La Comunità politica europea riparte dalla Moldavia

(ASI) Chisinau – Mentre la guerra in Ucraina sembra aver aperto una profonda frattura fra Oriente e Occidente, il vecchio continente cerca di rivitalizzare le proprie relazioni internazionali con formule innovative.

Tra queste, vi è sicuramente la Comunità politica europea. Una realtà di cui forse in pochi hanno sentito parlare, ma che può vantare la partecipazione di ben 45 Stati. Più che una vera e propria organizzazione, la potremmo definire “un’Unione europea allargata”.

Oltre a tutti i membri dell’Ue, infatti, essa comprende una serie di paesi balcanici, ex satelliti dell’Unione sovietica, paesi nordici e orientali. Tra le sue fila rientrano, ad esempio, Serbia, Albania, Kosovo, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Norvegia, Azerbaigian, Georgia. Ci sono, poi, il Regno Unito reduce dalla Brexit e l’Ucraina di Volodymyr Zelensky.

Il portale Internet ufficiale la descrive come una “piattaforma di coordinamento politico” mirata a promuovere il dialogo e la cooperazione reciproca su “questioni di interesse comune”, rafforzando nel contempo “la sicurezza, la stabilità e la prosperità del continente europeo”.

Dopo essersi riunita per la prima volta l’anno precedente, il 1° giugno la Comunità è tornata a sedersi attorno a un tavolo alla presenza dei vertici delle massime istituzioni comunitarie: Charles Michel per il Consiglio europeo, Ursula von der Leyen per la Commissione, Roberta Metsola per l’Europarlamento.

E la sede designata per il vertice è tutt’altro che casuale. Perché a ospitare l’evento è stata la Moldavia, il paese che rischia di fare la medesima fine dell’Ucraina. D’altronde, è passato solo qualche mese dalla clamorosa rivelazione dei servizi segreti ucraini in merito a un piano segreto del Cremlino per rovesciare l’esecutivo legittimamente eletto e sostituirlo con un governo fantoccio completamente asservito a Vladimir Putin.

Parallelamente, molti osservatori accusano la Federazione russa di aver occultamente sobillato le rumorose manifestazioni che da tempo ormai sconvolgono la vita politica moldava chiedendo a gran voce le dimissioni della classe dirigente. La sua colpa, a detta dei manifestanti, è quella di essere filoeuropea e di aver, dunque, applicato le sanzioni inflitte da Bruxelles a Putin. Ne è conseguito un vistoso e generalizzato aumento dei prezzi, frutto del vendicativo ricatto energetico di Mosca.

Il Cremlino, peraltro, ha in sospeso con Chisinau un’annosa diatriba sul destino della Transnistria. La regione ribelle, autoproclamatasi indipendente, è invasa dai soldati russi ma né la Moldavia né l’Occidente hanno mai voluto riconoscerla ufficialmente.

E così, la seconda riunione della Comunità politica europea acquisisce i connotati di un robusto ammonimento dell’Ue alle mire espansionistiche di Putin. A tal punto che le autorità moldave non si sono lasciate sfuggire l’occasione di ribadire esplicitamente l’intenzione di aderire, una volta per tutte, all’Unione. Con buona pace di Mosca, si potrebbe aggiungere.

La presidente della Repubblica, Maia Sandu, si è detta orgogliosa di poter ospitare l’evento. Ha descritto la Comunità come “una piattaforma eccezionale che offre ai paesi piccoli e grandi, sia all'interno che all'esterno dell'Ue, una voce paritaria durante le discussioni. Ciò lo rende un consesso davvero unico”.

Nel suo discorso dinanzi ai colleghi, ha fatto riferimento al “cammino irreversibile” verso l’adesione alla “famiglia europea”, prospettando per il paese un futuro “pacifico, democratico, libero”. Un avvenire protetto dalle ambizioni territoriali russe, insomma.

“Siamo incredibilmente grati per tutto il sostegno ricevuto. La Moldavia non è sola” ha proseguito, alludendo al chiaro intendimento dell’Europa di rimanere al fianco della nazione. Le scorse settimane Bruxelles ha lanciato una missione comunitaria che, con sede operativa a Chisinau, per due anni aiuterà le autorità locali a prevenire, riconoscere e contrastare le minacce alla sicurezza provenienti da Mosca. Sta per essere presentato, in aggiunta, un pacchetto di sanzioni destinato a chiunque metta le mani sul paese, tramite ad esempio l’infiltrazione di agenti segreti o l’organizzazione di un colpo di Stato.

Tra le questioni affrontate al vertice, particolare attenzione è stata conferita agli sviluppi bellici orientali. “Saremo al fianco dell'Ucraina per tutto il tempo necessario”, ha detto Maia Sandu. La presidente ha intravisto nell’incontro un mirabile esempio di “forza e unità” degli alleati, auspicando al più presto la cessazione delle ostilità: “Qui, a soli venti chilometri dall'Ucraina, abbiamo riunito il continente per riaffermare la nostra collettiva e forte determinazione a riportare la pace in Europa”.

I capi di Stato hanno, altresì, dibattuto sulla necessità di proteggere il vecchio continente da minacce di ogni tipo, compresi nuovi conflitti, aggressioni, o attacchi informatici. Sono state concordate misure per “un maggiore coordinamento strategico e una migliore connettività” fra le cancellerie, al fine di ridurre drasticamente la dipendenza da fonti energetiche e materie prime esterne. Verranno intensificati anche gli “sforzi congiunti” per mettere al riparo il regolare funzionamento delle “infrastrutture critiche” quali, ad esempio, le reti elettriche.

Secondo il presidente del Consiglio europeo, dal vertice è emersa chiaramente la “volontà politica comune” dei membri nel cooperare in materia di energia, sicurezza, infrastrutture. Charles Michel ha spinto l’acceleratore sull’allargamento dell’Unione a Est. Ha fatto riferimento agli avanzamenti nel processo di adesione della Georgia, altro ex paese sovietico che la Russia continua a insidiare. “Ho intenzione, in qualità di presidente, di inserire l'argomento nell'agenda entro la fine dell'anno” ha affermato, promettendo una corposa velocizzazione delle pratiche comunitarie relative all’allargamento a nuovi membri.

Marco Sollevanti – Agenzia Stampa Italia

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