(ASI) Il Cristo velato : magia, alchimia, arte ?(ASI) E’ una delle opere più belle ed affascinanti di tutto il panorama scultoreo mondiale. Il soggetto dell’opera è rappresentato a grandezza naturale; il corpo trasfigurato dalla morte, adagiato su un giaciglio. Il capo su una coppia di cuscini, ai piedi gli strumenti del martirio: chiodi e corona di spine. La scultura venne commissionata nel 1753 da Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, ed oggi è conservata nella cappella del principe, nel cuore di Napoli.                                 
Non ci sono parole che possono descrievre le emozioni che suscita la visione dell’opera di Sanmartino.

.La magistrale resa del velo, che ricopre il corpo del Cristo, trasmette un’immagine talmente vivida e verosimile che ha portato alla nascita di una leggenda incredibile

MAGIA1 ALCHIMIA o ARTE SUBLIME?

Il “Velo “ si è “marmorizzato”, dando vita alla scultura così come la conosciamo. Questo prodigio sarebbe stato possibile grazie alle conoscenze alchemiche del suo committente?

Certamente la personalità molto eccentrica e la grande cultura del principe di Sansevero hanno necessariamente fatto pensare ad un “quid “ di magico, demoniaco, frutto di pratiche alchemiche, e che come tutti gli alchimisti fosse, quindi, in possesso di quei mezzi che gli avessero concesso la possibilità di alterare la natura stessa dei metalli e delle sostanze. Il grande Antonio Canova arrivò, addirittura, a sostenere che avrebbe felicemente barattato dieci anni della propria vita pur di poter vantare la paternità della scultura del Sanmartino. È evidente che siamo dunque al cospetto di un lavoro straordinario, gioiello di tecnica, in grado di suscitare grandi emozioni e commozione negli occhi di chi ha la fortuna di ammirarlo.

Nulla di tutto questo! Anche se nell’immaginario collettivo sarebbe stata la risposta piu certa e condivisbile.

Dei documenti d’archivio smentiscono ogni “alchmia e magia” e riportano

al “quotidiano”ogni spiegazione. Giuseppe Sanmartino ha lavorato su un unico blocco di marmo e nel contratto ( A.D 1752) con cui il di Sangro commissionò l’opera all’artista napoletano si legge: “E per me gli suddetti ducati cinquanta gli pagarete al Magnifico Giuseppe Sanmartino in conto della statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo”. Fu dato un acconto di cinquanta ducati a favore di Sanmartino firmato dal committente (il costo complessivo della statua ammonterà alla ragguardevole somma di cinquecento ducati).

 

 

 

 

 

 

 

Ecco il testo della “fede di credito” di 50 ducati emessa dal Banco di Santissimo Spirito il 16 dicembre 1752:

Ed ancora, sempre lettere d’archivio spedite dal principe al fisico Jean-Antonie Nollett e all’accademico Giovanni Giraldi viene ribadito il fatto che il sudario fu realizzato dallo stesso blocco di marmo dal quale è stata ricavata l’opera nella sua interezza.

Lo stesso Giangiuseppe Origlia, il principale biografo settecentesco del di Sangro, specifica che il Cristo è tutto ricoperto d’un lenzuolo di velo trasparente dello stesso marmo

Il tutto confernato da studi scientifici più razionali e veritieri!

Fatto sta che sia il personaggio , la sua aurea magica ed alchemica, misteriosa, la bellezza dell’opera, il suo fascino, fanno sì che questa storia e questa scultura conservino ancora dei toni misteriosi e leggendari. È anche grazie a questi racconti straordinari ed a queste ricchezze culturali che Napoli accresce il proprio fascino il quale la rende unica al mondo.

 

Mauro Norton Rosati di Monteprandone De Filippis Dèlfico - Agenzia Stampa Italia

 

Fonte foto: By Liberonapoli (Own work) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

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