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(ASI) «Il passaggio politico che stiamo attraversando resta dentro una logica di necessità. Il voto di fiducia in Senato testimonia questa condizione. Il rapporto di fiducia non è un passaggio formale ma è il momento attraverso il quale si ricompone il rapporto tra il luogo della sovranità popolare e chi viene delegato a fare le riforme. E’ difficile scorgere elementi di novità nel programma che ha presentato. Non lo dico per esprimere un limite, ma per registrare un fatto. Lei si propone certo con un di più di voglia di cambiamento e di velocità, ma il rischio è di esprimere un giudizio implicito verso il governo che l’ha preceduta e di sottovalutare le difficoltà del presente».
Lo ha dichiarato Giuseppe De Mita, vice presidente vicario del gruppo “Per l’Italia” nel suo intervento alla Camera nella discussione generale sulla fiducia al governo Renzi.

Per De Mita le criticità nel programma presentato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi vanno individuate nella proposta di legge elettorale, nella riorganizzazione istituzionale con la mancata previsione del ministero per la Coesione Territoriale e, infine, nella indefinitezza delle questioni economiche.

«Il Governo di larghe intese – ha continuato De Mita - nasceva transitoriamente sulla necessità di fare le riforme. Ad un certo punto una forza politica si è sottratta per ragioni non politiche. Il Pd doveva sostenere questo percorso di evoluzione del sistema politico. Il Partito Democratico oggi, invece, si pone in una posizione molto ambiziosa ma anche molto rischiosa, quella di pretendere una centralità coatta con maggioranze variabili. Se questo disegno dovesse riuscire avremmo sì una forma di equilibrio politico, ma di sicuro molto stravagante».

«Pur con tutte le condizioni di necessità che accompagnano questo Governo – ha così concluso l’onorevole Giuseppe De Mita - noi ci siamo. Questo è un governo di coalizione per fare le riforme. Se poi questa maggioranza si amplia o si riduce, lo vedremo in Parlamento, ma diciamo no a schemi di convenienza. Il tema vero che abbiamo di fronte non è ridurre la minima forza di ricatto dei piccoli partiti, ma quello di affrontare l’indifferenza e la rabbia delle persone nei confronti della politica».

Redazione Agenzia Stampa Italia

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