(ASI) Il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, coincide con il ventesimo anniversario di una campagna militare durata per lunghi anni. Si tratta dell’occupazione delle forze armate americane. Risale al 7 ottobre 2001 il Massiccio approdo delle truppe USA, dopo i terribili attentati dell’11 settembre, che hanno colpito le Torri Gemelle.

Da qui risale l’operazione ‘Enduring Freedom’ in risposta agli attacchi terroristici.

Gli americani attaccarono i talebani in Afghanistan accusandoli di fornire copertura ad Al Qaeda. I risultati sembravano positivi, Kandahar si arrese ed il Mullah Omar scappò dalla città.

Fu questo l’inizio di un logorante e difficilissimo tentativo di stabilizzare una nazione dove i fondamentalisti continuavano a controllare vaste aree e milizie fedeli ad Al Qaeda.

Ad oggi una dopo l’altra cadono nelle mani dei ribelli le maggiori città afghane. Il Pentagono teme la presa della capitale Kabul in meno di novanta giorni.

L’accerchiamento dei guerriglieri islamici che hanno conquistato anche Kunduz e dominano il Nord del Paese è brutale e strategico.

Le forze afghane addestrare da americani e italiani si arrendono alle milizie armate, con la promessa di poter tornare dalle proprie famiglie.

Il Presidente Ashraf Ghani, mosso dalla disperazione, ha compiuto un coraggioso viaggio a sorpresa a Mazar-i-Sharif per invitare i suoi uomini a resistere, cercando di stringere un patto con i signori della guerra locali.

Intanto il Dipartimento di Stato Usa ha deciso che la poderosa ambasciata fortezza a Kabul, dovrà subire un forte ridimensionamento.

Infatti, prosegue inarrestabile l'avanzata dei talebani che dopo Herat hanno conquistato  Kamdahar e adesso marciano sulla capitale. C’è chi ipotizza che Kabul dopo venti anni, sia prossima ad una nuova capitolazione, come se due decenni di guerra e centinaia di migliaia di morti non fossero serviti a nulla.

L’Europa e gli Stati Uniti d’America si trovano comunque di fronte ad una nuova e gravissima crisi umanitaria. Quello che l’America non riesce a spiegarsi è il motivo del piegamenti delle forze del Paese, meglio equipaggiate e di numero nettamente superiore.

Il Presidente Biden non cambia idea sul ritiro delle truppe. L’unico aiuto sono i bombardieri americani che continuano a colpire le postazioni dei guerriglieri in continuo movimento. Il tutto per arrestare la corsa verso Kabul.

Massimiliano Pezzella – Agenzia Stampa Italia

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