Cina. Le vacanze del Primo Maggio confermano la crescita del turismo alternativo

(ASI) Analogamente al resto del mondo, anche in Cina fervono i preparativi per le celebrazioni del Primo Maggio. Nel Paese asiatico, ormai da diversi anni la ricorrenza copre cinque giorni consecutivi, pur prevedendo dei giorni di lavoro compensativi nei fine settimana successivi, come avviene anche per le due Settimane d'Oro, previste in concomitanza rispettivamente con il Capodanno cinese e con il Primo Ottobre, anniversario della nascita della Repubblica Popolare.

Quello della compensazione è un aspetto che - sottolinea Zhang Han sul Global Times in un articolo del 22 aprile scorso - divide l'opinione pubblica cinese tra chi apprezza la scelta di estendere i periodi di vacanza per poter risposarsi appieno ed organizzare viaggi anche fuori dalla propria provincia di residenza e chi invece preferirebbe limitare le festività comandate ad due o tre giorni consecutivi per poi godere di fine settimana normali.

Nella situazione attuale a beneficiarne maggiormente sono ovviamente il turismo e il suo indotto, che possono registrare un numero di prenotazioni e vendite elevatissimo in tutto il Paese. Dopo un lungo periodo caratterizzato dal dominio delle mete più gettonate, da qualche anno, già prima della pandemia, stanno emergendo nuove tendenze di viaggio che vedono molti cinesi privilegiare destinazioni meno note o addirittura semisconosciute.

Secondo le stime di Trip.com, multinazionale di settore con sede a Singapore, riportate da Xinhua, le prenotazioni alberghiere nei centri a livello di contea, una delle suddivisioni amministrative più piccole in Cina, sono cresciute del 68% su base annua, cioè ad un ritmo più veloce della media nazionale generale, mentre i viaggi in località rurali sono aumentati del 42%.

Da un lato sta dunque emergendo la scelta di evitare le città più grandi o i siti storico-culturali più affollati per scoprire centri meno battuti dal turismo di massa o località minori, come ormai sta avvenendo da anni, pur con le debite proporzioni, anche in Italia, dove il turismo legato ai piccoli borghi e alla natura si è ormai ritagliato una quota di mercato molto importante.

Dall'altro, lo sviluppo sempre più capillare dei servizi ricettivi, della comunicazione digitale e delle infrastrutture fisiche ha permesso a queste destinazioni di godere di una maggiore visibilità e raggiungibilità tramite strade moderne, nuovi aeroporti e linee ferroviarie, sia convenzionali che ad alta velocità.

Gli sforzi delle autorità, tanto centrali quanto locali, stanno dando i loro frutti. Lo scorso anno, l'Organizzazione Mondiale del Turismo ha premiato, tra gli altri, quattro villaggi cinesi nell'ambito della terza edizione del concorso internazionale Best Tourism Villages, che riconosce le migliori performance conseguite dalle piccole località nella cura delle aree rurali e nella preservazione dei paesaggi, della diversità culturale, dei valori locali e delle tradizioni culinarie: Xiajiang, nella provincia dello Zhejiang; Huangling, nella provincia del Jiangxi; Zhagana, nella provincia del Gansu; e Zhujiawan, nella provincia dello Shaanxi.

In particolare, nel primo decennio di Xi Jinping alla guida del Paese, l'attenzione riservata dal governo alla rivitalizzazione rurale ha consentito di mettere in campo numerosi progetti di rigenerazione o riqualificazione di villaggi e piccoli centri di campagna, dove alla modernizzazione della filiera agroalimentare si sono affiancati lo sviluppo del turismo e la promozione dell'artigianato locale.

Se in tutta la Cina il tasso di penetrazione di Internet ha raggiunto quota 77,5% alla fine del 2023, con un totale di 1,09 miliardi di utenti, nelle aree rurali è al 66,5%: un dato ancora inferiore alle aree urbane ma in crescita del 4,6% rispetto a dicembre 2022. Nel 53° Rapporto Statistico sullo Sviluppo di Internet in Cina, pubblicato lo scorso marzo dal China Internet Network Information Center (CNNIC), si legge che nel 2023 il Paese ha continuato ad accelerare la diffusione dei servizi informatici e ridurre il divario digitale tra aree urbane e aree rurali [Global Times, 22/3/2024].

In un processo sociale fisiologico, le nuove generazioni provenienti dalle aree rurali stanno contribuendo all'alfabetizzazione digitale dei piccoli e piccolissimi centri di campagna, aiutando genitori e nonni a sfruttare la tecnologia per aumentare i ricavi delle loro attività e migliorare le proprie condizioni di vita.

Popolari app come WeChat, Taobao, TMall, Douyin (TikTok), Pinduoduo, Xiaohongshu ed altre costituiscono infatti un'opportunità enorme anche per albergatori, ristoratori, agricoltori ed artigiani, che possono così sfruttare il potente circuito del social-commerce cinese per presentare attrazioni, eccellenze e attività locali a centinaia di milioni di utenti in ogni angolo del Paese.

A volte, come successo in altre parti del mondo, è sufficiente un video di pochi secondi o la condivisione di un'esperienza di viaggio da parte di un utente per scatenare la curiosità dei cosiddetti netizen o wǎngmín, come vengono definiti giornalisticamente gli utenti cinesi del web. Sempre il portale Trip.com, lo scorso dicembre notava che nei primi nove mesi del 2023 la mole delle prenotazioni nel segmento del turismo rurale era di circa 2,6 volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2019 [China Daily, 27/12/2023], mostrando una tendenza in forte crescita. Spesso tutto ciò è dettato dall'esigenza di prendere una proverbiale boccata d'ossigeno, allontanandosi per qualche giorno dalle frenetiche dinamiche metropolitane.

Talvolta, invece, potrebbe trattarsi di una più profonda necessità individuale: riscoprire ed interagire con i luoghi più autentici della tradizione popolare cinese per riconciliarsi appieno con un'identità culturale che tuttavia in Cina, a differenza di quanto avviene in Occidente, non viene mai davvero minacciata dal cosmopolitismo e dalla modernità che caratterizzano le metropoli più globalizzate della Terraferma come Pechino, Shanghai, Guangzhou o Shenzhen.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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