(ASI) Secondo i comunicati stampa, nell’incontro Trump-Netanyahu (Mar-a-Lago 29/12/2025) si è discusso - non come ultimo punto in agenda - dei rapporti con l’Iran. Subito dopo è iniziato il fuoco di fila delle minacce verbali di nuovi attacchi militari se la Repubblica Islamica non bloccherà, il lavoro di arricchimento dell’uranio.
Le accuse di Trump sono riferite alla presunta attività di produzione di armi nucleari, che finora non è stata dimostrate. Al presidente USA fa eco Netanyahu, che scaglia fumose accuse, secondo cui l’Iran "sta facendo sentire la propria influenza ovunque, esportando il terrorismo non solo in ogni parte del Medio Oriente, ma anche in Venezuela.**”: Neppure questo addebito trova riscontro.
Una prima risposta a insinuazioni, che potrebbero preparare il terreno ad una nuova azione bellica unilaterale contro un Paese sovrano, è arrivata a breve giro di posta dal ministro degli Esteri iraniano. Seyyed Abbas Araghchi ha infatti dichiarato che le minacce di Trump contro l'Iran costituiscono una grave violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite***. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, pur ribadendo la posizione della Russia favorevole alla Iran ("La Russia continuerà a sviluppare le sue solide relazioni con l'Iran")****, ha cercato di gettare acqua sul fuoco della polemica.
Le domande che in molti si pongono sono le seguenti: quanto ancora Russia, Cina ed altri alleati dell’Iran tollereranno la politica aggressiva di Usa-Israele, con il rischio di far esplodere un conflitto globale? Inoltre: la Repubblica Islamica quanto ancora sarà disposta ad accettare questa metodologia che prevede ripetuti attacchi preventivi senza reali basi giuridiche e reali. Perché anche per l’Iran, come per tutti gli altri Paesi, vale il principio dell’autodifesa, con la possibilità di utilizzare la stessa arma del nemico, cioè l’attacco preventivo.
** Intervista a Netanyahu data all'emittente statunitense Newsmax,
*** Fonte. Pars Today
**** Fonte: IRNA



