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(ASI) Identità, tradizione e solidarietà sono i principi fondamentali che, da ben dieci anni, la Comunità Solidarista Popoli porta avanti nelle proprie azioni di volontariato in Birmania al fianco del popolo Karen e, più recentemente, in Libano, accanto ai profughi palestinesi.

Con queste parole inizia il resoconto dell’ultima missione che Popoli ha affrontato nelle zone controllate dai Karen nella Birmania orientale: “Proprio nel mese di marzo del 2001 un piccolo gruppo di volontari entrava a Kawthoolei, “la terra senza peccato”, per dare vita ad un progetto di solidarietà di cui non potevamo prevedere gli esiti precisi. Si trattava di una idea piuttosto inusuale, piena di difficoltà: andare in aiuto di una popolazione che subisce la continua repressione da parte di un governo militare votato alla causa del business mondialista, un regime che basa la propria “legittimazione territoriale” sulla eliminazione fisica dei gruppi etnici insediati da oltre 2.700 anni”. La guerra continua per la quale si batte il popolo Karen viene portata avanti con straordinaria tenacia da ben sessantadue anni contro la giunta militare birmana per ottenere quello che gli era stato promesso - e mai attuato - alla fine del secondo conflitto mondiale: una forma di autonomia e il rispetto delle proprie identità e tradizioni. Il trattato di Panglong, firmato dal governo centrale nel 1949, non fu mai rispettato a causa dell’uccisione del Generale Aung San – allora rappresentate del governo -, ad opera di militari golpisti. I generali oggi al potere, reggono il paese secondo quella che loro chiamano “la via birmana al socialismo”; in realtà, oltre al continuo sostegno che ottengono dalla Repubblica Popolare Cinese, sono in stretti contatti economici con molte multinazionali occidentali e sono pesantemente coinvolti con il ricchissimo business del narcotraffico. Ancora oggi, attraverso il terrore, gli stupri e la schiavitù, i militari birmani intendono destabilizzare la cultura e le tradizioni del Popolo Karen e cercano di dirigere più gente possibile nei campi profughi che si trovano in territorio thailandese e, come si legge nell’ultimo resoconto dell’associazione Popoli, “zelanti organizzazioni “umanitarie” avviano i Karen verso nazioni disposte ad accoglierli, come gli Stati Uniti, l’Australia, il Canada e la Norvegia. Il popolo Karen viene così disperso, diviene mano d’opera a basso costo per le fabbriche ed i fast food occidentali, affronta una durissima vita in ambienti ad esso sconosciuti, lontano dalla propria terra, dalle proprie tradizioni, dalla propria comunità”. Insomma, in poche parole, con un biglietto di sola andata e un permesso d’immigrazione garantita, si tende allo sradicamento e all’annientamento di popoli e culture millenarie. La Comunità Solidarista Popoli d’accordo con il Karen National Union (K.N.U.), al contrario, sostiene che i Karen devono rimanere nei loro territori e lottare per vivere nella loro terra da uomini liberi. Da quel lontano marzo del 2001 la Comunità Solidarista Popoli ha dato continuo e concreto sostegno ai civili e militari Karen, fornendo attrezzi per la lavorazione del legname e la coltivazione agricola; costruendo scuole e cliniche mediche mobili; fornendo continua assistenza sanitaria attraverso visite ed operazioni chirurgiche fatte da medici volontari sul campo e alla preparazione del personale Karen. “La missione appena conclusa – si legge nel sito di Popoli - ci ha permesso di verificare le condizioni di vita dei civili Karen. I nostri medici, Rodolfo e Roberto, assistiti dalle improvvisate infermiereRaffaella e Manuela hanno visitato centinaia di pazienti dei villaggi di Oo Kray Khee, Gawlamee, Nya Pe Tha, Paw Bu La Tha, Ko Pu Khee, Kaw Hser, riscontrando un generale e progressivo miglioramento della situazione sanitaria da quando siamo presenti nellarea con un sistema di cliniche fisse e di team mobili. Anche dal punto di vista dell’approvvigionamento alimentare abbiamo trovato condizioni positive: la popolazione appare discretamente nutrita, sebbene in un paio di villaggi fosse stato necessario fornire negli ultimi mesi riso, sale, pasta di peperoncino e pesce essiccato per mantenere accettabile il livello nutrizionale di alcune comunità”. Intanto, l’allarme sicurezza rimane alto per gli uomini del Colonnello della Special Black Force Nerdah Mya dell’esercito di liberazione Karen, per i possibili attacchi dell’esercito della giunta birmana che potrebbero verificarsi in qualsiasi momento. La missione della Comunità Solidarista Popoli di Marzo è finita, nuove missioni verranno effettuate prossimamente e, con la stessa motivazione di dieci anni fa, Popoli continuerà la sua lotta al fianco dei popoli contro il mondialismo.

Per conoscere le attività di Popoli, potete visitare il sito: www.comunitapopoli.org

Le foto dell’ultima missione sono state concesse in esclusiva ad Agenzia Stampa Italia dalla Comunità Solidarista Popoli.








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