(ASI)Il Parlamento argentino, nonostante le proteste, ha approvato la controversa “sui ghiacciai” fortemente voluta e sostenuta dal presidente ultraliberista Javier Milei; dopo il voto le proteste sono continuate nel paese.
Nello specifico la norma stabilisce che ogni provincia debba ridefinire i confini delle aree di protezione dei ghiacciai, aprendo la possibilità di espandere le zone destinate all'estrazione mineraria.
Il testo è stato approvato con 137 voti a favore, 111 contrari e sette astensioni. Secondo la versione del governo questo provvedimento rappresenta “un vero federalismo ambientale e una politica intelligente e sovrana per lo sfruttamento delle sue risorse”, con il primo mandatario che ha commentato: “Gli ambientalisti determinati a ostacolare il progresso della Repubblica Argentina hanno perso ancora una volta”.
Come anticipato sopra, migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare che la riforma mette a repentaglio l'accesso all'acqua e aggrava gli effetti del cambiamento climatico.I ghiacciai sono una fonte d'acqua essenziale per il consumo umano, l'agricoltura e l'industria in vaste regioni del Paese, inoltre, queste associazioni sostengono che la riforma violi il diritto umano all'acqua riconosciuto dalle Nazioni Unite.
Gli esperti hanno inoltre messo in guardia sui rischi dell'estrazione mineraria su larga scala, che comporta l'uso di sostanze chimiche e la produzione di rifiuti in grado di contaminare i ghiacciai e le falde acquifere, con impatti irreversibili sugli ecosistemi e sulla salute delle comunità.
L'Istituto argentino di ricerca sulla neve e sul ghiaccio (Ianigla) ha riferito che il 17% dei 17mila ghiacciai del nord-ovest dell'Argentina si è già ridotto a causa dei progetti di estrazione mineraria.
Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia



