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Politica Nazionale

M5S. Alla Camera va in scena la finta abolizione delle Province

Di Redazione ASI 3 Aprile 2014 – 23:00 3 min di lettura
(ASI) Disapprovata dalla Corte dei conti che ne ha fatto emergere i lati oscuri, la legge approvata oggi alla Camera aumenterebbe di 26.000 unità i consiglieri comunali e di 5.000 gli assessori. “La prima illusione della propaganda renziana è che questa legge non elimina affatto le province. Tutte le 110 province italiane, infatti, rimarranno in vita, cambieranno solamente nome alcune di queste che assumeranno le vesti di città metropolitane”. Lo dichiarano i deputati umbri Filippo Gallinella e Tiziana Ciprini (M5S), a margine della votazione del Ddl Province oggi alla Camera dei Deputati. “Dal testo della legge emerge chiaramente che le province si estinguono solo laddove si prevede il subentro delle città metropolitane che ne prenderanno tutte le funzioni, aggiungendone poche altre”. Ma è la stessa scelta dei criteri alla base dell’istituzione delle nove città metropolitane ad essere contestate dai deputati M5S. “Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria – continuano i deputati pentastellati – non hanno alcun riferimento alla struttura urbana, come dimostra il caso del capoluogo calabrese ma rispondono a criteri prettamente politici”. Queste nove si andranno ad aggiungere, poi, a Roma Capitale ed alle cinque città metropolitane già istituite dalle regioni autonome (Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste). “Uno dei tanti problemi è che regna grande confusione su quali saranno le competenze dei nuovi enti locali con un forte rischio di creare sovrapposizioni o conflitti di competenze, come anche quello di dare nuove funzioni senza risorse adeguate”. A cambiare, per i 5 Stelle,sarà solo la leadership, in quanto il Sindaco metropolitano coinciderà con quello del capoluogo, con una evidente espropriazione della rappresentatività elettorale per i cittadini della provincia. Il Presidente della Provincia, invece, sarà eletto dagli e tra gli amministratori dei comuni della stessa provincia, con una elezione di secondo livello. “A nostro parere – continuano Gallinella e Ciprini –  si infrange quel principio etico per ilquale combattiamo, ovvero il divieto di cumulo di cariche pubbliche, perchè i sindaci dei comuni fino ai 15.000 abitanti potranno, infatti, candidarsi al Parlamento Europeo ed al Parlamento nazionale e la domanda ci viene spontanea: come faranno a fare un buon lavoro?. La vulgata diffusa da Renzi su questo presunto provvedimento ‘svuota province’ è che sarebbe stato una fonte inesauribile di risparmi, peccato però che non venga quantificato neppure un centesimo di risparmio. I costi di gestione, infatti, rimangono peraltro i medesimi e sempre altissimi e si dovrebbe risparmiare solo in funzione del finanziamento degli organi istituzionali (le indennità di presidente,assessori, consiglieri ed i vari rimborsi connessi alla loro attività) che vengono aboliti, assieme alle spese delle relative consultazioni elettorali. In realtà, l’unica rilevazione realmente ufficiale è quella della Corte dei Conti(inspiegabilmente ignorata dal Sottosegretario Delrio), secondo la quale i risparmi sono molto dubbi, mentre certi sono, anche se non quantificati, i costi di un simile stravolgimento. 
 Ilrisparmio sugli organi di governo, peraltro, sarebbe di soli 35 milioni: a tanto, infatti, ammonterebbe l’onere per consiglieri, assessori e presidenti provinciali, per effetto delle riforme dell’estate del 2011, che avevano previsto la drastica riduzione del numero degli amministratori provinciali. La vera chicca, però – concludono i deputati umbri 5stelle – è che questa legge aumenta il numero dei consiglieri comunali (fino a 26.000 in più) e degli assessori (fino a 5.000 in più). Il Governo si è impegnato a rendere questa operazione a costo zero, ma come si possono aumentare le cariche senza aumentare le spese? Vedremo con quale altra favoletta ci risponderà il premier Renzi”.
Redazione Agenzia Stampa Italia
Nota della Redazione

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