(ASI) Avverrà oggi in Argentina l’avvicendamento tra il presidente uscente il liberista Mauricio Macri e quello entrante il peronista Alberto Fernandez. La cerimonia avverrà come da tradizione alla Casa Rosada.

Con il cambio di Capo di Stato ci sarà anche un forte mutamento della politica economica del paese dei rapporti con i vicini.

Ad officiare la cerimonia sarà il presidente del Senato e vicepresidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, già capo di stato prima di Macri.

Nelle presidenziali vinte nel 2015, Macri aveva promesso una lotta senza quartiere alla corruzione e una gestione onesta, volta a rimettere in ordine i conti del Paese, per “aprire l’Argentina al mondo ed ottenere gli investimenti esteri necessari ad una crescita produttiva virtuosa”. Alla fine tutto o quasi si era risolto con l’intervento del Fondo monetario internazionale (Fmi) che aveva imposto a Buenos

Aires severe misure di austerità, giudicate necessarie per un rapido ritorno all’equilibrio dei conti pubblici.

I risultati però non sono stati quelli sperati ed alla fine l’Argentina ha registrato un’inflazione  al 55%, un aumento della disoccupazione  del 9% e della povertà  del40%; inoltre molte imprese sono state costrette a chiudere i battenti.

Fernandez ha costruito la sua vittoria ponendo come priorità la lotta alla povertà, considerato un fenomeno paradossale nel Paese conosciuto come il “granaio del mondo”, e la ricostruzione di un modello produttivo, base di una nuova crescita e del rilancio dell'occupazione.

La principale sfida che attende il neopresidente è quella relativa al debito estero da molti considerato insostenibile tanto che molti analisti prevedono un nuovo default come quello del 2000.

Scontato che il nuovo governo riallaccerà i rapporti con quei paesi della regione, Venezuela in primis, che propongono un modello non liberista per allontanarsi da paesi come Colombia considerati bastioni di Washington.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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