BRICS: prossimo ingresso della Palestina favorito dalla Cina

 

(ASI) Pechino — La Cina ha ufficialmente espresso il proprio sostegno alla domanda di adesione della Palestina al gruppo BRICS, il blocco economico e politico che riunisce alcune delle principali potenze emergenti del mondo. A confermarlo è stato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, durante una conferenza stampa tenutasi venerdì scorso.

 “Accogliamo con favore la partecipazione di partner che condividono gli stessi ideali alla cooperazione nel quadro dei BRICS e all’assistenza congiunta per progredire verso un ordine internazionale più giusto ed equo,” ha dichiarato Guo.

Secondo Pechino, l’ingresso della Palestina nel BRICS rappresenterebbe un passo importante verso la democratizzazione delle relazioni internazionali e il rafforzamento del multilateralismo. Il blocco, fondato nel 2006 da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, ha recentemente ampliato la propria composizione includendo Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, consolidando il suo peso globale.

Una richiesta simbolica e strategica

L’ambasciatore palestinese a Mosca, Abdel Hafiz Nofal, ha confermato che la richiesta di adesione è stata presentata ufficialmente. Tuttavia, ha precisato che, almeno inizialmente, la Palestina potrebbe partecipare come osservatore, in attesa delle condizioni necessarie per diventare membro a pieno titolo.

“Credo che la Palestina parteciperà all’associazione come ospite finché le condizioni non le consentiranno di diventare membro effettivo,” ha spiegato Nofal.

L’ingresso della Palestina nel BRICS, anche solo come osservatore, avrebbe un forte valore simbolico e geopolitico, soprattutto in un momento di tensioni crescenti in Medio Oriente e di crescente polarizzazione tra blocchi globali.

BRICS come alternativa all’ordine occidentale

Il sostegno cinese alla Palestina si inserisce in una strategia più ampia di Pechino volta a rafforzare il ruolo del BRICS come alternativa all’ordine internazionale dominato dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Il blocco, che rappresenta quasi la metà della popolazione mondiale e oltre il 40% della produzione globale di petrolio, si propone come piattaforma per la cooperazione Sud-Sud e per la promozione di un sistema multipolare.

La mossa cinese potrebbe irritare Israele e i suoi alleati occidentali, ma conferma la volontà di Pechino di giocare un ruolo attivo nella ridefinizione degli equilibri globali, anche su dossier delicati come quello palestinese.

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