(ASI) Roma - «Dalle aziende riconducibili a Cassa depositi e prestiti alle società che gravitano nell’orbita del Tesoro: c’è un piano del Governo per fare cassa vendendo le principali partecipate dello Stato.                                               

Vogliamo che il governo riferisca e ci risponda. Siamo di fronte a un atto molto grave».

Lo denuncia Andrea Vallascas, capogruppo M5S della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, in un’interrogazione ai ministri dell’Economia e delle Finanze e dello Sviluppo economico in merito al piano di privatizzazione della partecipate dello Stato in fase di definizione da parte del Governo riportato da molti organi di stampa tra cui IlSole24Ore.

«Il progetto – spiega Vallascas – sarebbe di costituire una super holding per immettere sul mercato buona parte degli asset controllati o partecipati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. E non si tratta di una semplice ipotesi. Alla stesura del piano stanno già lavorando le banche d’affari Goldman Sachs, Rothschild, Mediobanca, Credit Suisse e SocGen, e alcuni studi legali e tra questi uno di profilo internazionale».

«Tra le società che potrebbero essere inserite nel piano – prosegue – ci sarebbero sia quelle riconducibili alla Cdp sia quelle che gravitano nell’ambito del Tesoro, tra cui Ferrovie, Anas, Enav, il pacchetto di Poste Italiane, la partecipazione in Enel e il 14% di Eni. Si tratta di società e aziende realizzate e rese grandi grazie ai sacrifici e ai risparmi degli italiani. Aziende che oggi, con un piano pressoché segreto, il Governo intende cedere attraverso un’operazione inquietante per i rischi che comporta e per i risvolti che potrebbe avere».

«Tra l’altro – aggiunge Vallascas – nel piano ci sarebbero società che operano in settori altamente strategici per lo Stato, società delle quali dovremmo salvaguardare la sovranità italiana invece di cederle al mercato».

«Siamo di fronte – conclude – all’ennesimo tentativo del Governo di nascondere le incapacità e il fallimento delle politiche economiche portate avanti con arroganza anche a costo di mettere a rischio risorse e patrimonio del Paese». 

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