Martedì, 4 Agosto 2026
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Cultura

Il Pugitopo. Indignados, leggi speciali, mistificazioni speciose

(ASI) E’ bastata una mezza giornata di guerriglia urbana scatenata da qualche decina di facinorosi per invocare il ritorno a nuove leggi speciali che sospendano i diritti costituzionali, come la famigerata legge Reale che, negli anni settanta quando fu promulgata, fece classificare l’Italia come uno dei Paesi occidentali di minore tasso democratico.

Di Redazione ASI 24 Ottobre 2011 – 00:14 3 min di lettura
 Poco basta ai nostri politici ed alla classe dirigente in senso lato (mondo dell’informazione, dell’economia, boiardi di stato etc.) per tentare disperatamente di occupare la scena, ricucire una verginità da tempo compromessa e distogliere l’attenzione dai problemi seri e veri che non sono capaci di affrontare con la loro insipienza.

Da destra tuonano i caporali di giornata in servizio permanente effettivo d’ordine e rigidità (che è l’opposto del rigore, ben s’intenda): uno per tutti, Gasparri, cui viene sistematicamente affidata la missione impossibile di far credere l’incredibile e cioè che tutto va bene. Dal centro fanno eco i perbenisti che, nelle stesse ore, con la destra omaggiano a Todi le gerarchie ecclesiastiche e fanno professione di valori caritatevoli, mentre con la sinistra vorrebbero porgere allo Stato più armi repressive contro i cittadini. Da sinistra (benché l’attribuzione a questa parte è del tutto figurativa, come ben si sa) anche Di Pietro invoca nuove leggi manganellatrici, tanto per non perdere agli occhi degli italiani il ruolo del fustigatore morale di tutto e di tutti, meno che di se stesso.

A tutti costoro, senza distinzioni, danno cassa di risonanza benevola i soliti immancabili e puntuali media-prestigiatori che fanno impallidire il Minculpop per la loro capacità mistificatoria davvero speciale, oltreché speciosa.

L’effetto, voluto, di tutto questo fervore è che, mentre qualcuno lavora ardentemente a preparare scenari da ennesima ammucchiata da unità nazionale (guarda caso, anche ai tempi della Legge Reale c’era l’unità nazionale) le questioni pur legittime poste dalle manifestazioni svoltesi in tutto il mondo sono passate in secondo ordine.

Dunque, non si parla dei problemi degli aiuti dati alle banche con i soldi dei cittadini; della predominanza della finanza senza volto e senza patria che condiziona la vita dei popoli; dei privilegi delle caste varie protetti con protervia da ogni intervento che li intacchi a fondo. Tutti problemi che il movimento degli indignados a livello mondiale ha posto.

E lasciamo perdere, sia detto per inciso, che qualche acuto commentatore ha detto che, in fondo, presso alcune frange degli indignados italici, a differenza che nel resto del mondo e come loro genuina cifra specifica, non fosse proprio del tutto estranea una “cultura” della violenza e dell’intolleranza ereditata da certa sinistra extraparlamentare d’antan.

Resta il fatto che i problemi posti dal movimento a livello mondiale hanno una loro consistente sostanza e postulano approcci e soluzioni epocali. Dunque, meriterebbero un’attenzione assoluta. Invece no. Invece si parla dei black block e si oscurano quei problemi. E sui black block e le loro (sia chiaro) intollerabili violenze si esercitano politici di tutte le parti, direttori di giornali ed opinionisti, manager editoriali ed imprenditori della comunicazione, finanzieri e padroni vari del pensiero. Vorremmo da tutti loro, invece, analisi serie, approcci innovativi, scelte coraggiose e risposte convincenti su come affrontare la crisi economica ed i suoi effetti devastanti, la crisi di credibilità della politica e le sue conseguenze altrettanto dirompenti per il sistema democratico.

Forse si pretende troppo dai destinatari della richiesta, ce ne rendiamo conto. Ma allora, come dicono gli indignados (anche buona parte di quelli italiani, tolte le frange intolleranti) sarebbe bene che costoro, semplicemente e in coscienza, si facessero da parte.

Nota della Redazione

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