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(ASI) Yerevan – Quello che ho avuto il piacere di visitare, qui in Armenia, non é un museo come gli altri, ma una vera e propria scuola di educazione alla pace. È un istituto scientifico di ricerca che non serve solamente a far conoscere le atrocità commesse nei confronti di un popolo inerme, ma, come affermava Hayk Demoyan durante l’intervista che proponiamo, serve anche perché non si ripetano più altri crimini simili contro l’umanità: “Se il Mondo lascia impuniti i massacri contro gli armeni, non è in grado di impedire altri massacri perpetuati a tutt’oggi”.
Il Museo Istituto scientifico del genocidio degli Armeni fu inaugurato nel 1995, quando l´Armenia commemorò l’ottantesimo anniversario del genocidio del proprio popolo nell´Armenia Occidentale e in Turchia, realizzato dai turchi ottomani nel 1915.  Il palazzo del museo fu eretto sull’altura di Tsitsernakaberd, nel territorio del monumento commemorativo alle vittime del genocidio. Al piano superiore di questo palazzo a due piani ci sono tre sale messe in semicerchio.

“Sono esposti documenti e fotografie, che rivelano la storia della preparazione e realizzazione del genocidio degli armeni da parte del governo turco. Inoltre, sono presentati documenti di varie organizzazioni internazionali, enti pubblici e governativi che hanno condannato il genocidio”, sottolinea Hayk Demoyan. Al piano inferiore si trovano i depositi dei documenti, la biblioteca, una sala conferenze, stanze di studio, dato che il museo é anche un centro scientifico di studio della storia del genocidio degli armeni.

“La disputa affonda le sue radici all’epoca della disgregazione dell’Impero ottomano - mi spiega Hayk Demoyan -. Fra il 1878 e il 1918 l’Impero ha perso l’85 per cento delle sue terre. La prima guerra mondiale appare come un’opportunità di riscatto. E allora, sotto la pressione dei “Giovani turchi, ”nazionalisti rivoluzionari” del partito Unione e progresso, nel novembre 1914 il sultano entra in guerra a fianco della Germania, contro gli Alleati e la Russia.” Interi villaggi di armeni vengono deportati verso l’interno dell’Anatolia, in carri bestiame o a piedi, la maggior parte delle persone morì di fatica. Non c’é dubbio sulle cifre, un delitto premeditato: un milione e mezzo di morti. La storia ufficiale turca espunge di fatto questo periodo dai libri di storia, e la parola “genocidio” dal suo vocabolario. “Impossibile ammettere che alle origini della gloriosa Repubblica di Atatürk ci sia un crimine contro l’umanità”, afferma il giovane direttore del Museo Istituto sul genocidio armeno.

Può spiegarci l’importanza di questo istituto-museo per l’Armenia?

Non si tratta di un museo dove vengono esposti vari oggetti raccolti per raccontare la storia, ma stiamo parlando di un Istituto scientifico di ricerca, dove lavorano accademici e scienziati. Qui si conserva la nostra storia e la nostra memoria; documentazioni, fotografie, testimonianze. Questo museo istituto é l’unico del suo genere nel Mondo, esiste uno simile negli Stati Uniti d’America ma è una costruzione modesta. Invece ci sono esposizioni limitati sul genocidio degli armeni esposti in diverse parti del mondo. Siamo lavorando con la Gran Bretagna per fare una importante esposizione e vorremo estenderla ad altri Paesi.

Ritiene che l’opinione pubblica internazionale sappia abbastanza di questo crimine perpetrato dalla Turchia?

Il genocidio armeno non é solamente un fatto della storia ma una questione della coscienza morale. Quando parliamo di genocidio si tratta di un vero crimine contro l’intera umanità. Quando esistono crimini di questo genere gli esecutori devono essere puniti dalle giurisdizioni. L’esecutore é la Turchia che nega addirittura il genocidio. I criminali devono essere giudicati dalla giustizia.

La comunità armena é presente ovunque ed é una comunità ben preparata. Come contribuisce a fare conoscere al mondo le responsabilità turche?

Tutt’ora le autorità turche negano questo genocidio ed é dovere morale non solo degli armeni ma anche della coscienza mondiale fare ogni pressione per denunciare gli esecutori del genocidio. Dico questo non solo per rendere giustizia al popolo armeno ma perché non avvengano di nuovo altri massacri simili. Se la comunità internazionale non renderà giustizia al popolo armeno non sarà in grado di impedire altri massacri contro gli innocenti che tutt’ora vengono perpetuati.

 

Come spiega l’odio turco verso gli armeni? Nel passato e tutt’oggi basta pensare che la Turchia, diversi anni fa, aveva chiuso il confine con l’Armenia sostenendo gli azeri contro gli armeni. Perché?

Bisogna cercare nelle radici e nell’ideologia su cui si basa lo Stato turco: ieri ed oggi, realizzare un Panislamismo guidato dalla Turchia. Per realizzare questo loro vogliono rimuovere gli ostacoli, cioè con la pulizia etnica; basta ricordare che dopo il massacro del 1914 furono massacrati gli abitanti di Izmir (Smirne), una città cristiana, ove furono uccisi i suoi abitanti e bruciata tutta la città. Bisogna cercare questa ideologia nella storia, va ricordato l’anno in cui venne deciso il massacro degli armeni dal sultano Abdul Hamid.

Chiudendo chiedo quale appello desidera rivolgere alla comunità internazionale e all’Italia in particolare…

Un’altra volta chiedo di fare giustizia nei confronti del popolo armeno. Noi siamo un popolo tollerante, non meritiamo di essere dimenticati. Fare giustizia per impedire altre tragedie, massacri che vengono perpetuati ovunque.

Talal Khrais – Agenzia Stampa Italia

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