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(ASI) Nonostante gli interventi alla Camera, sembra un'opposizione sfoltita e sparigliata quella che andrà a contrastare il nascente esecutivo a larghe intese guidato da Enrico Letta. L'impasse governativa e la trovata intesa tra Pd, Pdl e Scelta Civica, infatti, modificano radicalmente i nuovi equilibri in Parlamento.

 

 

Passa la fiducia alla Camera per nuovo governo. Nonostante l'antitesi e la contraddizione di alcuni nomi posti alla guida dei Dicasteri, la nuova formazione governativa passa con una solida maggioranza. In Aula, durante il penultimo impegno per l'ufficializzazione del nuovo governo, sono stati 453 i voti favorevoli a confronto dei 153 contrari. Ed è proprio sui voti di sfiducia che si delineano dunque le parti politiche che andranno a contrastare l'operato di un governo nato dietro tante difficoltà e troppi compromessi.

Come già annunciato, è il Movimento 5 stelle il protagonista assoluto nel ruolo di 'antagonista' schierato senza vie di mezzo contro la squadra messa in campo da Letta. Gli altri voti sfavorevoli sono arrivati invece da Fratelli d'Italia e Sinistra Ecologica Libertà che valuteranno di volta in volta le decisioni del nuovo esecutivo. Astenuta la Lega Nord che, con 17 schede bianche, non si è pronunciata a riguardo.

 

Meloni (Fratelli D'Italia): Sono profonde le ragioni che non ci consentono di aderire a questo percorso.

Il rimpasto governativo non sembra ispirare fiducia al partito di centrodestra Fratelli D'Italia. Una posizione, questa, confermata dall'intervento alla Camera della stessa fondatrice del gruppo, Giorgia Meloni. "Non crediamo- dichiara la deputata- nell’utopia di un governo a larghe intese in una Nazione nella quale i partiti politici non riescono neanche ad affrontare serenamente un dibattito televisivo, nella quale la criminalizzazione dell’avversario è e resta un elemento dominante, nella quale non si è mai riusciti a far convergere i poli neanche sui principi fondanti la nostra comunità nazionale, le ragioni stesse che ci tengono insieme. Il nostro, vedete- continua la Meloni- non è un pregiudizio, il nostro è un post giudizio, perché l’abbiamo già bevuta la favola del governo delle larghe intese, si chiamava governo Monti ed era sostenuto dalla stessa identica maggioranza che oggi sostiene il governo Letta. Ci sono molti elementi di continuità con l’esperienza di Monti, penso alla scelta di voler mantenere in alcuni dicasteri chiave come l’economia e il lavoro alcuni tecnici, a dimostrazione che la politica non vuole affrontare insieme e in maniera definitiva alcuni nodi che sono tra i più complessi quando si mettono insieme maggioranze così variegate. E non dirò che cosa penso della scelta di mantenere alla guida del ministero dell’Economia un esponente del mondo delle banche per non essere tacciata di populismo- tuona la guida dei fratelli d'Italia- esattamente come farò finta di non notare che ormai in Italia per ricoprire determinati incarichi pare si debba per forza partecipare alle riunioni di Bildeberg, al limite dateci il numero di telefono che possiamo chiamare per essere invitati anche noi così magari un giorno avremo qualche possibilità".

 

M5s all'attacco. Coletti: E' il governo delle trattative Stato-Mafia

Durissimi e non privi di polemiche gli interventi in Aula dei deputati M5s: degno di nota è il discorso effettuato dal giovane deputato Andrea Colleti che, portando alla luce alcuni aspetti oscuri del nuovo esecutivo dichiara: "Faremo una opposizione durissima, senza sconti. D’altra parte qui dentro abbiamo dimostrato di essere l’unica vera opposizione. Questo Governo odora di democristianità. Odora di intrecci di comitati d’affari quali CL e Compagnia delle Opere. Visto il Ministro dell’Interno che ha scelto, o che è stato obbligato a scegliere, possiamo ben dire che questo sembra il Governo della trattativa Stato-Mafia. Del bavaglio alla magistratura ed alle opposizioni politiche. Questo, siamo sicuri, sarà il Governo del salvacondotto giudiziario a Silvio Berlusconi. Presidente Letta- aggiunge- la sua Fondazione Vedrò riceve finanziamenti da aziende praticamente pubbliche come Eni ed Enel. Da ex monopolisti pubblici come Autostrade per l’Italia ed altri ancora. Ed allora, quando dovrà prendere decisioni difficili, a chi risponderà? Ai cittadini oppure alle grandi aziende che generosamente la finanziano?".

 

Redazione Agenzia Stampa Italia

 

 

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