(ASI) PERUGIA – Alla Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori si è tenuta oggi la conferenza di apertura dei lavori di un nuovo importante capitolo nella storia urbanistica cittadina. Con il progetto "Urbanistica Perugia 2030" viene infatti dato l'avvio a nuova concezione di spazialità e fruibilità degli spazi cittadini.

A presiedere i lavori della conferenza il capogruppo di Forza Italia al comune di Perugia, consigliere Massimo Perari. Perari ha da subito lasciato intendere che la conferenza sarebbe stata tutt'altro che un occasione per far riecheggiare i soliti discorsi su necessità più o meno ortodosse, scontate o presunte. Al contrario, per il capogruppo comunale di Forza Italia, ci sarebbero pochi dubbi –"La città e il territorio sono mortificati da anni di politiche urbanistiche sbagliate. Da una estensione edile e cementificazione del territorio che ha prodotto aree malservite e mal gestite, e per questo a forte rischio degrado". Perari ha poi proseguito senza lesinare affondi sia all'edilizia privata, spesso priva di standard qualitativi accettabili, che a quella pubblica, con numerosi riferimenti alle "distese di capannoni delle zone industriali perugine" che non solo sarebbero frutto di una spregiudicata, quanto inopportuna, speculazione edilizia, ma anche inutilmente frammentate in piccoli distretti ormai circondati da zone residenziali e mal serviti dalla rete viaria. "La città e il territorio sono stati mortificati da anni di politiche edilizie ed economiche sbagliate. Bisogna avere il coraggio di cambiare rotta. Di eliminare le "brutture" antiestetiche e inutili per la città. Bisogna trovare il coraggio di "buttare giù" per dare nuovo spazio e slancio a una nuova concezione di urbanistica che punti sula funzionalità e sulla valorizzazione di territorio, maestranze ed energie alternative" – ha concluso Perari.
Per il sindaco Andrea Romizi, la situazione sarebbe senza dubbio preoccupante, ma "priva di scempi particolari". Anche secondo il sindaco del capoluogo umbro l'errata scelta del modello espansivo sarebbe alla base dei problemi di vivibilità e viabilità che attanagliano Perugia. "In questa città abbiamo assistito a un modello di crescita disordinato. L'obbiettivo sarà quello di una rigenerazione urbana. Ossia ci impegneremo affinché tutti gli spazi inutilizzati e preda del degrado siano valorizzati tramite la loro modifica, restaurazione o ridesti nazione d'uso, con il fine di farli tornare ad essere spazi di aggregazione sociale" – ha puntualizzato Romizi.
Sulla stessa linea di pensiero anche il consigliere Cenci (Fi), che entrando nel merito ha spiegato come "l'attuale situazione derivi da una politica edilizia dapprima caratterizzata dalla fase dell'"emergenza" tipica del dopoguerra, che è poi sfociata nella bolla edilizia degli anni '80 e '90 impietosamente esplosa nel 2008. Per il futuro Cenci non ha dubbi - "Dobbiamo dedicare la massima attenzione alla qualità della vita nella nostra città. Ambiente, viabilità, fruizione e necessità dovranno andare di pari passo con una politica urbanistica che punti all'eliminazione delle "brutture" fonte di degrado e minaccia alla vivibilità della città".
Per l'architetto Alessandro Bracchini, dello Studio Sintagma, le responsabilità di un simile sviluppo disordinato e selvaggio sarebbero da ricercarsi nell'ideologizzazione con la quale la sinistra ha portato avanti il programma edilizio in Umbria, e l'assenteismo di una destra "assenteista" che non si sarebbe mai davvero impegnata in questo campo. Per Bracchini, sia a livello nazionale che regionale, si rende ormai necessaria una profonda riflessione sulle attuali politiche edilizie e territoriali. "Siamo di fronte a politiche ideologizzate, che non tengono conto delle reali necessità di una città, e che impediscono pertanto lo sviluppo e il ricambio nei centri urbani" – ha commentato Bracchini. Secondo l'architetto infatti, la pesante mole dell'apparato burocratico italiano, complicato, lento e ideologizzato, sarebbe alla base del attuale declino dei centri storici un po' in tutta Italia poiché non consente in alcun modo interventi rapidi e mirati la fine di assicurarne la vivibilità. Paralndo di Perugia, Bracchini, ha sottolineato la necessità che il capoluogo umbro ambisca a svolgere il suo ruolo di "leader" del territorio regionale in particolare, e del centro Italia in generale. Secondo Bracchini, tale status di leader "va conquistato facendosi carico delle problematiche di tutti i centri presenti sul territorio umbro e dedicando maggior attenzione alla loro fruizione e accessibilità". "Le politiche immobilistiche che stanno distruggendo le città, e in particolare i centri storici, sono quelle che impediscono ai cittadini di tornare protagonisti del processo di rinnovamento. Bisogna capire che le città non sono monumenti a stesse e fini a se stesse. Le città devono rispondere alle esigenze dei cittadini. Bisogna accettare con consapevolezza che non tutto può essere conservato, e liberarsi di questo ceco immobilismo che stronca qualsiasi rinnovamento" – ha concluso Bracchini.
Per l'architetto Paolo Vinti, presidente dell'Ordine degli Architetti di Perugia, si sarebbe arrivati "in fondo a un percorso tragico per il paese in generale, e per l'edilizi in particolare". Ma ciò sarebbe da intendersi come anche "un'opportunità che porta a una nuova visione dell'urbanistica che ponga a centro le esigenze umane e non più la conservazione fine a se stessa". Per vinti ci sarebbero pochi dubbi –"La politica si è sempre concentrata troppo sulle inaugurazioni e assai poco sulle manutenzioni. Una costruzione o un area non mantenuti correttamente divengono dei mostri".
Per Daniele Vistoli, dell'ordine degli architetti di Ravenna, un problema di cui spesso fin'ora si è scarsamente tenuto conto, ma che dovrà divenire centrale nelle pianificazioni urbanistiche a venire, è l'inquinamento. Esso ha influenze dirette sulla vivibilità delle città, tanto da essere al centro di alcuni decreti legge varati dal governo Monti, attualmente sul tavolo del governo Renzi, che entro il 2020porterà alla chiusura totale al traffico di tutti i centri cittadini italiani, in accordo con le normative europee. Sempre entro il 2020 tali normative porranno dei tetti piuttosto rigidi alla costruzione di nuovi edifici al di fuori delle aree urbane. Secondo Vistoli tutto ciò renderà inevitabile un processo di rigenerazione e densificazione dei quartieri. Ossia non si ragionerà più nei termini del singolo edificio, ma si dovranno approntare in tempi rapidi dettagliati piani urbanistici che consentano la modellazione delle aree urbane di ciascun quartiere in funzione delle necessità contingenti. Per l'architetto ravennate si assisterà dunque la superamento del concetto di smart town (ossia città minimale improntata solo sulle dismissioni senza politiche di pianificazione, ridesti nazione d'uso e valorizzazione ridondante a medio e lungo termine), in favore di città "resilienti". "La città resiliente permetterà di accrescere gli standard qualitativi sia delle singole abitazioni, che delle aree urbane in generale, poiché saprà rispondere tempestivamente alle necessità e alle problematiche dei cittadini rispettando però la propria storia superando le attuali politiche immobilistiche" – ha affermato Vistoli.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

 

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