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(ASI)Roma - «Con lo stop al finanziamento pubblico dei partiti approvato ieri alla Camera abbiamo dato un primo e importante segnale di cambiamento nella direzione invocata dai cittadini. Ma la riforma del sistema partitico non può risolversi con una semplice "chiusura dei rubinetti pubblici", perché credo fortemente che in una democrazia sana non ci possano essere ostacoli di ordine economico per chi vuole fare politica.», così l'On. Liliana Ventricelli (PD).

«Non ho mai nascosto le mie perplessità sull'abolizione del finanziamento pubblico, ritengo che un paese democratico debba essere in grado di fornire a tutti gli strumenti per esercitare l'attività politica; ritengo però che in momento come questo, in cui a seguito di scandali la politica ha perso la sua credibilità, fosse necessario dare un segnale al paese mantenendo forte l'idea del ruolo dei partiti nella nostra società.»

«Ben venga quindi la possibilità per i cittadini di contribuire direttamente al finanziamento, tramite il sistema delle donazioni volontarie e del due-per-mille. É bene però sottolineare che con questa legge non si è in alcun modo depenalizzato il reato di finanziamento illecito ai partiti, e mi auguro che nel successivo passaggio al Senato a nessuno venga in mente di tentare colpi di mano.»

«L'abolizione del finanziamento pubblico sarà progressivo e partirà con un taglio del 40% nel prossimo anno, per giungere alla cessazione completa nel 2017. Il tetto applicato alle donazioni dei privati (300mila euro) e alle donazioni da parte di soggetti giuridici (200mila euro), unito alla revisione delle detrazioni fiscali, è un limite necessario a scongiurare vere e proprie ipoteche sulle formazioni politiche da parte di soggetti economicamente forti. D'altro canto l'accesso alle donazioni sarà consentito ai soli partiti politici che rispetteranno i requisiti di trasparenza e democraticità fissati per legge. Questo è a mio avviso un passaggio fondamentale di questa riforma: per la prima volta si cerca di dare seguito a quanto sancito dall'art. 49 della Costituzione, laddove si fa riferimento al diritto dei cittadini di "associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale"», conclude la giovane deputata pugliese.

 

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