(ASI) Continua il potenziamento dell’offerta di Trenitalia in materia di Alta Velocità. Mentre la principale azienda italiana nel campo del trasporto ferroviario continua a puntare sulle varie Frecce, i pendolari soffrono. Il tutto accade sulla linea direttissima tra Roma e Firenze.

Intercity: luci e ombre di Trenitalia

Malgrado il recente passato abbia dimostrato l’insostituibile funzione dei treni a lunga percorrenza (Intercity ed Intercity Notte), ed il forte gradimento da parte dell’utenza abbia costretto Trenitalia a rivedere i suoi piani per il futuro, ridando nuova linfa ed energie ai suddetti treni; è la stessa azienda a contraddirsi. Così, mentre da un lato si assiste alla rinascita dei treni intercity con nuovi standard di servizio e materiale ammodernato, dall’altro lato capita che per far passare quanti più treni Alta Velocità possibili gli intercity vengano ridotti a regionali o poco più.

  

Questo accade quando è necessario far recuperare un ritardo, o impedire la cancellazione di un treno Alta Velocità. In tal frangente le necessità commerciali, d’immagine e marketing, vanno sovente a cozzare con i limiti della fisica. Siccome lo spazio occupato da un treno non può essere occupato contemporaneamente da un altro convoglio, ecco che Trenitalia ha la soluzione al dilemma: sbattere fuori dalla linea veloce il primo treno non Alta Velocità, oppure cancellarlo proprio.

La fantasiosa procedura “d’emergenza” tra l’altro non prevede avvisi in tempo utile per i passeggeri. Ecco dunque che i passeggeri si ritrovano senza un mezzo per tornare a casa, oppure si ritrovano ad affrontare viaggi di durata doppia.

Tali procedure di Trenitalia per favorire l’Alta Velocità, unite a scelte di natura economica e strategica, sono peraltro estremamente simili a quelle che pochi mesi fa hanno dato inizio alla rivolta dei pendolari francesi contro le proprie ferrovie, pioniere dell’alta velocità in Europa.

Il comunicato del Comitato Pendolari

A tal proposito, in merito cioè ai disagi giornalieri dei viaggiatori della direttissima Roma – Firenze, riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa del Comitato Pendolari Roma – Firenze, facente parte del Coordinamento Comitati Pendolari umbro.

«Lasciate ogni speranza voi che pendolate!». In questo commento sul gruppo Facebook del Comitato pendolari Roma-Firenze sta la sintesi della giornata di ieri e delle ultime settimane.

Ieri sera i pendolari delle stazioni di Orvieto e Chiusi, quelli usciti da lavoro per prendere l'IC 598 delle 18.12 da Roma Termini, poi cancellato prima della partenza, e quelli del treno EN 294 delle 18.58 sono arrivati a Orvieto e Chiusi rispettivamente alle 21.35 e alle 22.03.

Tre ore e mezza o quattro per rincasare da lavoro. E non si tratta purtroppo di un'eccezione.

Nelle ultime settimane si va sempre più aggravando la situazione dei treni in uscita da Roma nel pomeriggio. I disagi, i ritardi, anche clamorosi, come quelli di ieri sera, i guasti, i dirottamenti in linea lenta (che comportano ogni volta un aumento del tempo di percorrenza di minimo 40 minuti) sono all'ordine del giorno.

Gli utenti delle stazioni di Orvieto e Chiusi, i territori dell'orvietano e della bassa Val di Chiana stanno subendo un disservizio grave e inaccettabile. Per i pendolari, ovvero cittadini che con grande tenacia, è il caso di dire a questo punto, e amore per le proprie città hanno scelto di restare o venire qui, di fare qui la propria vita (quanti in futuro continueranno a fare questa scelta?) e per i turisti, per chi viene in visita, per chi si aspetta di poter arrivare e partire in treno: ieri sera alle 20 c'era un'intera gita di persone al binario 1 della stazione di Orvieto, in attesa di un treno che sarebbe arrivato più di un'ora e mezza dopo.

Con grande preoccupazione osserviamo il continuo aumentare di tracce AV sulla Roma-Firenze, senza che sia messa in campo - così ci sembra - una più complessiva e organica riflessione su un utilizzo più razionale della linea Direttissima e del tratto Settebagni-Orte in particolare, che è sempre più sovraccarico di treni.

La Direttissima - lo ricordiamo - non è una linea dedicata all'Alta Velocità, per il banale motivo che non vi è una linea alternativa in grado di garantire in modo dignitoso ed efficiente il diritto alla mobilità dei nostri territori.

Agli amministratori di comuni e regioni chiediamo innanzitutto di sostenere con noi questo diritto, che non sta, lo abbiamo detto tante volte, nell'ottenere "la freccia" per la propria stazione - un fatto senz'altro importante ma che non risolve certo il tema della mobilità - ma nel garantire ai cittadini un collegamento affidabile ed efficiente.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

(ASI) Continua il potenziamento dell’offerta di Trenitalia in materia di Alta Velocità. Mentre la principale azienda italiana nel campo del trasporto ferroviario continua a puntare sulle varie Frecce, i pendolari soffrono. Il tutto accade sulla linea direttissima tra Roma e Firenze.

