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(ASI) Lettere in Redazione. Tre giorni prima di Natale il Governo Letta ci ha fatto un "regalo": ha approvato alla Camera il ddl Delrio che prevede una riforma dell'assetto delle Province. Si, immagino i commenti: uno stuolo di "Ah finalmente!" / "Ce l'hanno fatta!" / "Evviva!" / "Era l'ora"... Eppure mi duole comunicare agli spiriti più entusiasti che si tratta di un regalo tra virgolette visto che non consisterà nè in una soppressione nè in un riordino dell'attuale assetto delle Province, con ingenti dubbi anche sul capitolo "costi risparmiati". Ecco qualora il ddl Delrio dovesse passare anche in Senato, dopo l'approvazione alla Camera, metterebbe capo semplicemente ad uno "svuotamento" di competenze (non a quella tanto chiacchierata "eliminazione" alla quale gli italiani si sono affascinati) visto che per l'eventuale soppressione sarebbe necessaria una modifica della Costituzione che solo a pensarci tremano partiti&palazzi

In 10 casi alle attuali Province subentreranno città metropolitane ipertrofiche che ne acquisiranno le funzioni, negli altri casi la suddivisione di funzioni verrà affidata ad un accordo Stato-Regioni che, per la lentezza con cui si dipanano le matasse politiche, porta su di sè già alla nascita una data di scadenza a lungo termine. Ciò che cambierà però sono:

la leadership, perchè il sindaco della città metropolitana finirà per coincidere con il presidente della Provincia con conseguente soppressione di sovranità popolare e di rappresentatività dell'ente che in non pochi casi verrebbe "ribaltato" nella sua composizione politica;

i costi, perché ciò che verrà abolito sarà il consiglio, non lo stuolo di dipendenti e funzionari in servizio presso la provincia (o il capitolo "consulenze" piuttosto che quello dei "costi di funzionamento della macchina burocratica"), ovvero - agli atti - il capitolo più consistente di spesa.

Desolante vedere le tante promesse infarcite di demagogia, vanificate da una riforma che da un lato non assolve agli intenti di riduzione dei costi e dall'altro si limita ad espropriare sovranità popolare in nome di uno "svuotamento" farlocco. Roba da rivolta insomma, che rischia di aumentare la vischiosità della ripartizione di funzioni tra enti. Una roba da rivolta che si accenderà tra qualche anno, qualora la riforma dovesse passare in Senato e qualora qualche attento osservatore del meccanismo politico se ne dovesse accorgere e dovesse, tra un po', metterla in discussione. Si, perché in Italia lo si sa: siamo un popolo "a scoppio ritardato".

Certo magari il desiderio di dare credibilità ad un governo che vegeta sotto ricatto ha indotto la "corsa alla sburocratizzazione" ma quella che emerge ad una attenta lettura sembra sempre di più prendere le sembianze di una riforma caotica e inutile, che può dar vita ad altre sovrastrutture senza assolvere i desiderata soggiacenti alla sua messa in opera. Le funzioni fondamentali tutt'ora spettanti alle Province (viabilità, ambiente, scuola, edilizia) resteranno alle Province, le altre (dette "non fondamentali") dovranno essere di nuovo assegnate ai Comuni oppure ad enti terzi appositamente creati. Con una tale prospettiva capirete che è ragionevole pensare a nuovi "parcheggi" per politici trombati e/o agli onnipresenti "amici-di-tizio&caio" e non è dato sapere in cosa consiste nei fatti il rispetto del criterio di "semplificazione" o - se preferite - di "sburocratizzazione" che dir si voglia. Il Ministro Delrio parla di "160 milioni" di risparmio, la Corte dei Conti di "35 milioni" che sono i costi dei consigli quantificati in base agli stipendi della giunta, unico organo che verrebbe meno.

Chi ha ragione tra i due? Anche questo non è dato sapere ed agli atti rimarrà una riforma senza testa, "ammezzata" come si dice dalle mie parti. Urge dunque una riflessione: non vi siete chiesti come mai si parli sempre di abolire o accorpare quei livelli "deboli" che poco incidono sul bilancio del Paese come i Comuni o le Province? Non vi sembra strano che seppur tutte le forze politiche - salvo rare eccezioni condividano la necessità di una riduzione dei costi dell'apparato politico e mettano in campo ricette che però non vadano mai a colpire al cuore i centri nevralgici dello spreco? Eppure è chiaro a tutti che se si volessero veramente ridurre i costi della Politica bisognerebbe andare a Roma o nelle Regioni; queste ultime vere e proprie miniere di spreco, monumenti alla corruttela ed al clientelismo poiché dotati di potere legislativo e dunque abilitati a "far con una legge, centro promesse".

E se invece procedessimo nel senso di una vera semplificazione e dell'unica reale riduzione di costi possibile? Aboliamo le Regioni e se non possiamo abolirle trasformiamole in organi investiti della sola funzione di coordinamento e raccordo delle politiche locali; riordiniamo le Province accorpando ove ci sono le premesse ambientali per farlo e portiamo la politica al livello locale, laddove i cittadini ne sentono il bisogno con una attribuzione di funzioni che non sia pari ad un aumento di stipendi anzi tagliando drasticamente i costi. Immaginate il risparmio del levar dal mezzo le cifre a 4 zeri dei vari consiglieri/assessori regionali o la marea di assistenti e portaborse che ne costituiscono di diritto il seguito? Io scommetto che trovereste a stendo un partito d'accordo, chissà come mai... C.A.B.B.

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