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Italia

Te lo spiego io il derby Perugia – Arezzo

Di Chiara Scardazza 25 Gennaio 2013 – 19:49 4 min di lettura

Presentato a Perugia il libro “20 pezzi da 100” di Federico Sciurpa

(ASI) PERUGIA – Orazi e Curiazi, Montecchi e Capuleti, Braccio di Ferro e Gastone, Milan e Inter, cellulare e smartphone. La storia, la cultura popolare, lo sport e la tecnologia sono intrisi di quel sentimento profondo e ostinato che ti porta a odiare l’altro, come solo l’astio per il peggior nemico sa suscitare. Questa passione incontrollabile e a volte inspiegabile nasce da un fatto, accertato e unico, che è alla radice della rivalità fra due soggetti. Nobile o futile che sia questo motivo esiste e ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere la parti di una o dell’altra sponda per dimostrare in ultimo chi ha storicamente ragione, o semplicemente in quel momento è più forte.

Il calcio, che spesso è usato come metafora per spiegare anche le più semplici questioni umane, non fa ovviamente eccezione ed è foriero di terreni di scontro e il campo da gioco è destinato a trasformarsi in un’arena dove il pubblico sugli spalti ruggisce agli avversari più che applaudire ai suoi paladini sul manto erboso.

Che la rivalità sia il sale dello sport non v’è dubbio, il sano agonismo nasce anche dalla voglia di vittoria o di rivalsa contro chi in precedenza ci ha fatto subire sconfitte o ci ha irriso, diverso è quando sfocia nell’odio cieco e violento.

Il libro “20 pezzi da 100”, scritto dal giornalista Federico Sciurpa– edito da Edimond -, va a indagare sul perchè di una rivalità sportiva nata a metà degli anni Settanta del Novecento, fra due città e due tifoserie di ambienti più simili di quello che si può pensare, costrette per vicinanza territoriale a scambiarsi esperienze e vite. Perugia e Arezzo, due province attaccate l’una all’altra e così orgogliose delle loro squadre di calcio e la seconda, profondamente offesa per una vicenda – avvenuta appunto negli anni settanta – che segnò il destino delle due squadre, destinando il Grifo alla gloria e l’Arezzo all’inseguimento. Il libro è stato presentato oggi nella Sala Consiliare della Provincia di Perugia alla presenza dell’Assessore allo Sport Roberto Bertini, il Presidente del Consiglio Regionale Giacomo Leonelli, il direttore del Corriere dell’Umbria e Corriere di Arezzo Anna Mossuto, gli allenatori del Perugia Ilario Castagner e Serse Cosmi, a coordinare l’incontro Renato Borrelli.

Cosa accadde nell’estate del 1974 è noto ai più: il Perugia gioca contro il Parma, ha bisogno di vincere per rimanere in Serie B; il successo dei grifoni è indicato come frutto di una possibile combine fra le due società, segue un processo che alterna personaggi  di dubbia serietà ad altri di assoluta autorevolezza come il Presidente dell’Arezzo di allora, Luigi Montaini, che di fatto con la sua testimonianza fece volgere il processo a favore del Perugia.

“Sul web, fonte inesauribile di notizie, non v’è traccia di questa storia e di come nacque la rivalità fra i biancorossi e gli amaranto e io sono andato alla ricerca di fonti documentali e testimonianze dirette per ricostruirla” – dichiara Sciurpa. La vicenda si complica quando un perugino doc come Serse Cosmi, il cui nome è indissolubilmente legato alla storia calcistica recente del Grifo, va ad allenare proprio l’Arezzo riportandolo nel calcio che conta. Cosmi, presente alla presentazione, è autore della prefazione del libro, e involontariamente è stato autore di un riavvicinamento fra le due realtà calcistiche, divise anche da fortune e sfortune reciproche. Accadde infatti che la stagione successiva ai fatti di cronaca narrati nel volume fu quella della prima promozione in A del Perugia, e se la ricorda bene Ilario Castagner: “Ricordo l’estate del ’74 – racconta il mister – eravamo in ritiro e sentivamo questa spada di Damocle sulla testa, un esito negativo del processo ci avrebbe spedito in C”.  Poi le cose andarono diversamente, “Ci liberammo – continua -, e quell’entusiasmo ci consentì di vincere il campionato nelle prime quindici giornate”.

Il libro, scritto con il rigore del cronista ma il pathos del giallista, “dura troppo poco” – commentano i lettori, e ha il merito di contribuire alla costruzione di un pezzo di memoria di una comunità; “L’obiettivo del libro – dice ancora Sciurpa -, è quello provare a ridare al calcio una dimensione più umana, abbattere certe rivalità con la conoscenza e stemperare l’odio e l’indifferenza che aleggiano sempre”.

 

Chiara Scardazza – Agenzia Stampa Italia

Foto di Chiara Scardazz

Intervista all'autore : Federico Siurpa
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