente informazioni preoccupata per famiglie ed aziende del territorio. Nessuna pressione e infondate le accuse di De Bortoli che, probabilmente dovrebbe scusarsi per aver offerto una ricostruzione erronea”.

Sulla questione Banca Etruria interviene anche Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: “Dichiarazioni Gravissime da parte di Ghizzoni. L’ex Amministratore di Unicredit conferma un maldestro interessamento del giglio magico per le sorti di Banca Etruria. Un quadro opaco che mette una pietra tombale sulla credibilità politica di Renzi e della Boschi. Verrebbe da chiedere ancora le dimissioni della sottosegretaria, ma ancora una volta non arriveranno. Ci penseranno gli italiani tra poche settimane a chiudere i conti con questi bugiardi. La Boschi si candidi nel collegio di Arezzo e accetti il giudizio dei cittadini invece di continuare a scappare dalle sue responsabilità”.


Interviene così anche il segretario della Lega, Matteo Salvini: “Audizione Ghizzoni, questa è una comica! Marco Carrai, che Renzi voleva mettere a capo della struttura di cybersecurity nazionale, avrebbe mandato a Ghizzoni un’email in cui lo sollecitava a dare una risposta per Banca Etruria! Tutti a casa”.


“Le audizioni in commissione bancheconfermano un conflitto di interessi chiaro ed evidente. Questo non puòessere più nascosto - dice Roberto Speranza, coordinatore di Mdp ed esponente di Liberi e uguali - È ormai chiaro a tutti che le ricostruzioni di De Bertoli erano vere. Non resta che trarne le conseguenze politiche”.

Di seguito riportiamo le opinione di tre esponenti del Movimento 5 Stelle: “Graziano Delrio cerca penosamente di coprire il duo Renzi-Boschi e giustifica una sorta di ‘tana libera tutti’ per cui ogni ministro del governo precedente si faceva i propri incontri con vigilanze o con vari banchieri, mentre una di loro in particolare aveva un conflitto di interessi enorme, dato che cercava sostegni in favore della banca del paparino. Delrio dovrebbe sapere che quando un esecutivo vede problemi nel settore del credito, interviene con il proprio ministro del Tesoro - che invece in questo caso veniva regolarmente scavalcato - oppure convoca il Cicr e magari chiede informazioni alla stessa Bankitalia. Qui invece nessuno ha mosso un dito attraverso le corrette vie istituzionali, mentre una come la Boschi si faceva la propria diplomazia parallela per proteggere la carriera di papà”. Lo dice Alessio Villarosa, commissario M5S della bicamerale di inchiesta sul sistema bancario.


“Siamo agli ultimi giorni di Pompei per la vicenda del renzismo, grottesca e drammatica al tempo stesso. Le parole del governatore Visco, al di là del tono misurato e istituzionale, pesano come macigni: l’allora premier di Rignano chiese per ben due volte notizie su Etruria e costrinse il numero uno di Bankitalia a trincerarsi dietro il segreto d’ufficio. Nel frattempo la sua fedelissima ministra alle Riforme, quindi senza alcuna delega economica, portava avanti la propria diplomazia parallela, all’insaputa del ministro Padoan, per salvare la banca di papà. Il Pd sprofonderà se non si libera subito del ‘giglio tragico’”. Lo dice Carla Ruocco, commissario M5S della bicamerale di inchiesta sul sistema bancario.


“Ecco sbugiardato anche Renzi. L’ex premier ha sempre sostenuto di non aver mai avuto rapporti con le banche, se non per due mutui a lui intestati. Le battute stanno a zero: oggi apprendiamo dal governatore Visco che il segretario Pd gli chiese per ben due volte notizie su Etruria. E in maniera impropria, visto che il numero uno di via Nazionale si rifugiò nel segreto d’ufficio e spiegò che di certi temi parlava soltanto con il ministro dell’Economia”. Lo dicono i membri M5S della Commissione di inchiesta sul sistema bancario. “Siamo di fronte a una manovra a tenaglia di Renzi e Boschi. Perché Visco conferma che l’ex ministra espresse preoccupazione pure al vice direttore generale di Bankitalia Fabio Panetta, in ben due incontri, oltre che a Vegas. E già la preoccupazione di un ministro - aggiungono i portavoce Cinquestelle - è una pressione indebita su un organismo che dovrebbe essere indipendente, talmente indipendente che i parlamentari non possono nemmeno indirizzare ad esso un’interrogazione. Dopodiché è normale che la Boschi non chiedesse interventi diretti a Bankitalia su Etruria, visto che peraltro conosceva la preferenza di Palazzo Koch per un intervento risolutore di Pop Vicenza, intervento che era visto come fumo negli occhi dalla dirigenza della banca di papà Pier Luigi e anche dalla prodiga figliola”. “Per il resto, è evidente che la vigilanza è spesso stata in ritardo negli interventi sugli intermediari, ha lasciato marcire molte situazioni e in altre non ha agito in modo del tutto imparziale. Mentre appare surreale la risposta di Visco sulle porte girevoli tra Bankitalia e istituti vigilati. C’è stata una promiscuità eccessiva e dannosa, soprattutto rispetto ai rapporti con la Popolare Vicenza di Zonin”, concludono i parlamentari M5S.
“Il Pd va a pezzi su Bancopoli, lo scandalo in cui è coinvolto tutto il giglio magico. Ghizzoni, infatti, conferma l'interessamento dell'ex ministra Boschi su Banca Etruria e lo estende a Carrai, amico fraterno di Renzi. È sempre più vergognoso il conflitto di interessi di chi aveva promesso di risolvere quello di Berlusconi. Renzi lasci la politica e Boschi si dimetta immediatamente”. E’ quanto scrive sulla sua pagina facebook il deputato del MoVimento 5 Stelle, Danilo Toninelli.

 

Claudia Piagnani - Agenzia Stampa Italia

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