Economia in tilt, si riparte dal turismo. Gianni Lepre: “L’Italia è e resta la più ambita delle mete, mancano però le sinergie”

Lepre su turismo Italia(ASI) Due anni di pandemia hanno messo a dura prova il tessuto economico nazionale, per non parlare del Mezzogiorno d'Italia dove i problemi hanno trovato nel Covid-19 la cassa di risonanza perfetta. Intanto, tra attivazione del Pnrr, fondi europei dedicati e misure governative a contrasto della deriva economica, si cercano strumenti reali di rilancio e, manco a farlo apposta, i riflettori tornano a puntare sul turismo.

“La filiera per antonomasia, l’espressione assoluta del Made in Italy - ha esordito Gianni Lepre, opinionista economico del Tg2, notista dell’Agenzia Stampa Italia e di Italpress - una vocazione naturale che nessun Paese al mondo può annoverare, ma disgraziatamente posta nel dimenticatoio pubblico e tirata fuori a scadenza elettorale. Oggi la scadenza è ben lungi dall'essere elettorale, ne abbiamo una molto più pressante, si tratta della tenuta dell’economia nazionale, quindi si torna a parlare di Turismo”. Non nasconde il sarcasmo, il noto economista che tra le altre cose è presidente del Club delle Eccellenze e Segretario generale di OroItaly: “In soli 2 anni non solo la Costituzione ma le nostre vite sono state rivoltate come calzini, alla ricerca di  dilettanteschi espedienti per continuare ad avere l'illusione di superare un virus, che di per se stesso è letale, ma mai quanto l'approssimazione e la negligenza di una classe dirigente allo sbaraglio in un Paese già attanagliato da mille problemi”. Lepre ha poi continuato: “Finalmente la parola turismo è tornata di moda, anche in considerazione del fatto che l'Italia è e resta la meta più ambita del turismo di massa, ma ciò che manca in maniera assoluta e deflagrante, sono le sinergie, le larghe intese tra gli  Enti di promozione e le imprese che fanno accoglienza; per non parlare delle infrastrutture da terzo mondo che il nostro Paese continua ad ostentare nel terzo millennio”.  Il prof. Lepre ha poi concluso: “Aver legato le nostre vite e le nostre economie al Covid è stata da una parte una scelta obbligata dalla convenienza, e dall'altra una decisione scellerata perché ha ridotto il potere di tutto compreso quello dell’eccellenza. In questo, come Sistema Italia, stiamo continuando a pagare gli errori commessi e quelli che si continuano a commettere nel nome di una pandemia sanitaria a cui abbiamo permesso di distruggere le fondamenta dell’economia mondiale, consegnando il mondo nelle mani dell'industria farmaceutica e di pochissimi super ricchi, super potenti e super spietati”.

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