(ASI) Molto interessante è questa mostra, in corso di svolgimento al Macro (Museo d'arte contemporanea) di Roma, sui Pink Floyd, in programma fino al primo luglio 2018.
Mostra che sta riscuotendo un grande successo, si pensi che in particolare nei fine settimana, viene registrato un afflusso di presenze che si aggira intorno ai 1500 visitatori al giorno.


L’Exhibition, dopo Londra, approda a Roma, in un luogo molto vicino al “Piper”, storico locale "alternativo" di quel tempo, nel quale i Pink si esibirono (prima assoluta in Italia) nel 1968.
Il percorso museale segue la cronologia della band, a cominciare quindi dagli inizi con il mitico Syd Barrett, ideatore e fondatore della band, oltre che profondo innovatore musicale e ispiratore di molti musicisti famosi.
La mostra presenta molte foto, alcuni dipinti, strumenti utilizzati dai Pink, molti video, didascalie esplicative, oggetti e figure usati in scena (tra cui le figure giganti relative ad “Animals” e “The Wall”, in un contesto dinamico, interattivo e di sicuro impatto.
Si comincia con il periodo 1967 - 1970, quello che intercorre tra il primo disco ufficiale "The Piper at the Gates of Down" (interamente composto da Barrett), nel quale è doveroso ricordare l’innovativa “Interstellar Overdrive” e le varie “filastrocche” (tipiche anche queste della personalità musicale di Barrett): “Bike”, “The Scarecrow”, “Arnold Lyne” e molte altre.
Tutti brani che venivano eseguiti all’”UFO Club”, locale nel quale i Pink Floyd hanno iniziato la carriera dal vivo, fino ad arrivare, in brevissimo tempo, a dominare la scena underground- psichedelica inglese.
Dello stesso periodo è la realizzazione del capolavoro “Ummagumma” ed in seguito di una lunga serie di colonne sonore per film come “More”, “Zabriskie Point” di Antonioni, “La Vallèe”.
Si arriva poi al leggendario concerto che i Pink tennero nell’arena di Pompei, senza la consueta presenza del pubblico pubblico, in una dimensione quasi surreale ed in un contesto quasi anti - Woodstock (la manifestazione musicale che aveva segnato un epoca, radunando centinaia di migliaia di giovani, nella quale si esibirono gratuitamente le migliori band e musicisti rock del momento, in una sorta di manifesto dei “figli dei fiori”). I Pink ed il loro management decisero di dar vita a questo concerto situandolo in un’arena dalla immensa valenza storico culturale, realizzando un documentario che alterna le immagini della band a delle simulazioni di esplosioni vulcaniche del Vesuvio, a pezzi artistici – mosaicali delle ville pompeiane, dal grande impatto evocativo ed in una dimensione di introspezione molto accentuata.

Il periodo successivo è quello che caratterizza l’affermazione, il successo e la consacrazione definitiva della band nello scenario musicale mondiale.
Con Atom Heart Mother (chi non ricorda la copertina con la mucca!), per l’intero lato A, tra cori ancestrali, rumori di motociclette, musica classica e pezzi rock, viene introdotto lo stile di quelli che, in seguito, saranno chiamati “Concept Album”; l’anno successivo con “Middle”, il brano “Echoes” che dura ben 22 minuti, viene completato il lato A dell’LP.
E’ comunque con “The Dark Side of the Moon”, in particolare, e con “Wish You Were Here” (quest’ultimo dedicato proprio a Syd Barrett), che la band raggiunge la piena maturità nelle sonorità elettroniche, nei testi, nella coesione fra i membri della band, nelle immagini delle copertine (realizzate dal famosissimo studio fotografico Hypnosys) e nel clamoroso e meritatissimo successo.

Sarà con “Animals” (album i cui testi si riferiscono evidentemente alla fattoria di Orwell) e “The Wall”, che i Pink daranno vita per primi al cosiddetto “Rock Theatre” facendo entrare in scena le figure giganti che, sole, potevano gestire spazi enormi come gli stadi: luogo ormai naturale dei Floyd’s Concerts.

 

Tuttavia questo è il periodo in cui Waters diventa sempre più dispotico all’interno del gruppo: i lavori sono ormai quasi esclusivamente autobiografici e questo inevitabilmente porterà ad una crisi dei rapporti fra i quattro componenti, la quale si risolverà con l’allontanamento prima del tastierista Richard Wright e successivamente, dopo “The Final Cut” (album dal titolo profetico), quasi interamente dedicato alla scomparsa del padre di Waters, ucciso in guerra in Italia, ad Anzio, allo scioglimento del gruppo.

 

I Pink Floyd si riunirono successivamente senza Roger Waters e compilarono altri tre album, anche questi ben documentati dalla splendida mostra che chiude il suo percorso con un mini concerto, in cui si possono ascoltare in una sala piena di luci e di effetti sonori “Arnold Lyne” e “Comfortably Numb”, quest’ultima eseguita in occasione dell’ultima reunion temporanea, avvenuta nel “Live Aid” del 2005.

Consiglio vivamente di visitare questa mostra, per la sua valenza artistica, per la gentilezza del personale di sala e per far memoria di una delle band più importanti del panorama musicale contemporaneo.

 

 

Roberto Sannipola - Agenzia Stampa Italia

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