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(ASI) Sono nato a Cittadella, in provincia di Padova, ma mai avrei pensato che la mia città natale diventasse teatro di una notizia che rimbomba da giorni sia sul web, che in tutti i telegiornali nazionali. Non entro nel merito della vicenda famigliare, di questo bambino di dieci anni sballottato nella guerra tra due genitori che non si amano più.

Chiunque, incluso il Corriere della Sera che ha tentato di fare una ricostruzione a firma di Giusi Fasano, può raccontare una verità fallace, mancante di parti.

Prelevare un bambino dai banchi di scuola, per passare la potestà da un genitore all'altro, in quella maniera, fa ribrezzo. Agenti di polizia che trascinano il bambino recalcitrante. Il padre che asserisce di averlo “salvato”. Parenti della madre (la zia del bimbo) che filma la prodezza in cui gli agenti portano di via di peso il ragazzino.

Tutto ciò mi fa sorgere una domanda: ma è normale tutto ciò? In che modo sono stati addestrati questi agenti di polizia?

In seguito alla diffusione del video choc, dimostrante l'intensità della scena, ieri ci sono state numerose reazioni anche a livello istituzionale. I presidenti di Camera e Senato , commentando il video, hanno sollecitato il Governo a riferire in Parlamento su quanto accaduto, soprattutto sul comportamento delle forze dell’ordine. Il capo della polizia, Antonio Manganelli, si è scusato con la famiglia, annunciando l’avvio di un’inchiesta rigorosa per capire come siano effettivamente andate le cose mercoledì. Anche il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha dichiarato di essere rimasta turbata dopo aver visto il video, asserendo poi che aspetterà l’esito dell’inchiesta per capire se e quali azioni disciplinari debbano essere avviate.

Come se non bastasse, spostandoci dalla provincia di Padova a Verona, in data odierna emerge un altro caso non molto lusinghiero per le forze dell'ordine: una cittadina veronese ha deciso di sporgere denuncia nei confronti di alcuni agenti delle forze dell’ordine, accusate di aver trattato in maniera indegna e inappropriata il figlio di diciannove anni, che soffre di una forma di autismo. Il fatto a cui si riferisce la donna sarebbe avvenuto il 22 settembre scorso proprio a Verona, dove il ragazzo in questione era stato trasportato dalle vie del centro fino all’ospedale locale per essere sottoposto ad un controllo con il quale verificare la presenza di ovuli contenenti droghe all’interno dello stomaco. Una volta giunto in ospedale il ragazzo di origini camerunesi, è stato anche sedato e nessuno ha constatato, tra le forze dell’ordine e i medici, che il comportamento improprio del ragazzo era dato proprio dall’autismo che lo affligge.

La domanda che ho posto in alto, è giusto ripeterla. Si può arrivare a tanto?

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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