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Politica Estera

Tecnologia militare e la guerra telecomandata

Di Fabrizio Di Ernesto 19 Ottobre 2011 – 07:33 2 min di lettura

(ASI) Il costante progresso bellico continua non solo a sfornare armi sempre più letali e sofisticate ma anche a creare mezzi capaci di seminate morte e distruzione senza bisogno di essere manovrati dall’uomo. Proprio in quest’ottica si va sempre più intensificando lo sviluppo dei droni, ovvero i famigerati veivoli senza piloti guidati a distanza.

Nell’ottica occidentale questi servono alla uccisione dei terroristi ma un po’ come le famose bombe intelligenti spesso vanno oltre i compiti loro assegnati; secondo alcune stime questi aerei fino ad oggi hanno ucciso più di mille persone, tra obiettivi centrati e danni collaterali.

Questi aerei speciali sono dotati di missili a carica esplosiva limitata, ma che lanciati con precisione sono quanto mai letali. Grazie a tecnologie sempre più sofisticate questi stanno emergendo come i sistemi d’arma del terzo millennio.

Mezzi di questo tipo vengono utilizzati anche per il sorvegliamento di vaste aree di territorio ma è l’impiego ai fini offensivi quello che sta maggiormente favorendone lo sviluppo.
Si va infatti da impiego di carattere strategico, come avviene per il grosso e pesante Global Hawk americano, usualmente di stanza a Sigonella, o a carattere tattico, compito espletato dai Pedator e dai Reaper.

La loro dotazione comprende missili aria-superfice, e sempre più spesso sono utilizzati dai soldati dello Zio Sam in missioni belliche, ha iniziato Bush ed ora Obama sta dando al progetto il massimo sviluppo possibile; secondo le previsioni del Pentagoni la metà dei piloti oggi addestrati negli Stati Uniti diventeranno "piloti virtuali", in posizioni operative a terra di guida, di controllo e, all’occasione, di apertura del fuoco mirato.

Ciò ovviamente ha comportato cambiamenti anche nelle industrie belliche che in futuro dovranno produrre meno veivoli da guerra e sempre più droni, che non solo andranno ad arricchire la flotta americana ma anche ad ampliare quella cinese.

Per il momento l’Usaf è l’unica aviazione in possesso di queste nuove armi ma una economia sempre più globalizzata e la crescente ricchezza di Pechino porranno a breve fine a questo monopoli, senza contare la rinascita russa.
è inoltre opinione comune tra gli analisti americani che non solo tutti i paesi del Brics, ma anche Pakistan, Giappone, l’Iran e le due Coree sono in possesso della tecnologia necessaria per realizzarla.

Un tempo si parlava di guerra dei bottoni, ora bisognerà iniziare a parlare di guerra dei telecomandi.

 

Nota della Redazione

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