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(ASI) La Russia dell’eterna staffetta tra Putin e Medvedev non è più quella fallimentare di Gorbaciov e Eltsin ed infatti sta da tempo recuperando un ruolo di primo piano sullo scacchiere mondiale, merito anche del declino statunitense e dell’emergere di nuove potenze che stanno rendendo il mondo più multipolare.

È opinione praticamente unanime che in un futuro non troppo lontano a dividere i paesi ricchi da quelli poveri sarà il possesso o meno di fonti di energia, proprio in quest’ottico la conquista di Artico ed Antartico, con i relativi giacimenti petroliferi e gassosi, è diventata di importanza centrale per le grandi potenze.

Proprio in quest’ottica Putin, attuale premier russo nonché presidente in pectore dello stesso paese, ha di recente ribadito l’intenzione di annettere un’area del Polo nord grande circa 1,2 milioni di chilometri quadrati particolarmente ricca di risorse naturali, agevolatoin questo dai mutamenti climatici che sciogliendo i ghiacci solo rendono più navigabile l’area favorendo lo sfruttamento della zona.

È stato infatti calcolato che sotto la calotta artica si trovino un quarto delle riserve energetiche mondiali, oltre a oro, nichel, stagno, manganese ed altri preziosi minerali.

Secondo il diritto internazionale non appartiene a nessuno stato anche se le cinque nazioni che si affacciano sull’Artico, oltre alla Russia, gli Usa, il Canada, la Norvegia e la Danimarca possono richiedere territori sottomarini a 200 miglia marine per fruttarne le risorse. La Russia però vuole annettere quel territorio in quanto parte integrante dello Scudo siberiano e sarebbe quindi un’appendice della piattaforma continentale russa delimitata da quella che viene chiamata dorsale di Lomonosov, che si estende sott’acqua dalla Siberia all’estremità Nord Occidentale della Groenlandia per più di 1.700 km, ed è unita direttamente al territorio della Federazione Russa.

A rafforzare le richieste di Mosca un emendamento della Convenzione Internazionale in base alla quale gli altopiani sottomarini, che iniziano da una certa piattaforma continentale, sono una estensione della stessa; per annettere un territorio, bisogna, dunque, dimostrare che la struttura della sua piattaforma continentale sia simile alla struttura geologica del proprio territorio; anche se di contro va registrata la Convenzione sul diritto del mare che stabilisce l’impossibilità per qualsiasi stato di estendere i propri confini territoriali fino al Polo nord.

La Russia ha iniziato a manifestare le proprie mire espansionistiche sul Polo nord nel 2007 con la missione Arktika, quando il mini sommergibile Mir-1ha raggiunto la profondità di 4.261 metri sul fondo dell’Oceano Artico, ovvero al di sotto del Polo Nord geografico, fissando sul fondale il vessillo nazionale.

Tutto però è ora fermo in attesa del 2014 quando Mosca potrà finalmente presentare all’apposita commissione Onu il dossier contenente le proprie rivendicazioni, anche se nel frattempo il ministro della Difesa Serdjukov ha già annunciato la decisione di dislocare e creare due speciali brigate artiche con basi nell’estremo Nord del paese a Murmansk e ad Arkhangelesk, dove già esistono strutture della marina, e di individuare nuove località come Yamal, molto più a Nord dell’Alaska, dove esiste già il progetto di una centrale di liquefazione del gas estratto sotto il fondale marino.

Anche i due giganti nord americani presenteranno all’Onu le proprie richieste in materia, con il Canada impegnato in una disputa diplomatica e non solo con la Danimarca per lo scoglio noto come isola di Hans, nello stretto strategico di Nares, mentre Oslo e Mosca disputano sui diritti nel ricchissimo mare di Barents.

Per il diritto del mare l’Artico non appartiene e non deve appartenere a nessuno ma non escludiamo che per evitare contrasti e reciproci veti l’Onu decide di spartire tra i richiedenti il Polo nord.

 

 

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