Abbiamo intervistato Carlo Ghista Presidente Provinciale dei cuochi di Terni il quale precisa che: “Oggi le sagre guadagnano più di noi ristoratori”.

I ristoratori dell’Amerino sono sul piede di guerra e hanno aperto una vera e propria controversia con gli organizzatori di sagre. Ricordiamo che in Umbria ci sono 370 sagre.

È una 'guerra' tra 'poveri' quella in atto tra ristoratori e le Pro loco che spingono per la ripartenza delle sagre. Un braccio di ferro che è sempre esistito, ma, nel periodo mentre pre Covid, alla fine, i conti tornavano per tutti, ora rischia di avvelenare ancora di più i rapporti fra queste realtà. I ristoratori sono in grave difficoltà da un anno e mezzo a causa delle chiusure. Come finirà  questa querelle? Chi svolgerà un ruolo di intermediazione? Questa 'guerra' tra 'poveri' corre il rischio di fare solo feriti gravi. Se non peggio. 

  I gestori di ristoranti fortemente penalizzati da un crisi economica dovuta dal Covid-19, temono che le sagre spostino la clientela e rendano più difficoltosa la già faticosa ripresa dell’attività.  La richiesta che hanno fatto è che le sagre durino al massimo cinque giorni, non di più. Come previsto dal regolamento della Regione.  Il confronto è aperto e serrato. Ad esempio, a Guardea, nel ternano, sono state programmate quattro diverse feste da quattro giorni ciascuna (sagra dei tartufi, sagra degli gnocchi, sagra del cinghiale, festa degli arrosticini, Pork festival: un escamotage che, di fatto, aggira il divieto inserito in ordinanza regionale.

“Non sono contrario alle sagre” afferma Ghista – "ma ci vogliono regole certe per tutti. Secondo me sono diventate non più la festa patronale del paese come una volta ma si sono create delle associazioni per la loro organizzazioni e questo non va bene. Occorre tornare  ad una gestione tradizionale.  Bisogna fare come una volta in cui mangi i piatti locali con una durata di tre o 4 giorni giorni e basta”.

“Due mesi di festa e mi cambi i nomi della sagra ogni settimana” conclude- Ghista - "in pratica un mese e mezzo di sagre è questo che non va bene a noi ristoratori, è vero che dobbiamo tutti lavorare ma con lealtà, facendo la festa del tuo paese. Inoltre le sagre devono ottemperare tutte le restrizioni che subiscono i ristoratori. Oggi facendo queste sagre alla fine guadagnano più dei ristoranti”.

"Chi organizza e partecipa alle sagre in presenza deve, in ogni caso attenersi agli specifici protocolli e linee di settore che impongono le regole seguenti: mascherina obbligatoria per tutti i visitatori eccetto i bambini di con età inferiore a 6 anni.

Contingentare gli ingressi definendo il numero massimo di presenze in relazione agli spazi a disposizione, predisporre percorsi differenziati in entrata e in uscita per evitare  assemblamenti di persone, disporre dispenser per igienizzare le mani, assicurare il distanziamento tra i posti a sedere, pulire e sanificare gli ambienti." Una soluzione va trovata che venga incontro alle diverse esigenze delle due realtà. Il tutto tenendo conto del rigoroso rispetto del protocollo sanitario regionale. Va de se che va evitato che taluni ricorrano a degli escamotages per aggirare i regolamenti in vigore...

Laurent De Bai -per Agenzia Stampa Italia

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