×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 113

(ASI) A tredici anni dall'aggressione Nato nei Balcani, la "questione Kosovo" resta un nodo irrisolto della comunità internazionale. L'attualità dei fatti dimostra che la creazione di questo Stato non corrisponde propriamente ad una soluzione di problemi con cui le minoranze serbe, ancora oggi, sono costrette a confrontarsi: odio e vessazioni. 


Negli ultimi giorni ha suscitato polemiche una decisione delle autorità kosovare di vietare la circolazione ad automobili che abbiano targhe serbe, emesse dalle autorità di Belgrado per il territorio del Kosovo. Circa trecento serbi del Kosovo hanno inscenato una manifestazione di protesta, a bordo delle proprie auto, contro quella che definiscono una decisione iniqua di Pristina e votata alla cancellazione della loro identità. "Noi vogliamo che Eulex e Kfor siano nostri partner, ma non possiamo accettare che la comunità serba venga relegata in un ghetto", ha detto Radenko Nedeljkovic, capo dell'assemblea municipale del settore nord di Kosovska Mitrovica, abitato dai serbi. L'insofferenza di quei circa 110.000 serbi del Kosovo (il 5% della popolazione) verso le autorità di Pristina è un dato lampante, che dimostra l'inefficacia del "percorso di democratizzazione" imposto dagli atlantici ai popoli dei Balcani. Recentemente, un referendum consultivo organizzato in quattro municipalità del nord del Kosovo ha prodotto un risultato inequivocabile, ovvero che il 99,74% dei serbi risponde "no" alla seguente domanda: “accetti le istituzioni della cosiddetta Repubblica del Kosovo?”. L'alta affluenza e l'indirizzo "bulgaro" di questo referendum dimostrano che la determinazione dei serbi a difendere i propri diritti in Kosovo non si è affatto assopita, sensazione che si percepisce ugualmente nel verificare come centinaia di serbi siano disposti a scendere in strada pur di tutelare una targa automobilistica.

Se la mobilitazione è così massiccia quando c'è da perorare la causa di un pur simbolico pezzo di latta da affiggere su un'automobile, figurarsi quali concitazioni possano creare i colpi inferti al cuore religioso dell'indentità serba. E' di questi giorni l'urlo disperato di Teodosije Sibalic, vescovo ortodosso di Raska e Prizren: "Non lasciateci soli". Il suo appello è rivolto alla missione Kfor (Kosovo Force, missione della Nato), considerata l'unico deterrente nei confronti di quegli albanesi intolleranti che continuano ad assaltare monasteri, a devastare luoghi sacri al cristianesimo in tutto il Kosovo, finanche a profanare cimiteri. I numeri sono impietosi: dall'inizio della guerra, sono state devastate circa 150 chiese, e solo per un'infima percentuale di queste sono iniziati i lavori di ristrutturazione. Non soltanto i siti, anche i religiosi in carne e ossa sono l'obiettivo della ferocia di alcuni albanesi. A maggio, un monaco della chiesa dei santi Cosma e Damiano, situata vicino alla città di Orahovac, è stato assalito con lanci di pietre e picchiato da un gruppo di giovani albanesi. Il vescovo Sibalic spiega che in seguito alla riduzione dei contingenti inviati in Kosovo dopo la fine della guerra per garantirne la stabilità, "gli unici monasteri protetti sono rimasti quelli di Decani e di Pec". Nel monastero di Decani, un gioiello artistico costruito nel XIV secolo, vivono attualmente 25 monaci, i quali hanno l'enorme responsabilità di conservare dalle possibili aggressioni albanesi una reliquia dell'identità serba, si tratta di un candelabro forgiato con le armi dei cavalieri serbi sconfitti nella battaglia di Kosovo Polije (combattuta contro gli ottomani del 1389).

E' proprio sul ricordo di quella battaglia che il popolo serbo ha edificato la propria epica, un'eredità solenne che desta i loro spiriti malgrado una realtà che, nel Kosovo, li vede vessati e relegati in enclavi circondate da un odio che si trasforma spesso in violenza.

Federico Cenci - Agenzia Stampa Italia




ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull'argomento trattato, il giornale ASI è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d'interpretazione

 
L'onestà intellettuale crea dibattito e stimola nelle persone l'approfondimento. Chi sostiene l'informazione libera, sostiene il pluralismo e la libertà di pensiero. La nostra missione è fare informazione a 360 gradi.

Se credi ed apprezzi la linea editoriale di questo giornale hai la possibilità di sostenerlo concretamente.
 

 

 

Ultimi articoli

Made in Italy. De Carlo (FdI): continuare a puntare sulla DOP Economy

(ASI) "Noi abbiamo una priorità, rendere costantemente innovativa la nostra straordinaria tradizione, perché ogni innovazione che possiamo relegare al mondo è frutto di una tradizione. E noi di Fratelli d'Italia abbiamo ...

Zan (Pd): Padova, sia fatta piena chiarezza su fermo e violenze

(ASI) "Le immagini e le testimonianze di quanto avvenuto a Padova la sera del 15 aprile sono gravissime e meritano risposte chiare e approfondite. Le scene che abbiamo visto parlano di ...

Gasparri (FI): noi ci confrontiamo più con Forze di polizia che con Askatasuna

 (ASI) "Nel decreto sicurezza sono presenti norme più severe per i posti di blocco. Nella vicenda Ramy quel ragazzo è morto in quell'inseguimento e questo ci rattrista molto ma non è ...

Acqua, Confeuro: "Bene progetti Pniissi, realizzare interventi in tempi fulminei"

(ASI) "Sicurezza idrica e resilienza dei territori: è stato questo il tema al centro dell'incontro organizzato a Roma da ANBI dedicato ai progetti previsti dal Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e ...

Quando eravamo ricchi. Racconti e versi dell'Isola. Memorie di luce, mare e silenzio.

(ASI) Esce oggi  la pubblicazione diErsilia Badalamentidal titolo: "Quando eravamo ricchi. Racconti e versi dell'Isola. Memorie di luce, mare e silenzio", (Collana Sapere & Sapori delle Isole Tremiti ...

Perù, povertà oltre il 27%

(ASI) Situazione sempre più drammatica in Perù per quanto riguarda le condizioni di vita della cittadinanza. Una recente analisi della Rete di studi per lo sviluppo (Redes) evidenzia infatti come ...

Gesenu al Festival Internazionale del Giornalismo 2026: un panel di approfondimento su come raccontare l’ambiente alle nuove generazioni

Si è svolto questa maĖna all’interno dell’Oratorio di Santa Cecilia un confronto su linguaggi, ecoansia e nuove forme di comunicazione per coinvolgere i giovani e promuovere una cultura ...

Umbria, ad Attigliano, Nicchi ufficializza la candidatura: “Scelta condivisa, non imposta. Ora serve stabilità”

(ASI) Umbria  In una fase definita “delicata” per la vita amministrativa di Attigliano, Daniele Nicchi annuncia la propria ricandidatura alla guida del Comune.

Leonardo da Vinci: il pensiero che abbiamo smarrito di Salvo Nugnes

(ASI) Leonardo da Vinci nasce fuori dagli schemi. Figlio illegittimo, cresciuto ai margini, mai davvero dentro un posto preciso nel mondo.

Leonardo da Vinci: il pensiero che abbiamo smarrito di Salvo Nugnes

(ASI) Leonardo da Vinci nasce fuori dagli schemi. Figlio illegittimo, cresciuto ai margini, mai davvero dentro un posto preciso nel mondo.

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 113