Mercoledì, 23 Settembre 2026
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Italia

Di Giacomo (S.PP.): Aggressioni ad agenti, non sono più procrastinabili l’avvicendamento del Capo del DAP e la definizione di misure di reazioni forti

Di Redazione ASI 11 Agosto 2023 – 13:59 2 min di lettura

(ASI)  “Da settimane stiamo ripetendo che la situazione nelle carceri è sfuggita al controllo dello Stato. A rimetterci sono sempre gli agenti diventati il bersaglio di inaudite violenze persino con lamette.

Non vogliamo aspettare che in una delle quotidiane aggressioni avvenga realmente l’assassinio di un agente sinora evitato solo per fortuita casualità”. Così in una nota Aldo Di Giacomo, segretario S.PP., che aggiunge: “non sono più procrastinabili l’avvicendamento del Capo del DAP e la definizione di misure di reazioni forti – che abbiamo chiesto da tempo - come forte e senza precedenti è l’attacco che viene dalle carceri. Tanto più – continua Di Giacomo – che non possiamo continuare ad assistere allo spettacolo della politica che dà il peggio di sé con le polemiche tra maggioranza ed opposizioni a colpi di interviste, articoli di giornali, comunicati per rimballarsi responsabilità che appartengono ad entrambi. Si continua a sottovalutare la situazione esplosiva delle sempre più gravi tensioni in corso, sicuramente aggravata dalle temperature torride e da un clima non solo determinato dal meteo. In questa situazione d’emergenza e di “caccia al basco blu” ci adopereremo per trovare convergenze tra i sindacati di polizia penitenziaria e per convergere in una unitaria risposta di mobilitazione tenuto conto che dal Governo dopo le belle promesse in occasione del documento programmatico di insediamento non è venuto nessun atto concreto. Siamo fortemente preoccupati – afferma Di Giacomo – perché l’escalation di violenza è destinata a crescere in questa torrida estate. Ci sono già troppi segnali che vanno solo intercettati. Invece basta una scintilla per scatenare la “prova di forza” di una popolazione carceraria che da troppo tempo ha manifestato atteggiamenti non solo di aggressione ma di sfida quotidiana agli agenti che, soprattutto a causa della normativa sul reato di tortura, hanno poche possibilità di difesa e di reazione. L’Amministrazione pensa di risolvere la situazione trasferendo gli autori di violenze e rivolte che, puntualmente, le ripetono nelle nuove carceri. La soluzione invece è una sola: pene severe che hanno prima di tutto l’obiettivo di rompere l’impunibilità di cui godono i detenuti violenti, perché va stroncata la diffusa convinzione dei detenuti di riuscire a farla franca. Per tutto questo – conclude – abbiamo promosso la mobilitazione nazionale con un’azione di protesta indetta per il 18 settembre prossimo."

Nota della Redazione

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