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(ASI) "La prova del lungo attacco terroristico con cui noi abbiamo dovuto fare i conti, specie negli anni della sua massima intensificazione, è stata quanto mai pesante e insidiosa per la coesione sociale e nazionale, e per le istituzioni democratiche nate sull'onda del movimento di Liberazione e ancorate ai principi della Costituzione repubblicana.

 E dunque il superamento di tale prova resta una pietra miliare nella storia dell'Italia unita : di qui la nostra inestimabile gratitudine a quanti hanno pagato con la loro vita, e il riconoscimento che meritano tutti quanti hanno condotto quella battaglia sapendo di doverla e poterla vincere". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento celebrativo del Giorno della Memoria al Quirinale.

"L'appuntamento di questo 9 maggio - ha rilevato il Presidente Napolitano - ci offre l'occasione per sottolineare come è stata vinta la battaglia, come è stata superata la prova. Si è combattuto, sia chiaro, su molti fronti; si è vinto grazie alla fibra morale, al senso del dovere, all'impegno nel lavoro e nella vita civile che hanno caratterizzato servitori dello Stato e cittadini di ogni professione e condizione : proprio per quelle loro caratteristiche essi diventarono - nella aberrante ottica dei terroristi - bersagli da colpire, esempi da dare per fini disgregativi sia del tessuto della società sia della tenuta delle istituzioni".

Nel riferirsi alla dedica della Giornata ai servitori dello Stato e in particolare dei magistrati, il Capo dello Stato ha puntualizzato: "Non c'è distinzione che possa suonare irrispettosa nel nostro omaggio alla memoria degli uccisi e dei feriti dai terroristi : siamo egualmente vicini a tutti e alle famiglie di tutti, qualunque ne fosse la posizione sociale o ne fossero le idee, e qualunque fosse la matrice ideologica - di estrema sinistra, prevalentemente, o di estrema destra, come nel caso di Vittorio Occorsio - degli atti terroristici di cui rimasero vittime".

Il Presidente Napolitano ha quindi sottolineato che "se oggi poniamo l'accento sui servitori dello Stato, è per sottolineare come fu essenziale la loro lealtà alle istituzioni e come fu decisiva, contro il terrorismo, la battaglia sul fronte della giustizia penale. Quella battaglia fu vinta grazie al concorso e, nei casi estremi, al sacrificio di tutti i soggetti impegnati nelle attività investigative e nei percorsi processuali : magistrati - pubblici ministeri e giudici - uomini della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, come Ciriaco Di Roma, Antioco Deiana, Raffaele Cinotti - ricordati dinanzi a noi con tanta commozione e forza dai loro congiunti - ed egualmente avvocati fedeli al loro mandato e cittadini prescelti come giurati che non si lasciarono intimidire. Sul fronte della giustizia la battaglia fu vinta - ecco il come più importante - in nome e nel rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto, retaggio prezioso e irrinunciabile della lotta antifascista e della Resistenza".

Il Presidente Napolitano si è chiesto :"C'è forse bisogno di ritornare sulla gravità del pericolo estremo rappresentato dall'offensiva brigatista, giunta fino alla sfida inaudita della cattura, della strage della scorta e dell'uccisione di uno dei maggiori uomini di Stato e leader politici italiani? E colgo l'occasione per rivolgere "un riverente pensiero - stringendomi con affetto ai suoi famigliari - alla grande figura di Aldo Moro, brutalmente soppresso il 9 maggio di 33 anni orsono, sul cui dramma umano e sui cui tormentati pensieri nel buio della prigione viene ora gettata nuova luce grazie a ulteriori ricerche e approfondimenti. O c'è forse bisogno di richiamare - l'ha fatto comunque, e impeccabilmente, qui il Presidente Lupo - il modo in cui i dieci magistrati che oggi ricordiamo e onoriamo, nome per nome, 'esercitarono giurisdizione: con la consapevolezza e la serenità di chi ha di fronte non nemici o avversari da sconfiggere, ma cittadini imputati da giudicare'? Di qui la grande lezione, che ci fa parlare di una prova aspra e cruda superata dall'Italia unita, uscitane perciò rafforzata nella sua coscienza nazionale, nelle sue istituzioni repubblicane, e quindi nelle sue risorse morali, indispensabili per far fronte con successo alle nuove prove che ci attendono. La lezione è chiara e ha segnato un passaggio decisivo nella nostra storia nazionale : abbiamo dimostrato di essere una democrazia capace di difendersi senza perdersi, capace di reagire ad attacchi e minacce gravi senza snaturarsi".

Il Capo dello Stato ha ringraziato il CSM e il suo Vice Presidente per l'opera composta in segno di omaggio alla memoria di Vittorio Bachelet e di tutti i magistrati uccisi dal terrorismo e dalle mafie: "Si sfoglino quelle pagine, ci si soffermi su quei nomi, quei volti, quelle storie, per poter parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura, nella consapevolezza dell'onore che ad essa deve esser reso come premessa di ogni produttivo appello alla collaborazione necessaria per le riforme necessarie. E sia in noi tutti chiara e serena la certezza che le pagine di quest'opera, i profili e i fatti che presenta, le parole che raccoglie sono come pietre, restano più forti di qualsiasi dissennato manifesto venga affisso sui muri della Milano di Emilio Alessandrini e Guido Galli, e di qualsiasi polemica politica indiscriminata".

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