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(ASI) Con l’Italia che entra in un mese elettorale cruciale, Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico è al momento il favorito per la carica di primo ministro. Quella che segue è una trascrizione della sua intervista rilasciata giovedì scorso ad Antonhy Faiola del Washington Post.

D. Durante l’inizio della campagna elettorale ci son stati attacchi di ogni genere tra l’attuale Primo ministro Mario Monti ed il suo predecessore Silvio Berlusconi. Lei apparentemente è rimasto ad osservare lo scontro tra i due dai bordi del campo. Cosa ne pensa?

 

R. Berlusconi è stato responsabile della prematura caduta del governo Monti. A Monti questo non è piaciuto per niente. Noi abbiamo mantenuto la promessa di sostenere Monti fino alla fine. Ecco perché adesso restiamo alla finestra a guardare.

 

D. Monti ha portato a termine una serie di difficili riforme che sono state giudicate capaci di scongiurare il collasso finanziario dell’Italia. Se vincerà le elezioni, quali delle riforme di Monti intende cambiare?

 

R. Più che cambiare le riforme, io vorrei applicarle facendo qualche aggiustamento. Perché va anche detto che quelle riforme  sono state condizionate e limitate da un Parlamento in cui la maggioranza era ancora nelle mani di Berlusconi.

 

D. Solo qualche lieve modifica?

 

R. Si, in modo che siano più forti e chiare.

 

D. Può essere più preciso, farci qualche esempio?

 

R. Una legge contro la corruzione. Una legge che detti regole chiare per disciplinare la vita e l’attività dei partiti politici, cosa prevista dalla nostra Costituzione ma mai attuata. Leggi per riconoscere i diritti civili, come il diritto dei lavoratori a partecipare alla stesura dei contratti aziendali. Le unioni civili per le coppie gay. Diritti di cittadinanza per gli immigrati. La legalità, la moralità ed i diritti civili sono le nostre priorità.

 

D. La CGIL, il principale sindacato italiano, chiede cambiamenti della riforma fatta da Monti sulle pensioni. Lei è d’accordo, visto che nella CGIL si trovano i maggiori sostenitori della sua elezione?

 

R. E’ una richiesta non solo del sindacato ma anche del nostro partito, che lo ha chiaramente detto nel dibattito parlamentare. Lo stesso ministro Elsa Fornero, che ha fatto la riforma, ha ammesso che la stessa ha dei difetti che hanno creato problemi sociali e questa cosa deve essere risolta perché rischia di lasciare molti cittadini senza lavoro e senza pensione.

 

D. Come concilia le riforme ispirate al libero mercato da lei promosse quando era al governo negli anni novanta e duemila con la tradizione di sinistra da cui proviene? I mercati stranieri dovrebbero essere spaventati dal ritorno della sinistra al potere?

 

R. I mercati non hanno nulla da temere, purché accettino le fine dei monopoli e delle posizioni dominanti.  Capisco che possa sembrare bizzarro vedere la sinistra italiana che apre ai mercati, "ma questo deriva dal fatto che in Italia la destra non ha una tradizione liberista, ma tende a essere statalista ed è più influenzata dalle lobby professionali".

 

D. I Paesi europei, guidati dalla Germania, hanno siglato accordi europei che fissano regole rigide per il deficit e il debito pubblico. Rispetterete quelle regole?

 

R. Siamo noi  che abbiamo portato l'Italia nell'euro. E' Berlusconi che l'ha portata a deragliare. Siamo il partito più europeista nel nostro Paese. Non un partito socialista, ma un partito democratico. Noi lavoreremo per migliorare gli accordi che non sembrano sufficienti a garantire lo sviluppo, ma non li tradiremo mai.

 

D. La dichiarazione di intenti con cui lei ha siglato la coalizione con Nichi Vendola, governatore della Puglia e rappresentante dell’ala sinistra dello schieramento, afferma che le misure di austerità devono essere respinte se diventano un dogma che non permette di ridurre la disoccupazione o l'ingiustizia sociale. Cosa significa?

 

R. L’austerità deve essere stabilizzata accompagnandola con politiche di crescita e sviluppo. Confermeremo l'austerità, ma accompagnandola con intelligenti politiche per la crescita. E' una questione che le forze progressiste europee stanno discutendo. Lo stesso Obama chiede agli europei di affrontare il tema".

 

D. Se fosse necessario, farebbe un accordo con Monti dopo le lezioni per fare un governo stabile?  Cosa offrirebbe in cambio, la presidenza?

 

R. Noi siamo pronti a collaborare. Non per uno scambio di favori, ma per stringere un patto per le riforme e la ricostruzione del Paese.

 

D. Se sarà eletto, che politica farà per l’Afghanistan?

 

R. La nostra politica è essere leali verso gli alleati senza però tacere e siamo interessati a discutere con i nostri alleati, a rivedere gradualmente la nostra presenza in Afghanistan, come sta facendo Obama. Vogliamo l’Europa e l’Italia più presenti sul Mediterraneo e capaci di discutere lealmente di questo con gli Stati Uniti, perché crediamo che l’Europa e l’Italia dovrebbero incoraggiare un’evoluzione positiva della “primavera araba” e delle sue ricadute democratiche.

 

D. Appoggerebbe un intervento in Siria?

 

R. Noi pensiamo che soprattutto la Russia dovrebbe aggiungere la sua voce per spingere maggiormente in direzione di una soluzione comune per la pace, per fermare il massacro tramite un patto diplomatico. Non crediamo nell’utilità in un intervento armato su un terreno  e in contesto così delicato.

Traduzione di Daniele Orlandi

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