CICPE: una piattaforma sicura e aperta in uno scenario mondiale incerto e frammentato

(ASI) Ha preso il via lunedì a Haikou, capoluogo della provincia di Hainan, la sesta edizione della China International Consumer Products Expo (CICPE), la manifestazione fieristica che apre le porte del mercato di consumo cinese ad aziende di tutto il mondo. A questo proposito, Andrea Fais, collaboratore di ASI, è intervenuto sulle “colonne” di Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica “In altre parole”. Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell’articolo.

È in corso a Haikou, nell’isola di Hainan, la sesta edizione della China International Consumer Products Expo (CICPE), manifestazione fieristica mirata alla promozione sul mercato cinese di prodotti di consumo da tutto il mondo. I 143.000 metri quadrati dell’area dedicata, 13.000 in più rispetto alla precedente edizione, ospitano oltre 3.400 marchi provenienti da più di 60 tra Paesi e regioni, coi padiglioni stranieri che occupano il 65% del totale, in aumento rispetto al dato del 45% registrato nel 2025.

Caratterizzata dal tema ‘L’apertura stimola i consumi globali, l’innovazione promuove una vita migliore’, la CICPE 2026 conferma dunque con forza il ruolo del colosso asiatico quale porto sicuro dell’economia mondiale in un contesto internazionale teso e instabile, segnato dal ritorno ad un protezionismo forte e da nuovi pericolosi conflitti. In programma sino a sabato prossimo, l’evento di quest’anno assume ancora più importanza poiché è il primo nel suo genere dopo la pubblicazione del 15° Piano Quinquennale di Sviluppo Socio-Economico (2026-2030) e, soprattutto, perché si tratta della prima edizione da quando la zona del Porto di Libero Scambio di Hainan (HFTP) ha adottato le nuove operazioni doganali speciali, entrate in vigore lo scorso dicembre.

Quella di Hainan è una delle zone-pilota di libero scambio (FTZ) inaugurate dalla Cina a partire dal 2013, recentemente salite a quota 23 dopo il lancio ufficiale di un’analoga iniziativa nella regione autonoma della Mongolia Interna. Solitamente queste aree economiche speciali racchiudono specifici siti produttivi, piattaforme logistiche e parchi tecnologici particolarmente avanzati, riservando loro procedure semplificate e fiscalità agevolata. Nel caso di Hainan, invece, il Porto di Libero Scambio ingloba l’intero territorio della provincia, la più meridionale del Paese, affacciata direttamente sul Golfo del Beibu, in una posizione strategica per le relazioni economiche e commerciali con i mercati della regione ASEAN.

“Il via alle operazioni doganali speciali su scala insulare evidenzia l’impegno della Cina per un’apertura di alto livello e per la costruzione di un’economia globale aperta“, ha sottolineato meno di due settimane fa il viceministro del Commercio Sheng Qiuping, che ha aggiunto: “Segna inoltre una nuova fase per l’expo, una fase sempre più internazionale, professionale e orientata al mercato“. L’obiettivo del Ministero è quello di “creare maggiore sinergia” tra l’evento fieristico di Haikou e il Porto di Libero Scambio, nell’intento di “sfruttare le politiche portuali per sostenere la crescita di alta qualità dell’expo, rafforzando al contempo il ruolo di piattaforma dell’expo per servire meglio lo sviluppo del porto“.

Nei piani del governo cinese, lo scalo di Yangpu, il più trafficato della provincia di Hainan, dovrà non soltanto aumentare la sua capacità di movimentazione ma – più complessivamente – migliorare le potenzialità e i servizi offerti alle imprese logistiche e alle compagnie di navigazione. Finora il porto ha lanciato ben 65 rotte di spedizione container interne e internazionali coprendo i principali mercati globali, fra i quali Nord America, Sud-est asiatico e l’area India-Pakistan. I passi in avanti compiuti sul fronte infrastrutturale e su quello normativo gli hanno inoltre consentito di stabilire un gemellaggio con Abu Dhabi e siglare un memorandum d’intesa con PSA Singapore, gigante di settore, finalizzato a favorire un ecosistema più aperto nell’ambito della cooperazione industriale.

