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Cinema

In Italia Mohammad Bakri, il regista palestinese autore di "Jenin, Jenin", e acclamato interprete di "Wajib"  

(ASI) Mohammad Bakri è il nome più noto del cinema palestinese,  da molto tempo anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. Molti i riconoscimenti come attore di teatro e di cinema,  regista e documentarista. Tra i più recenti, il premio come miglior attore al Festival Internazionale del Cinema di Dubai del 2017 e l'Arab Critics Award al Festival di Cannes del 2018.

Di Fabrizio Federici 28 Ottobre 2018 – 14:38 3 min di lettura

 

(ASI) Mohammad Bakri è il nome più noto del cinema palestinese,  da molto tempo anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. Molti i riconoscimenti come attore di teatro e di cinema,  regista e documentarista. Tra i più recenti, il premio come miglior attore al Festival Internazionale del Cinema di Dubai del 2017 e l'Arab Critics Award al Festival di Cannes del 2018; entrambi per il film “Wajib - Invito al matrimonio” diretto da Annemarie Jacir, che lo vede protagonista insieme al figlio Saleh ( uscito nelle sale italiane ad aprile scorso, il film narra - con affettuosa ironia - l' "odissea" di un padre e un figlio, palestinesi, che a Betlemme girano dall'alba al tramonto per consegnare a mano tutti gli inviti al matrimonio della propria figlia, e sorella, minore). 
     ll nome di Bakri, tuttavia,  è conosciuto a livello internazionale anche per i guai  giudiziari che continua a subire dal 2002, anno d' uscita del suo documentario "Jenin, Jenin", sulla distruzione del campo profughi di Jenin, nel nord della Cisgiordania. Commessa dall’esercito israeliano in una delle tante operazioni dell’offensiva militare ribattezzata “Scudo difensivo”, durante la seconda Intifada:  scattata pochi giorni dopo l'attentato suicida d' un terrorista a Netanya( 27 marzo), in una festa di  nozze ( che aveva causato 30 morti e 140 feriti). 
 Con quest'operazione, la più grande in Cisgiordania dopo la Guerra dei sei giorni del 1967, l' esercito israeliano invase Betlemme, Nablus, Jenin ( ritenuta punto d' arruolamento di varie formazioni terroristiche) e altre città cisgiordane. Uscito a giugno del 2002 , “Jenin, Jenin” documenta il punto di vista palestinese su una delle pagine più tragiche d' una campagna militare che, tra il marzo e l’aprile 2002, provocò oltre 500 morti, migliaia di feriti, l’invasione di diverse città palestinesi, blocchi stradali e coprifuoco. Tra il 3 e il 18 aprile, a Jenin morirono oltre 50 palestinesi, e il campo profughi fu raso al suolo. 
. . La proiezione del film fu vietata in Israele per due anni, mentre Mohammad Bakri, da allora, subì varie campagne diffamatorie e un processo per vilipendio e diffamazione, sulla base delle denunce di alcuni militari israeliani che chiedevano centinaia di migliaia di euro di risarcimento. Molti cineasti italiani (tra cui Mario Monicelli, Mario Martone e Saverio Costanzo) si mobilitarono da subito in difesa del regista, mentre decine di proiezioni di “Jenin, Jenin” furono organizzate senza autorizzazione. Anche grazie a loro, nel 2006, Bakri fu assolto. Ma  è del 2016 una nuova denuncia (sempre da parte di un militare israeliano), che il prossimo 3 gennaio lo porterà di fronte a un tribunale, per affrontare una richiesta di risarcimento di 2 milioni e 600mila shekel (circa 627mila euro). 
   Come già dieci anni fa, il mondo del cinema e dello spettacolo italiano è sceso in campo in segno di solidarietà col regista e in difesa della libertà di espressione artistica, lanciando la campagna #IoStoConBakri. Tra le tante firme in calce all’appello, anche quelle dei registi Bertolucci, Martone, Maselli, Montaldo, Taviani, Giordana e Vicari; di attori come Elio Germano, Isabella Ragonese e Valerio Mastandrea, e dei direttori dei festival di Venezia e Berlino.
    Proprio in questi giorni, Mohammad Bakri è in Italia per un tour di presentazioni, proiezioni e dibattiti. La prima tappa è stata Roma il 16 ottobre; le successive saranno Napoli, Brescia, Bologna, Torino, Venezia-Mestre, Milano e infine Firenze, il 26 ottobre.

Fabizio Federici 

 

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