Gli USA si dimostrano né buoni partner, né negoziatori affidabili. L'Iran se occorre è pronto ad abbandonare  in poche ore gli accordi del 2015 e a ritornare alla politica nucleare. Lo farà da una posizione migliore e di forza.

(ASI) Il presidente iraniano Hassan Rouhani, in occasione della sessione aperta del Parlamento di sabato scorso, è tornato a parlare del nuclare e sulla intesa raggiunta con il gruppo P5 + 12" ed in merito a  ciò si è cosi espresso: "Se gli USA continueranno a violare i termini dell'accordo ed ad imporre nuove sanzioni al Paese, la Repubblica Islamica dell'Iran, potrebbe uscire dal trattato sul programma nucleare nel giro di poche ore. Il Presidente iraniano avverte: "I nuovi funzionari dell'amministrazione statunitense dovrebbero avere ben presente che l'esperienza precedente fatta di minacce e sanzioni nei nostri confronti è stata un fallimento ed ha costretto, alla fine, i loro predecessori a venire al tavolo dei negoziati. Se preferiscono tornare a quei tempi, l'Iran ci tornerà, ma lo farà in una posizione migliore e di forza rispetto all'inizio dei negoziati sul nucleare ", Inoltre il Presidente Rouhani ha sottolineato il grande impegno profuso dall'Iran per arrivare all'accordo sul nucleare, Per cui l'importante esponente iraniano ha tenuto a precisare: "Coloro che cercano di tornare al linguaggio fatto di minacce e sanzioni sono prigionieri delle loro passate delusioni: si limitano a privarsi dei vantaggi raggiunti dalla pace, creando antagonismi fra gli Stati e paure", "Negli ultimi mesi il mondo ha testimoniato chiaramente che sono gli Stati Uniti, in particolare sotto la presidenza del signor Donald Trump, che ignora questo accordo internazionale, Oltre a questa intesa sul nucleare iraniano, l'amministrazione di Trump ha anche ignorato diversi altri accordi globali, mostrando ai suoi alleati che gli Stati Uniti non sono né un buoni partner, né negoziatori affidabili", ha rimarcato Rouhani.
Rouhani ha descritto l'accordo nucleare come un "modello per la pace", ma ha sottolineato, "il JCPOA non è e non sarà l'unica opzione per il Paese".
"Le osservazioni arrivano pochi giorni dopo che Trump ha ritenuto che l'Iran non rispettasse i termini dell'intesa sul nucleare, accusando Teheran di non 'vivere secondo lo spirito' di quel che lui definisce 'accordo orribile'.
Trump ha fatto ciò mentre l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (IAEA, AIEA Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica in italiano, ndr) ha ripetutamente segnalato che la Repubblica Islamica dell'Iran ha rispettato i termini dell'accordo nucleare".
Nonostante le affermazioni dell'AIEA, Washington ha recentemente approvato una serie di sanzioni anti-Iran. Per questo il capo della task force iraniana che controlla l'attuazione dell'accordo afferma che le sanzioni statunitensi hanno violato i principali punti del JCPOA.
"Mentre l'Iran l'accordo JCPOA, raggiunto nel luglio del 2015, si è sempre impegnata a mettere limiti sul suo programma nucleare in cambio della cessazione delle sanzioni nucleari imposte alla Repubblica Islamica". Ha concluso il suo intevento in Parlamento il Presidente iraniano Rouhani.

In pratica, da una parte, la Repubblica Islamica dell'Iran rispetta gli accordi sul nucleare siglati nel 2015 e ciò è certificato dall' autorità internazionale competente AIEA, dall'altra, gli USA , nonostante gli accordi presi, approvano nuove sanzioni. Da qui l'avvertimento del Presidente iraniano Hassan Rouhani agli USA che se continuerà la politica delle sanzioni  il suo Paese è pronto anche ad abbandonare l'accordo raggiunto nel 2015 con gli effetti collaterali che ne conseguiranno.

Alla luce dui questa situazione ricca di insidie, ci e domandiamo:

Perché gli USA vogliono lo scontro con la Repubblica Islamica dell'Iran?

Quanto il cambio di rotta  di Trump nella politica estera degli USA riguardo  agli accordi sul nucleare dell'Iran, voluti dal presidente Obama nel 2015,  sia dovuto ad una strategia indipendente tesa a far tornare gli Stati Uniti leader mondiali,  quanto esso, invece,  è condizionato dalla debolezza politica interna dell'ammnistrazione Trump ed infine, quanto piuttosto questa strategia è da considerarsi un'imposizione voluta dai gruppi di pressione interni filo-israeliani, dai poteri forti internazionali ed dagli apparati militari? 

A chi giova o giovano il crescendo di tensioni fra gli Stati in questo scacchiere?

Quali saranno le conseguenze?

Se ci dovessero essere, quali sono gli Stati e/o i gruppi di pressione che spingono gli USA a trasformare una situazione di  sostanziale pace, raggiunta faticosamente nel 2015 in quell' area geopolitica, in un clima di 'guerra' non solo diplomatica, le cui conseguenze negative sono certe e gli scenari imprevedibili?

Perché Stati nemici dell'Iran, i poteri forti internazionali ed USA vogliono questa strategia del caos, quando proprio gli accordi sul nucleare iraniano stanno contribuendo in quelle aree alla definitiva sconfitta del terrorismo, dell'ISIS (o Daesh) e di al Qaida?

Perché si cercano di cambiare gli equilibri proprio mentre si sta assistendo alla liberazione di ampi territori della Siria e dell'Iraq da ogni forma di fondamentalismo; successo politico-militare ottenuto anche grazie al coinvolgimento dell'Iran e della Russia nella lotta contro l'ISIS (o DAESH) e contro tutti i gruppi integralisti jihadisti presenti nella regione?

Semplici domande che spingono alla riflessione, stimolano i lettori all'approfondimento dell'argomento per cercare di rendere più chiari gli scenari, quali siano gli attori in campo e le dinamiche geopolitiche in atto. Quesiti che ci impongono di valutare anche quali rischi corre il mondo senza la ricerca della pace. Però, una cosa è certa, la storia ce l'ha insegnato che, in generale, la politica estera fatta di minacce, tensioni, sanzioni e scontro fra le nazioni ha sempre prodotto guerre, morti, distruzioni, emergenze umanitarie, caos e miseria.

Niger September - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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