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Politica Nazionale

Il Pungitopo. Riassetti Istituzionali, Quanti architetti per ridisegnare l’Umbria...

Di Daniele Orlandi 31 Agosto 2012 – 23:00 2 min di lettura

(ASI) Qualcuno dalle parti di Terni ha raccolto 2.500 firme per trasferire la già condannata Provincia nel Lazio, unirla alla Tuscia e raggiungere così i limiti di superficie, abitanti e numero di Municipi che il governo Monti ha imposto per la sopravvivenza dei moribondi enti provinciali.

 

Appena più in là, nel reatino -altro territorio che vede tagliata la propria Provincia- altri avevano invece pensato di riaccorparsi con Terni e l’Umbria, rimarginando finalmente il vulnus amministrativo inferto nel 1927 dal governo fascista.

In Umbria, la Regione ha affidato responsabilità e proposte alle Autonomie locali, sperando che queste partoriscano ipotesi condivise di nuovi assetti territoriali-amministrativi. Spoleto, Foligno e Valnerina, spinte a staccarsi da Perugia per passare con Terni, recalcitrano e, tanto per prevenire proposte stringenti partorite da altri, fanno in poche settimane quello che non era riuscito in decenni. La mega Unione comunale tra loro è, di fatto, una specie di terza Provincia per funzioni e peso in Umbria e preclude pesantemente ogni possibilità di andare con Terni.

Todi, Marsciano, il Trasimeno confinante con l’orvietano e la Toscana, avevano già detto “no grazie” a Terni, anche con Comitati popolari nati ad hoc per pungolare politici ritenuti tanto attenti agli equilibri dei Palazzi quanto distratti verso la volontà dei cittadini e la storia dei loro territori.

Il consigliere regionale della Lega Cirignoni, altotiberino, propugna il passaggio di Città di Castello con la provincia di Arezzo, adducendo motivi di affinità economica. Dalla vicina Toscana, il presidente dell’ARCI aretina dichiara, però, che Arezzo, territorio economicamente tra i più dinamici della Toscana, non può entrare nella mega-provincia della Toscana del Sud prefigurata dal Presidente della Regione, dove sarebbe, insieme a Grosseto, “sotto” la storica rivale Siena.

Tanti architetti, altrettanti stili per riprogettare l’Umbria. Peccato, però, che il quadro non sia frutto di meditate e responsabili scelte di Governo (qui la maiuscola è d’obbligo) ma solo dell’affannosa rincorsa a salvare il salvabile di un edificio istituzionale-amministrativo già da tempo bisognoso di corposi e radicali ristrutturazioni. Con tutto quello che c’è dentro tra ripostigli, vani, retrobotteghe e altri spazi che costano molto e non servono a nulla, se non a dare giustificazione formale e dignità istituzionale a incarichi pleonastici e duplicati di funzioni.

Immaginiamo che i cittadini gradirebbero sapere dai tanti e fervidi iscritti all’improvvisato Premio “Ridisegniamo l’Umbria”, perché non si sono esercitati per tempo e ben pe(n)sando le cose, invece che lasciare che la struttura si degradasse fino all’inabitabilità e al drastico intervento di messa in sicurezza del “genio” guastatori governativo.

Nota della Redazione

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