(ASI) La quasi ventennale presenza del contingente italiano in Afghanistan cesserà a breve. È giunto, oggi ad Herat, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, per il saluto finale ai soldati e la cerimonia dell'ammaina-bandiera alla base di Camp Arena.

"Non vogliamo che l'Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi.

Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all'addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni", ha spiegato il componente del governo guidato da Mario Draghi.

"Non abbandoniamo – ha aggiunto - il personale civile afghano che ha collaborato con il nostro contingente ad Herat e le loro famiglie: 270 sono già stati identificati e su altri 400 si stanno svolgendo accertamenti. Verranno trasferiti in Italia a partire da metà giugno", ha concluso, riferendosi alla sorte dei collaboratori afgani che rischiano ritorsioni da parte dei talebani una volta che il contingente dell’ Alleanza Atlantica avrà lasciato l'Afghanistan.

Le operazioni di rimpatrio di uomini (erano 800 all’ inizio del 2021) e mezzi, avviate a maggio, si concluderanno a breve. Tutto ciò sarà in piena sintonia con l'accelerazione determinata dalla Casa Bianca. Gli uomini a stelle e strisce abbandoneranno il Paese entro metà luglio, in anticipo sulla data simbolica dell'11 settembre annunciata dal presidente Joe Biden.

I Paesi che stanno ritirando le loro truppe dall'Afghanistan dovrebbero accelerare i programmi per il reinsediamento di ex interpreti afghani e altri dipendenti di truppe o ambasciate straniere minacciati di ritorsioni dalle forze talebane. Lo ha fatto sapere Human Rights Watch.

"Gli afghani che hanno lavorato con truppe o ambasciate straniere affrontano enormi rischi di ritorsioni da parte dei talebani", ha affermato Patricia Gossman, direttore associato per l'Asia di del noto ente.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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