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(ASI) La perizia affidata dalla Corte di Assise a esperti super partes corrisponde con quella presentata dai familiari di Stefano Cucchi, il giovane morto in carcere nell’ottobre 2009. Ovvero, il geometra è stato pestato prima di arrivare in ospedale, e non è morto per un semplice arresto cardiocircolatorio.

I periti sono giunti a questa conclusione avendo riscontrato presenza di sangue nel tessuto osseo prelevato dalle vertebre fratturate di Stefano Cucchi. Una presenza ematica che fa supporre come quelle fratture siano molto più recenti rispetto alla datazione fornita dai periti del Pm, individuata in un periodo risalente a quattro anni prima.

Alla riunione erano presenti anche la sorella e il padre del giovane romano. Cono loro, presente anche uno dei periti che avevano scelto. “Ora – afferma la sorella Ilaria - se si vuol dare la colpa soltanto ai medici per quanto è successo al Pertini, sostenendo che le botte non c’entrano, bisogna affermare che se Stefano si fosse ricoverato per sbaglio il 17 ottobre stendendosi da solo su quel letto, sarebbe morto comunque e nello stesso modo. Oppure occorre sostenere che un malato, in pessime condizioni di salute, può essere indifferente a traumi e fratture alla colonna vertebrale che gli vengano procurati prima della sua morte”. Infine, Ilaria Cucchi sospira: “Quanta fatica ci chiede lo Stato per dover dimostrare ciò che è ovvio per tutti”.

Mercoledì prossimo, 12 dicembre, la relazione verrà depositata. Bisogna dunque attendere quel giorno per conoscere le conclusioni definitive. Da quelle risposte dipenderà probabilmente l’esito del processo per medici, infermieri e agenti della polizia penitenziaria, finti sul banco degli imputati.

 

Redazione Agenzia Stampa Italia

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