Contestualmente alla CICPE, Haikou ha celebrato anche l’apertura della ‘Shopping in China’ International Consumption Season 2026, la nuova tappa di una più ampia iniziativa di stimolo degli acquisti lanciata nel 2025 con il coinvolgimento di 15 città-pilota. L’ultima, presentata lo scorso gennaio a Shanghai allo scopo di aumentare le vendite al dettaglio nel periodo del Capodanno cinese, si è focalizzata su tre temi ritenuti prioritari dai decisori politici: consumo di beni, consumo di servizi e nuovi scenari di consumo. “Non si tratta di uno sforzo a breve termine per incrementare i consumi inbound ma di un catalizzatore fondamentale per modernizzare il sistema di consumo della Cina”, aveva spiegato in quell’occasione Cheng Shi, economista capo di ICBC International Holdings.

Sembrano andare in tale direzione i numeri diffusi martedì mattina dall’Amministrazione Generale delle Dogane Cinesi. Nel primo trimestre, il valore del commercio estero del Paese asiatico ha raggiunto quota 11.840 miliardi di yuan, in aumento del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In assoluto, le esportazioni (¥6.850 mld) restano superiori alle importazioni (¥4.990 mld), ma quest’ultime sono cresciute ad un ritmo più elevato (+19,6%) delle prime (+11,9%): un segnale importante nell’ottica della diversificazione dei partner commerciali e, soprattutto, nella prospettiva del rilancio della domanda interna.

Al termine della sei-giorni, la CICPE 2026 avrà visto debuttare in anteprima mondiale oltre 200 prodotti di consumo, il doppio rispetto all’anno scorso, spaziando tra numerosi settori: dalla sanità ai gioielli passando per le tecnologie digitali. Paese ospite d’onore di questa edizione è il Canada, presente con circa 40 aziende in svariati comparti, tra cui cosmetica, agro-alimentare, prodotti per la salute e cibo per animali domestici. Come ricordato dal ministro del Commercio Maninder Sidhu, presente alla cerimonia d’apertura, la Cina è il “secondo maggior partner commerciale del Canada” e “possiede ciò che le imprese canadesi richiedono: competenza, ambizione e una crescente classe di consumatori sofisticata e in cerca di prodotti e servizi canadesi di alta qualità”.

La partecipazione di Ottawa all’expo di Haikou suggella un processo di normalizzazione e miglioramento delle relazioni diplomatiche, economiche e commerciali cominciato lo scorso gennaio con la visita ufficiale del primo ministro Mark Carney a Pechino. Stabilendo una forte riduzione dei dazi reciproci, in particolare su auto elettriche cinesi e sementi di canola canadesi, le parti hanno avviato una nuova fase nei rapporti bilaterali che dovrebbe permettere allo Stato nordamericano di diversificare i partenariati e contribuire a raddoppiare le esportazioni al di fuori degli Stati Uniti entro la prossima decade.

La manifestazione è ormai una piattaforma globale, aperta a trecentosessanta gradi, senza eccezioni né preclusioni. L’evento sta infatti ospitando delegazioni ufficiali provenienti da 12 Paesi e regioni, tra cui Svizzera, Repubblica Ceca e Irlanda, presenti a Haikou malgrado l’angoscia e le fortissime preoccupazioni suscitate dalla guerra in corso nel Golfo, che vede contrapposti Stati Uniti e Israele, da un lato, e Iran, dall’altro.

L’internazionalità della CICPE mostra quindi un duplice volto: da una parte l’interesse in forte aumento delle imprese straniere per il mercato di consumo cinese, dove il ceto medio sta crescendo costantemente; dall’altra, l’impegno di Pechino ad espandere la domanda interna, promuovere la modernizzazione industriale attraverso l’innovazione tecnologica, favorire uno sviluppo di alta qualità e ampliare l’apertura verso standard elevati, come ricordato lunedì dal vice primo ministro He Lifeng.
 

Andrea Fais - Radio Cina Internazionale (CGTN)

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