139476984 16039915306641n(ASI) Poco dopo la conclusione della quinta sessione plenaria del 19° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, terminata giovedì scorso, sono emerse le prime indicazioni ufficiali sul contenuto del 14° Piano Quinquennale di Sviluppo Socio-Economico (2021-2025) e gli Obiettivi di Lungo Termine al 2035, un programma più generale ed esteso che punta a potenziare vari ambiti d'intervento: tecnologia e innovazione; modernizzazione industriale, urbanistica ed agricola; governance e stato di diritto; cultura, formazione, sport e salute; eco-sostenibilità; benessere diffuso e protezione sociale.

Il testo del piano quinquennale sarà redatto nei prossimi mesi per essere presentato a marzo 2021, in occasione dell'annuale appuntamento della Doppia Sessione, quando cioè prenderanno il via, quasi contemporaneamente, l'Assemblea Nazionale del Popolo, massimo organo legislativo del Paese, e la Conferenza Politico-Consultiva del Popolo, massimo organo consultivo del Paese.

Secondo quanto riporta il comunicato conclusivo, il nuovo piano sarà chiamato ad accelerare il consolidamento di un nuovo paradigma di sviluppo in base a cui «il mercato interno e quello estero possano potenziarsi a vicenda, con il primo a fare da perno». Viene così confermata l'introduzione del cosiddetto concetto di "doppia circolazione", una rimodulazione nel rapporto tra circolo economico interno e circolo economico esterno, non solo e non tanto per cercare di neutralizzare i fattori di rischio legati alla guerra commerciale in atto, ma anche e soprattutto per adeguare le politiche di sviluppo del Paese ad un'economia ormai sempre più trainata dai consumi interni, che nel 2019 hanno contribuito alla crescita per il 57,8%.

Stando al comunicato, la Cina, sempre nel quadro del piano 2021-2025, si adopererà per compiere nuovi passi in avanti nelle politiche di sviluppo e perseguire una crescita «sana e sostenuta», sulla base di «un netto miglioramento in termini di qualità ed efficienza». Annunciate anche nuove misure nell'ambito della politica di riforma e apertura, con l'obiettivo di «migliorare il modello dell'economia socialista di mercato e completare la costruzione di un sistema di mercato di livello elevato».

Nella giornata di oggi, come di consueto, il Dipartimento Nazionale di Statistica ha diramato i dati sugli indici PMI dell'economia cinese nell'ultimo mese. Sia la manifattura che i servizi confermano che il gigante asiatico si mantiene in terreno espansivo per l'ottavo mese consecutivo, mostrando l'efficacia delle misure adottate dal governo centrale per la ripresa. Ad ottobre, il PMI manifatturiero si è attestato a 51,4 punti, leggermente al di sotto dei 51,5 di settembre ma al di sopra delle attese (51,3), considerando gli otto giorni di ferie previsti dalla Settimana d'Oro, cominciata lo scorso primo ottobre, data di celebrazione della fondazione della Repubblica Popolare, e terminata lo scorso 8 ottobre, un giorno in più rispetto al solito per la coincidenza con la Festa di Metà Autunno. Secondo Zhao Qinghe, capo del Dipartimento, citato da Xinhua, la ripresa della produzione e delle attività aziendali del Paese sta accelerando.

Dando uno sguardo ai sottoindici, quello relativo alla produzione scende a quota 53,9, perdendo un decimo di punto rispetto al mese scorso (54), mentre quello relativo ai nuovi ordini resta invariato a quota 52,8 indicando - secondo Zhao - un costante miglioramento della domanda. Salgono invece i sottoindici relativi ai nuovi ordini dall'estero e all'import, attestatisi rispettivamente a 51 e 50,8 (+0,2 e +0,4 sul dato di settembre).

L'indice PMI relativo alle attività non manifatturiere sale in modo piuttosto deciso e raggiunge 56,2 punti in ottobre, contro i 55,9 di settembre. Si tratta del presumibile effetto inverso della Settimana d'Oro, durante la quale hanno sì chiuso molte fabbriche e laboratori ma hanno anche intensificato l'attività i servizi, in particolar modo quelli connessi al turismo e ai viaggi, grazie ai circa 637 milioni di cinesi che si sono spostati all'interno del Paese nel periodo festivo, generando entrate per il settore pari a 68,6 miliardi di dollari. Rafforzano questa chiave di lettura i sottoindici relativi alle attività di trasporto ferroviario ed aereo, da un lato, e della ricettività e ristorazione dall'altro, entrambi al di sopra dei 59 punti.

Mentre alcuni tra i più importanti Paesi occidentali stanno ripiombando nell'incubo dello scorso marzo, applicando nuove forme di lockdown, più o meno calmierate a seconda delle situazioni contingenti, la Cina è ormai con un piede e mezzo fuori dall'emergenza Covid-19. Dopo la grande paura dello scorso mese di giugno, quando il mercato alimentare all'ingrosso di Xinfadi, nel distretto pechinese di Fengtai, diventò teatro di un nuovo preoccupante focolaio, il Paese asiatico sembra aver messo definitivamente sotto controllo il SARS-CoV-2, scatenando nuove polemiche da parte di chi, nonostante l'evidenza scientifica, ritiene Pechino in qualche misura colpevole per la pandemia in corso.

Al  di là del rigoroso e meticoloso controllo sociale, purtroppo inapplicabile nei Paesi di tradizione liberale, il governo cinese non si è limitato a mostrare un iniziale necessario volto autoritario nel tentativo, comunque riuscito, di arginare e piegare la curva epidemica. Dopo aver rallentato l'ondata di contagi che aveva colpito Wuhan e la provincia dello Hubei, Pechino ha messo in campo una serie di provvedimenti economici fondamentali: l'aumento della spesa fiscale, gli sgravi e la riduzione del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche. Questo ha aiutato le famiglie e le imprese nel periodo più duro dell'emergenza epidemica e ha sostenuto l'occupazione nelle settimane successive.

Come per tutto il resto del mondo, ovviamente, anche per la Cina l'obiettivo principale è stato ed è quello di limitare i danni, non certo quello di crescere come o più di prima. Una lettura approssimativa, talvolta tendenziosa, dei dati del terzo trimestre (+4,9% su base annua) e delle previsioni di crescita per l'intero 2020 ha fornito un quadro distorto dell'economia cinese. Nel terzo trimestre del 2019, infatti, questa era cresciuta del 6% su base annua. Non solo. Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale indicano una crescita dell'1,9% per quest'anno, contro il 6,1% dello scorso anno. Insomma, nessun "complotto" per crescere a danno degli altri. Semplicemente una maggior capacità di intervento e resilienza in casi di grave emergenza come questi.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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