Retrospettiva Giulio Questi

Il CSC- Cineteca Nazionale e il Torino Film Festival festeggiano i novant’anni di Giulio Questi con una retrospettiva, curata da Domenico Monetti, Emiliano Morreale, Luca Pallanch. Il regista e scrittore Giulio Questi, recentemente vincitore del premio Piero Chiara per la raccolta di racconti Uomini e comandanti (Einaudi, 2014), ha rievocato la sua avventurosa esistenza nel volume Se non ricordo male. Frammenti autobiografici raccolti da Domenico Monetti e Luca Pallanch (Rubbettino editore, in collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale, 2014).

 

Partigiano, collaboratore del «Politecnico» di Vittorini, attore per caso per Fellini ne La dolce vita e per Germi in Signore & Signori, aiuto regista di Zurlini e Rosi, amico e collaboratore ombra di Antonioni. È diventato famoso nella Roma anni Cinquanta per aver fatto cadere in Lambretta Pratolini. Ha fatto coppia con il geniale montatore Kim Arcalli. Ha girato il mondo con il produttore Daniele Senatore: insieme hanno tirato coca nel bagno di Richard Burton, dormito nel letto della Loren a Central Park, aperto uffici a New York, Los Angeles e Cartagena. Si è divertito con Gabriel García Marquez nell’isola di Baru. Insomma, nella vita non si è fatto mancare nulla…

 

A Torino si potranno rivedere il western di culto, interpretato da un magnetico Tomas Milian, Se sei vivo spara (1967); la versione integrale e vista solamente all’epoca del visionario thriller pop con Trintignant e Lollobrigida, La morte ha fatto l’uovo (1968), l’etnografico Arcana (1972) con Lucia Bosé e il gotico Il passo, episodio di Amori pericolosi (1964). Verranno, inoltre, proiettati alcuni suoi cortometraggi realizzati in totale solitudine, autarchici e fuori dagli schemi, editati in dvd dalla Ripley’s con il titolo By Giulio Questi.

Durante il Festival, verrà presentata l’autobiografia di questo «Buñuel della Val Brembana», come al tempo lo definì uno spettatore d’eccezione, Oreste Del Buono.

 

Profondo rosso di Dario Argento

Il CSC-Cineteca Nazionale, in collaborazione con Rti, presenta il restauro digitale di Profondo rosso (1975), capolavoro del maestro dell’horror Dario Argento. Film indimenticabile: per il geniale puzzle narrativo, per l’esasperante suspense, per la presenza del protagonista di Blow-up David Hemmings, per il clamoroso ritorno sulle scene della diva dei telefoni bianchi Clara Calamai, per l’inquietante colonna sonora, in cui il rock progressive dei Goblin incrocia le sonorità jazz di Giorgio Gaslini, per la capacità di racchiudere e portare a compimento l’irripetibile stagione del thriller all’italiana. Un vertice della cinematografia italiana, conosciuto, studiato e imitato in tutto il mondo.

Il restauro digitale è stato eseguito presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata (Bologna), avvalendosi della collaborazione di Luciano Tovoli, direttore della fotografia dei film di Argento ma anche di De Seta, Antonioni, Pialat.

 

NOTE DI RESTAURO

 

Il film fu realizzato da Dario Argento – con lo scomparso Luigi Kuveiller Direttore della Fotografia – utilizzando il sistema di ripresa Techniscope, inventato nei laboratori romani della Technicolor nei primi anni Sessanta.

Invenzione – poi  brevettata dalla multinazionale USA – che sposava alto artigianato artistico – marchio doc del cinema italiano  da sempre – e razionalità tecnico-industriale: si utilizza il negativo standard 35 mm ma riprendendo  fotogrammi più piccoli – la metà – ciascuno “alto”  solo due perforazioni anziché le quattro canoniche, risparmiando così il 50% di pellicola; poi l’immagine viene “gonfiata” fino a raggiungere in altezza le quattro perforazioni, ma date le proporzioni rettangolari del fotogramma, questo raddoppio di altezza è più che un raddoppio in larghezza così che nel duplicato l’immagine viene anamorfizzata e così si ha un formato Cinemascope da una ripresa ordinaria, aggiungendo al risparmio di materia prima il prodotto finale di maggior spettacolarità.

Se il primo film italiano – e probabilmente il primo in assoluto – realizzato con il nuovo sistema fu IERI, OGGI E DOMANI nel 1963, l’elenco dei titoli che utilizzarono il sistema negli anni seguenti è un magnifico campionario del miglior “cinema-cinema” del tempo: PIERROT LE FOU uno dei tanti fra gli stranieri e, fra gli italiani, tutti western di Sergio Leone e i primi film di Dario Argento (la “trilogia”).

La rivoluzione digitale in corso ha offerto all’arte cinematografica molte nuove opportunità, anche sul piano creativo e delle risorse per il restauro dell’immagine; ma al contempo, con la brusca accelerazione imposta da esigenze soprattutto di mercato prima che industriali, implicando in tempi rapidissimi la dismissione della pellicola come medium di diffusione delle opere cinematografiche sul grande schermo – che è la destinazione genetica naturale e significativa di un film come questo – ha drasticamente limitato le potenzialità espressive e di trasmissione al pubblico di gran parte del patrimonio cinematografico dei primi 120 anni della Settima Arte.

Il progetto di restauro per via digitale varato dalla Cineteca Nazionale risponde quindi all’esigenza di continuare a offrire sul grande schermo anche nell’era digitale questo come altri film coevi del nostro patrimonio: esigenza condivisa anche in altri paesi (la Francia in particolare fra i nostri partner europei) e alla quale si sta facendo fronte in varia misura nel contesto europeo con una politica culturale in via di evoluzione, in necessaria sinergia con le produzioni che detengono diritti e materiali originari delle opere.

Per PROFONDO ROSSO, il progetto della Cineteca si è avvalso della collaborazione di Mediaset, proprietaria dei materiali originari.

Le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio L’IMMAGINE RITROVATA (Bologna) dove il negativo Techniscope è stato acquisito digitalmente alla risoluzione di 2K (il formato standard corrente del cinema digitale) e le immagini digitali sono state restaurate per poi procedere alla fase più delicata del grading e della correzione del colore per restituire al film le intenzioni espressive originarie: per questo aspetto, il progetto si è avvalso della collaborazione eccellente e generosa di Luciano Tovoli.

Restaurata digitalmente anche la colonna sonora, il film è stato riprodotto su copia digitale (DCP: Digital Cinema Package) per la fruizione in sala; mentre i file digitali sono stati anche ulteriormente ricopiati su nastri LTO per la conservazione.

 

 

 

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