Pillole di storia: il massacro di Domenikon

(ASI) - Tessaglia (Grecia) martedì 16 febbraio 1943. In uno dei frequenti scontri con i partigiani greci dell’ELAS restarono uccisi nove soldati dell’esercito italiano di occupazione. 

La rappresaglia fascista fu immediata e spietata, coordinata negli ordini dal comandante delle forze italiane, generale Carlo Geloso. “Una lezione salutare” ebbe modo di affermare, con indicibile cinismo, il generale Cesare Benelli, nelle sua relazione alla fine della notte di sangue del 16 febbraio 1943. 

I reparti della 24a Divisione di fanteria “Pinerolo” e delle camicie nere “L’Aquila”, composti in parte da quelli che apparvero agli occhi dei contadini terrorizzati come “soldati ragazzini”, travolsero come un fiume in piena il villaggio di Domenikon, il più vicino al luogo dello scontro. 

Le povere case furono rapinate di quel poco che avevano e incendiate. La popolazione maschile, dai 14 agli 80 anni, fu rastrellata, torturata e, durante la notte del 16, alla luce dei fari degli automezzi militari, passata per le armi, con i corpi esanimi sepolti in fosse comuni. Le vittime accertate furono circa 150.

Da anni non è più un mistero che l’Italia, durante la Seconda Guerra mondiale, si è resa protagonista di azioni atroci, che rendono il suo passato opaco e truce, non più romanzabile mediante il vecchio mito degli “Italiani brava gente”.

Quello che però perplime e si carica eccome, di un discreto mistero, sono stati gli anni di silenzio assordante, istituzionali e politici, sui numerosi abomini perpetrati e mai puniti dai militari fascisti nelle aree balcaniche. 

Il massacro di Domenikon, di cui oggi ricorrono gli ottant’anni, rappresenta un caso clamoroso di giustizia negata, inconfessabilmente legato a quello dell’impunità assicurata ai criminali di guerra nazisti responsabili delle stragi commesse in Italia. Il massacro inaugurò una delle pagine più buie e ignobili dell’invasione fascista della Grecia. Nei successivi mesi di marzo e aprile, gli occupanti si resero responsabili della distruzione di circa duecento villaggi e dell’uccisione di centinaia di civili innocenti. L’intera Tessaglia, granaio della Grecia, fu messa in ginocchio. L’occupazione, le rappresaglie, i saccheggi e le requisizioni furono all’origine di una terribile carestia che provocò nell’intera Grecia un numero incalcolabile di vittime. 

Per approfondire e scandagliare la tematica, consiglio il libro del giornalista Vincenzo Sinapi, meticolosa e capillare ricostruzione degli eventi, frutto di un accurato lavoro: Domenikon 1943. Quando ad ammazzare sono gli italiani edita da Mursia. Un libro intenso, che si avvale dell’autorevole prefazione degli storici Filippo Focardi e Lutz Klinkhammer, con un’ampia panoramica dei fatti e, per quanto riguarda la mancata vicenda processuale in Italia, ne fornisce una giusta contestualizzazione, nel clima del dopoguerra. L’impunità dei colpevoli del massacro di Domenikon non è che un’altra vergogna che grava su quella decisione politica di barattare il salvataggio dei criminali di guerra italiani con l’impunità dei responsabili delle stragi naziste nel nostro paese

Emilio Cassese - Agenzia Stampa Italia

 

 

-Vincenzo Sinapi, Domenikon 1943: Quando ad ammazzare sono gli italiani, Prefazione di Filippo Focardi e Lutz Klinkhammer, Mursia editore,2021.

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