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(ASI) Nella sala del Consiglio del Palazzo della Provincia di Perugia su iniziativa dell’onorevole Giampiero Bocci, sono stati invitati l’onorevole Donatella Ferranti, Capogruppo Pd della Commissione di giustizia della Camera dei deputati, ex magistrato, e l’ex capo della procura di Perugia Nicola Miriano, per discutere su quello che sta accadendo per quanto riguarda la giustizia. Bocci ha voluto precisare che ci troviamo in una situazione quanto mai avvilente, in quanto i valori morali e gli interessi dei cittadini sono messi in secondo piano rispetto agli interessi personali del Premier. Non concepisce poi gli atteggiamenti arroganti dei Ministri La Russa e Alfano, che non vogliono avviare un dialogo per riportare il cammino legislativo intrapreso verso il buon senso. Per questo ha deciso di organizzare questo incontro per far capire ai cittadini, di parte e non, sui possibili risvolti di questa riforma della giustizia che porterebbe non pochi problemi all’amministrazione della giustizia.

L’onorevole Ferranti ha portato la sua esperienza di ex segretario generale del Csm, di magistrato e ora di deputato operante nella Commissione di giustizia. Ha risposto a chi contestava l’inerzia del Pd di fronte all’azione senza freni della maggioranza, che l’opposizione si trova spesso e volentieri spiazzata e aggirata dai vari escamotage utilizzati per far approvare le leggi. Ha dichiarato che spesso arrivano immensi progetti di legge, con titoli accattivanti e che sembrano contribuire all’interesse della collettività, mentre all’interno si nascondono sempre privilegi e espedienti per rafforzare gli interessi del Premier. Ella ha accusato Berlusconi, di non comportarsi come un normale cittadino e di non comprendere che le sue cariche non devono farlo sentire un dittatore, ma dovrebbero instillargli un maggior senso di responsabilità. Di fronte a questo quadro ha esortato il Pd a continuare la sua azione di sensibilizzazione, nonostante sia conscia delle grandi capacità comunicative e di convincimento della maggioranza, perché si possa un giorno arrivare al Governo. Sul processo breve ha dichiarato che è stato l’ennesimo colpo proibito del Pdl, che ha aggirato la Commissione per puntare a creare un sorta di far west giudiziario. Attribuire una responsabilità ai magistrati sarebbe una cosa da un certo punto di vista comprensibile, anche se ciò crerebbe gravissimi problemi agli stessi, che per evitare rischi derivanti soprattutto dai processi con personalità di spicco, darebbero delle sentenza di assoluzione per paura. Un magistrato deve essere indipendente e autonomo, come riconosce la Costituzione e garante dei diritti espressa in questa. Ha potuto rilevare che i magistrati non sono una casta segreta e dalle tinte rosse, ma sia nei magistrati di destra che in quelli di sinistra è radicato il senso di responsabilità e sacralità delle Istituzioni e scardinare un potere così importante per ridurlo a un semplice organo in scacco della maggioranza sarebbe a dir poco incredibile. Per riformare la giustizia bastano poche cose e tra queste si deve evidenziare il problema della mancanza di personale, sopperito in alcune provincie, come nel Lazio, con lavoratori a tempo determinato. Ma ora nel Lazio si prospetterà il problema del rinnovo, così si concepisce che la giustizia non può vivere nel precariato e se si vuole che funzioni bene la macchina deve esserci una collaborazione efficiente e responsabile, dove ognuno possa serenamente svolgere il proprio lavoro.

Nicola Miriano riprendendo l’intervento della Ferranti ha voluto precisare che i magistrati sono troppi e ha confrontato che in Inghilterra sono 1200. Tuttavia il lavoro in Italia è eccessivo e il tutto è stato complicato dalle ultime riforme. Il processo civile è un guazzabuglio senza fine e cause si chiudono dopo addirittura trent’anni. Bisognerebbe semplificare ed essere efficienti. Innanzitutto le sentenze non dovrebbero essere volumi, ma dovrebbero essere molto più concise e sintetiche, come si fa in Inghilterra e poi le valutazioni dei giudici non devono essere sempre lodevoli e nascondere l’inefficienza di qualche giudice che emette pochissime sentenze. Definisce il processo breve come l’ennesimo colpo di teatro e che per attuare la trasformazione del potere giudiziario a organo servono anni e non qualsiasi legge emessa in questo periodo storico-politico non può comportare una rivoluzione Copernicana.

A conclusione è intervenuto il professor Mauro Volpi, ordinario di diritto costituzionale dell’università di Perugia, che ha definito positiva la sua esperienza al Csm e però si è definito “frustrato”, perché capendo il sistema della giustizia, si rammarica che non si attuino quelle poche riforme che potrebbero migliorare moltissimo le cose. Ha elencato i punti fondamentali indicati dai precedenti relatori, evidenziando che sarebbe opportuno aumentare il personale e che sarebbe un’assurdità nonché un’anomalia europea che i magistrati fossero responsabili delle loro azioni. Per giunta la proposta avanzata dall’onorevole Pini, della Lega, è quanto mai di più assurdo sia venuto fuori a livello giuridico e lo stesso Pecorella, del Pdl (autore della riforma del 2003 nel processo penale) ha evidenziato non poche perplessità. Il cammino che si vuole intraprendere porterebbe solo un caos giudiziario senza precedenti. Non c’è bisogno di snaturare le cose, ma di perfezionarle, come ad esempio sarebbe opportuno ridisegnare la geografia delle circoscrizioni giudiziarie che sono rimaste quelle del 1889, ha aggiunto però che qualcosa sta cambiando e lo prova il fatto che al Csm abbia visto le prime valutazioni negative sull’operato di alcuni magistrati. Ha sottolineato l’importanza del Csm, ma ha aggiunto che non bisognerebbe cambiare tutti i componenti contemporaneamente, perché così facendo ogni nuovo insediamento deve iniziare da capo.

L’incontro ha portato molti caldi argomenti ed è stata sicuramente un’importante iniziativa, che ha permesso a molti dei cittadini presenti, non giuristi di capire parzialmente quello che sta accadendo e che occorrerebbe fare per risolvere uno dei nodi cruciali, quanto fondamentale, del nostro paese.

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