(ASI) Raccontare storie potenti che possono influenzare il mondo che ti circonda. Migliorare la tecnica, chiarire la propria visione sulle cose che accadono vivendole e documentandole in prima persona, seguendo un vero assignment giornalistico.

Un viaggio nella Thailandia nascosta, da Bangkok in direzione sud, per poi risalire fino a Chiang Mai passando per Mae Sot lungo il confine con la Birmania, vivendo le storie, le persone ed i luoghi di questo straordinario Paese.

Durante il viaggio in Thailandia, fuori da ogni rotta turistica, ogni partecipante seguirà un argomento assegnato, entrerà a contatto diretto con comunità locali e vivrà in prima persona le situazioni e il quotidiano che poi andrà a documentare.

L’obiettivo principale del workshop organizzato dal reporter Fabio Polese e dal fotoreporter Gabriele Orlini è quello di acquisire i processi e una visione approfondita, quindi le esperienze della fotografia documentaria in condizioni di “vita vera”, seguendo un assignment finalizzato a una pubblicazione fotogiornalistica e di reportage.

Thailandia Journey è suddiviso in due periodi e due zone geografiche indipendenti e l’itinerario di massima può subire variazioni in base alle eventuali situazioni createsi nel paese, o per esigenze di progetto oppure imprevisti in genere. Il margine operativo sarà molto flessibile per permettere a ognuno di vivere quest’esperienza nel migliore dei modi.

La guida di Fabio Polese e Gabriele Orlini garantirà la giusta direzione nello sviluppo del proprio assignment e sarà un continuo supporto al lavoro sul campo di ognuno.

1° PERIODO: THAILANDIA del SUD | 18-26 ottobre 2017

Il nostro viaggio nella Thailandia nascosta inizia a bordo delle tipiche Long tail booats tra i canali del fiume Chao Phraya a Bangkok. E poi alla Turtle House, la dimora di Tiziano Terzani nella capitale del Paese dei Sorrisi che ispirò «Un indovino mi disse». Giusto il tempo di sistemare lo zaino e partiremo in direzione sud, facendo tappa a Pattaya. Qui passeremo una giornata insieme ad alcuni bambini vittime di violenza che, grazie ad una piccola associazione, hanno ritrovato il sorriso e la voglia di vivere. Poi andremo alla ricerca dei Moken, gli ultimi nomadi del mare che vivono tra le ottocento isole dell’arcipelago di Mergui, al largo delle coste meridionali della Birmania e in quelle lungo la costa occidentale della Thailandia, nel mare delle Andamane. Questo popolo ancestrale, che conta ormai poche migliaia di persone, vive prevalentemente in acqua, all’interno delle tipiche imbarcazioni chiamate Kabang. La vita dei Moken è strettamente legata all’oceano e si dice che bambini imparino a nuotare ancora prima di imparare a camminare. Grazie al loro legame con il mare e la natura e grazie alla conoscenza dei venti e dei cicli lunari, sono riusciti a salvarsi dal tremendo tsunami che nel 2004 ha colpito le coste del Paese asiatico.

2° PERIODO: THAILANDIA del NORD | 28 ottobre - 6 novembre 2017

Anche la seconda parte del viaggio nella Thailandia nascosta parte tra le acque del Chao Phraya a Bangkok e alla Turtle House. Da qui, in volo, ci sposteremo a Mae Sot, una cittadina lungo il confine con la Birmania nella provincia di Tak, viva di giorno – con i suoi chiassosi mercatini pieni di colori e fortissimi odori – e deserta di notte. Conosciuta alla cronaca soprattutto come spartiacque per centinaia di migliaia di profughi, traffici legali e anche illegali, come armi, droga e pietre preziose. Visiteremo un orfanotrofio e una clinica che si occupa di dare una prospettiva di vita dopo le cure, pillole di futuro per le etnie in fuga dall’ex regime di Rangoon. E poi ancora più a Nord. A bordo di un pullman raggiungeremo Chiang Mai e i villaggi vicini nella giungla, tra templi, monaci e tribù ancestrali. Negli ultimi giorni assisteremo al festival delle lanterne, con le sue luci, i suoni e i profumi che rendono magico questo Paese.

Tutto il programma: http://www.gabrieleorlini.com/thailandia-journey/

Iscrizioni fino al 15/9. Posti a numero limitato. Ci si riserva il diritto di valutare l’idoneità dell’iscritto al workshop.

FABIO POLESE, classe 1984, è giornalista e fotoreporter. Ha realizzato reportage in diverse zone calde del mondo, dal Libano alla Thailandia, passando per Irlanda del Nord, Donbass, Kosovo, Bangladesh, Birmania, Filippine, Cambogia, Vietnam. Ha pubblicato: Le voci del silenzio. Storie di italiani detenuti all’estero (Eclettica Edizioni, 2012), Strade di Belfast. Tra muri che parlano e sogni di libertà(Eclettica Edizioni, 2015) e I Guerrieri di Dio. Hezbollah: dalle origini al conflitto in Siria (Mursia, 2017). È autore di due mostre fotografiche: Kawthoolei, scatti in zone di guerra nella Birmania Orientale e Popoli in lotta.

GABRIELE ORLINI, fotoreporter, scrittore, viaggiatore. Triestino di nascita, milanese d’adozione, porteño per destino, appena può ama ritornare nella sua amata Buenos Aires. Ha lavorato in Africa (Camerun, RD Congo, Tanzania, Mozambico, Angola, Zambia), in India, nel Bangladesh, in Argentina, in Venezuela, nei Territori Palestinesi Occupati e nelle zone di crisi e guerra nel Medio Oriente. Parla di profughi e delle loro speranze, di abuso sessuale e di violenza sulle donne dall’Africa al Sud America, di bordelli e di bambini soldato, di emarginati ma anche di sorrisi. Vincitore di numerosi premi internazionali, crede fortemente che la fotografia debba arrivare prima del nome del suo autore, per rispetto delle storie che porta con sé.

 

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