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Politica Estera

Pechino Condanna il Blitz USA in Venezuela: “Liberare Immediatamente Maduro”

Di Redazione ASI 4 Gennaio 2026 – 14:01 1 min di lettura

(ASI) Nel cuore di una crisi internazionale che ha scosso le fondamenta del diritto internazionale, la Cina ha scelto di rompere il silenzio.

Con una dichiarazione netta e inequivocabile, Pechino ha condannato l’operazione statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, definendola una “grave violazione della sovranità nazionale” e chiedendone la liberazione immediata.

Non è solo una presa di posizione diplomatica: è un segnale geopolitico. La Cina, da tempo alleata strategica del governo chavista, ha deciso di alzare la voce in un momento in cui l’ordine globale sembra sempre più modellato da logiche di forza piuttosto che da regole condivise. Il messaggio è chiaro: Pechino non intende restare a guardare mentre Washington impone il proprio modello di “transizione democratica” con metodi che ricordano più un’operazione di polizia internazionale che un processo multilaterale.

La dichiarazione cinese non è solo un atto di solidarietà verso Maduro, ma una sfida aperta all’unilateralismo americano. In un mondo multipolare, la Cina rivendica il diritto di essere ascoltata, di influenzare gli equilibri regionali e di difendere i propri interessi economici e strategici in America Latina. Il Venezuela, ricco di petrolio e simbolo della resistenza antiamericana, è da anni un tassello importante nella scacchiera globale di Pechino.

Ma questa crisi solleva interrogativi più profondi. Qual è il confine tra intervento umanitario e ingerenza? Chi decide quando un governo è legittimo? E soprattutto: siamo pronti ad accettare che la legalità internazionale venga riscritta a colpi di operazioni speciali?

La Cina ha scelto di rispondere con le armi della diplomazia, ma il tono è quello di una potenza che non accetta più di essere relegata al ruolo di spettatore. In gioco non c’è solo il destino di Maduro, ma la credibilità stessa di un ordine mondiale che rischia di frantumarsi sotto il peso delle sue contraddizioni.

Nota della Redazione

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