Intercity: luci e ombre di Trenitalia

Malgrado il recente passato abbia dimostrato l’insostituibile funzione dei treni a lunga percorrenza (Intercity ed Intercity Notte), ed il forte gradimento da parte dell’utenza abbia costretto Trenitalia a rivedere i suoi piani per il futuro, ridando nuova linfa ed energie ai suddetti treni; è la stessa azienda a contraddirsi. Così, mentre da un lato si assiste alla rinascita dei treni intercity con nuovi standard di servizio e materiale ammodernato, dall’altro lato capita che per far passare quanti più treni Alta Velocità possibili gli intercity vengano ridotti a regionali o poco più.

  

Questo accade quando è necessario far recuperare un ritardo, o impedire la cancellazione di un treno Alta Velocità. In tal frangente le necessità commerciali, d’immagine e marketing, vanno sovente a cozzare con i limiti della fisica. Siccome lo spazio occupato da un treno non può essere occupato contemporaneamente da un altro convoglio, ecco che Trenitalia ha la soluzione al dilemma: sbattere fuori dalla linea veloce il primo treno non Alta Velocità, oppure cancellarlo proprio.

La fantasiosa procedura “d’emergenza” tra l’altro non prevede avvisi in tempo utile per i passeggeri. Ecco dunque che i passeggeri si ritrovano senza un mezzo per tornare a casa, oppure si ritrovano ad affrontare viaggi di durata doppia.

Tali procedure di Trenitalia per favorire l’Alta Velocità, unite a scelte di natura economica e strategica, sono peraltro estremamente simili a quelle che pochi mesi fa hanno dato inizio alla rivolta dei pendolari francesi contro le proprie ferrovie, pioniere dell’alta velocità in Europa.

Il comunicato del Comitato Pendolari

A tal proposito, in merito cioè ai disagi giornalieri dei viaggiatori della direttissima Roma – Firenze, riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa del Comitato Pendolari Roma – Firenze, facente parte del Coordinamento Comitati Pendolari umbro.

«Lasciate ogni speranza voi che pendolate!». In questo commento sul gruppo Facebook del Comitato pendolari Roma-Firenze sta la sintesi della giornata di ieri e delle ultime settimane.

Ieri sera i pendolari delle stazioni di Orvieto e Chiusi, quelli usciti da lavoro per prendere l'IC 598 delle 18.12 da Roma Termini, poi cancellato prima della partenza, e quelli del treno EN 294 delle 18.58 sono arrivati a Orvieto e Chiusi rispettivamente alle 21.35 e alle 22.03.

Tre ore e mezza o quattro per rincasare da lavoro. E non si tratta purtroppo di un'eccezione.

Nelle ultime settimane si va sempre più aggravando la situazione dei treni in uscita da Roma nel pomeriggio. I disagi, i ritardi, anche clamorosi, come quelli di ieri sera, i guasti, i dirottamenti in linea lenta (che comportano ogni volta un aumento del tempo di percorrenza di minimo 40 minuti) sono all'ordine del giorno.

Gli utenti delle stazioni di Orvieto e Chiusi, i territori dell'orvietano e della bassa Val di Chiana stanno subendo un disservizio grave e inaccettabile. Per i pendolari, ovvero cittadini che con grande tenacia, è il caso di dire a questo punto, e amore per le proprie città hanno scelto di restare o venire qui, di fare qui la propria vita (quanti in futuro continueranno a fare questa scelta?) e per i turisti, per chi viene in visita, per chi si aspetta di poter arrivare e partire in treno: ieri sera alle 20 c'era un'intera gita di persone al binario 1 della stazione di Orvieto, in attesa di un treno che sarebbe arrivato più di un'ora e mezza dopo.

Con grande preoccupazione osserviamo il continuo aumentare di tracce AV sulla Roma-Firenze, senza che sia messa in campo - così ci sembra - una più complessiva e organica riflessione su un utilizzo più razionale della linea Direttissima e del tratto Settebagni-Orte in particolare, che è sempre più sovraccarico di treni.

La Direttissima - lo ricordiamo - non è una linea dedicata all'Alta Velocità, per il banale motivo che non vi è una linea alternativa in grado di garantire in modo dignitoso ed efficiente il diritto alla mobilità dei nostri territori.

Agli amministratori di comuni e regioni chiediamo innanzitutto di sostenere con noi questo diritto, che non sta, lo abbiamo detto tante volte, nell'ottenere "la freccia" per la propria stazione - un fatto senz'altro importante ma che non risolve certo il tema della mobilità - ma nel garantire ai cittadini un collegamento affidabile ed efficiente.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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