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(ASI) La riforma del Senato proposta dal segretario PD è un misto tra la demagogia di un presunto “rottamatore” e la deformazione professionale di un Sindaco in carica. È sicuramente giusto eliminare il bicameralismo perfetto e trasformare la Camera Alta nel luogo delle autonomie, con competenze specifiche e a costi ridotti. Ma la proposta di Renzi, che non perde occasione nel criminalizzare i Consiglieri regionali, è eccessivamente sindaco-centrica. È vero che i Sindaci sono “frontiera del territorio”, ma non si comprende come possano svolgere il doppio incarico proficuamente visto le estese competenze che hanno. Inoltre Renzi propone che diventino Sindaci i 108 Primi Cittadini delle città capoluogo di Provincia, dimenticando che a breve le Province potrebbero non esistere più.

Sul modello dell’elezione dei “grandi elettori” del Presidente della Repubblica, le Assemblee legislative regionali potrebbero invece delegare tre Consiglieri - di cui uno di opposizione - con un incarico di due anni e mezzo e con l’incompatibilità con qualsiasi altro incarico istituzionale o di governo nell’Istituzione regionale per meglio dedicarsi al ruolo di Membro della Camera Alta, con evidentemente l’obbligo di riferire semestralmente all’Assemblea Legislativa. Il Senato potrebbe quindi essere composto anche dai Sindaci dei Capoluoghi di Regione e dai Governatori, assorbendo le funzioni della Conferenza Stato-Regioni, senza ovviamente costi aggiuntivi.

Quello presentato sembra un modello più equilibrato anche dal punto di vista politico, considerando che i Municipi italiani hanno una tradizione diffusa di Centrosinistra ed il Senato di proposta renziana sarebbe scontatamente di maggioranza predeterminata.

Infine gradiremmo che il Sindaco Renzi si dedicasse ai problemi di trasparenza legati al suo ruolo di Sindaco e alle raccolta-fondi dei suoi sostenitori, oltre che andare a scavare nei meandri dei privilegi parlamentari.

È insopportabile la sua polemica continua contro i Consiglieri regionali che, ricordiamolo, sono eletti - e non “nominati” - con la sola eccezione proprio della Toscana, dove vige un Porcellum in salsa regionale per l’ennesimo accordo-vergogna tra il suo partito e l’onorevole Verdini.

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