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(ASI) Irresponsabili. Ecco quello che sono i nuovi parlamentari e ancora di più lo sono i leader di tutti i partiti politici. Sono irresponsabili perché non si rendono ancora conto, nonostante le grida di allarme, a volte di autentica disperazione, lanciate in questi giorni un po’ da tutti, che siamo sul precipizio e stiamo precipitando in un burrone.   Niente da fare, continuano imperterriti a pensare agli interessi personali, alle proprie ambizioni, che prevalgono, ancora una volta, come prima peggio di prima, sugli interessi del Paese e di tutti i cittadini. Bisognerebbe andare in massa, sotto i palazzi romani, e mandarli tutti a casa, a calci nel sedere. Cominciando dal perdente per antonomasia, Pierluigi Bersani, segretario del Pd, sconfitto alle elezioni, che ha voluto a tutti i costi l’incarico per formare il nuovo governo, puntando solo ed esclusivamente sull’appoggio del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che aveva già detto, un’infinità di volte, che non voleva assolutamente fare il governo con Bersani. D’altronde come si poteva pretendere un’intesa ed una collaborazione con un vecchio comunista quando tutti quelli che hanno votato Grillo ed il suo Movimento lo hanno fatto soprattutto per mandare a casa, la vecchia, vecchissima nomenclatura di cui Bersani rappresenta il più autorevole ed imbarazzante rappresentante? E così si è perso più di un mese, mentre l’economia è in affanno, le Borse precipitano, la disperazione assale le famiglie che non sanno più come far fronte ad una pressione fiscale insostenibile e alla disperazione di tanti disoccupati giovani e meno giovani. L’unico su cui possiamo ancora contare, per fortuna, è il presidente Giorgio Napolitano che sta cercando in tutti i modi (arrampicandosi anche sugli specchi) di trovare punti di incontro tra le fazioni in lotta fratricide. Ora, come abbiamo appreso in queste ultime ore, sta provando con due gruppi di lavoro, cosiddetti “saggi” di trovare punti che possano in qualche modo far confluire consensi tra le varie tribù per arrivare ad uno straccio di accordo per formare un governo decente.

Dopo Bersani - lo dico subito - non mi è piaciuto Grillo, perché avrebbe dovuto fare (e potrebbe ancora fare) nella straordinaria posizione di forza in cui si trova, una proposta alternativa, proponendo un presidente del consiglio gradito al Pd, diverso, ovviamente, dal segretario, ormai bruciato ed impresentabile, e puntare, per esempio, su Matteo Renzi, o un esponente della cultura di centro sinistra come - faccio un altro esempio - il bravissimo filosofo Massimo Cacciari, o qualsiasi altro personaggio autorevole e qualificato, e fare insieme il governo. Poteva anche scegliere i ministeri più importanti e decidere poi l’approvazione immediata delle leggi per realizzare il programma che ha presentato in campagna elettorale. Che senso ha dire: voteremo solo le leggi che ci convincono? Ma cosa crede Grillo che se il Pd dovesse in qualche modo trovare l’accordo con Silvio Berlusconi ed il suo Pdl, in aula presenterebbero le leggi che vuole il Movimento 5 Stelle? Va bene che è un neofita della politica, ma credo che non sia così ingenuo da pensare queste cose. Non ha già visto quello che ha fatto il presidente della Camera sul taglio degli stipendi?  Tagli s’intende (si sperava) significativi, tenendo conto (non è demagogia, è rendersi conto della reale situazione in cui ci troviamo)  che sono state bloccate, da più di un anno, le pensioni da fame di 1000 euro il mese; ebbene la presidente ha fatto sapere che da 17.700 euro i compensi sono stati ridotti del 30% vale a dire portati a 12.500 euro, invece sarebbe opportuno tagliare ancora almeno un altro 50% per portarli a più di 6.000 euro, sufficienti per scialare, ammesso (ma non ci credo) che sia solo questo l’unico compenso. E’ la dimostrazione che se non si è in maggioranza si conta poco o nulla. Se pensa di poterli condizionare solo con il blog vuol dire che Grillo non ha ancora capito con chi ha a che fare. E sarebbe una sconfitta ed una delusione per tutti quelli che hanno votato per il Movimento 5 Stelle. Ma anche, e soprattutto, per il Paese.

 

Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

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