(ASI) Nella puntata del salotto di Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, Franco Fiorito da la sua versione dei fatti rispondendo alle accuse con una tesi: “E’ tutto falso e l’ho già spiegato ai magistrati, c’ho i documenti”. Ha spiegato inoltre che: “Non mi sono appropriato di un centesimo del partito, ma i soldi che ho preso mi spettavano per le cariche che rivestivo. Ho rendicontato tutto. Agli atti del Consiglio ci sono i documenti giustificativi. Casomai qualcun altro non ha spiegato cosa ha fatto con i soldi che ha preso”. A questa risposta Vespa ha esclamato: “ma quanto cavolo guadagnate in regione?”. Fiorito poi ha spiegato le cifre ed il funzionamento fatto di indennità base, diarie, rimborsi e risorse per fare politica di cui spesso si è perso il conto. Ad ogni consigliere vanno come stipendio circa 13 mila euro al mese, senza contare il fatto di essere consigliere, presidente o vicepresidente di una commissione o di un gruppo. Poi si percepisce indirettamente dal gruppo somme per l’attività politica ed il cosiddetto mantenimento rapporto tra eletto ed elettore. Somme che ancora non si riescono a capire.

Per quanto riguarda Fiorito, arrivava fino a 300 mila euro annui, essendo consigliere, capogruppo e presidente di commissione. In due anni e mezzo sui suoi conti sono circolati circa 750 mila euro che era quello che gli spettava. Era od è il cosiddetto sistema Lazio, o meglio: del così fan tutti. Tutti i consiglieri ricevono queste cifre su conti correnti privati. Nella puntata di Porta a Porta Fiorito ha riconosciuto di aver sbagliato a non denunciare nei redditi quelle somme: “Se ho sbagliato vuol dire che pagherò per questo”. Ha chiarito poi tutta un’altra serie di vicende, a cominciare delle vacanze nell’estate 2010 a Porto Cervo in resort esclusivi, conto saldato con bonifici del gruppo regionale: “Per un errore di calcolo della disponibilità della mia carta di credito, non ho potuto pagare direttamente. Ho chiesto aiuto al capo segreteria del gruppo per non fare una magra figura, forse è stato un errore. Però, come ho spiegato e documentato ai pm, le somme anticipatemi (circa 29 mila euro) sono state poi restituite al gruppo”. In studio c’era anche Franco Bechis, vice direttore di Libero, che ha con sé le 102 pagine dell’estratto conto del gruppo, il quale ha incalzato a più riprese Fiorito. Sull’estratto conto Bechis dice a Fiorito: “Non c’è traccia di questi soldi restituiti”, Fiorito ribatte: “Perché quella copia è falsa. L’hanno messa in giro i miei avversari politici che hanno omesso di stampare le pagine con quelle operazioni e con le loro spese. La Finanza ed i giudici hanno le carte originali, e staremo a vedere”.

E proprio sui suoi avversari politici, del suo stesso gruppo, che lo hanno sfiduciato a luglio, per Fiorito sono loro lo scandalo: “ Già da tempo mi ero accorto che la rendicontazione delle spese di alcuni consiglieri non erano a posto. Il 18 luglio ho scritto a tutti i consiglieri una lettera (la stessa che legge nella trasmissione) chiedendo spiegazioni ed ai diretti interessati di chiarire le rispettive posizioni. Per questo mi hanno fatto fuori da capogruppo: è stata una vendetta politica perché ho chiesto di fare chiarezza sull’uso di quei soldi”. Chiarimenti sono stati forniti anche in merito alle auto, una Smart e il Bmw X5, pagati entrambi con i soldi del gruppo. Fiorito ha ricordato che la Smart è stata acquistata per esigenze del gruppo; mentre per l’X5 intestata anche questa al gruppo, è stata pagata a rate e di cui lui aveva diritto quale capogruppo. Quando è stato nominato presidente di commissione, ha avuto a disposizione l’auto blu non utilizzando più il Suv. Quest’ultimo è stato pagato con le rimanenti rate ed intestato allo stesso Fiorito.

Ieri intanto al tanto atteso Consiglio in regione Lazio non c’è stata alcuna novità: dimissioni non date dalla Polverini, tagli previsti e si va avanti. La stessa Polverini ringrazia tutti i consiglieri. “Il voto unanime mi ha convinta che vale ancora la pena andare avanti. L’obiettivo è stato centrato”. Questo uno stralcio del discorso pronunciato dalla Polverini in Consiglio. La Giunta ora è salva, ma il destino della governatrice resta ancora incerto per quanto concerne il caso Fiorito. Ieri i primi tagli decisi dal Consiglio, che ha votato in modo unanime. Maggioranza ed opposizione hanno cancellato le tre commissioni speciali e dimezzate da sedici ad otto quelle permanenti. Ci si aspettava molto di più, questo è certo. Dal Presidente del Consiglio Mario Abruzzese è stato annunciato che lunedì prossimo sarà convocata la conferenza dei capigruppo “Per procedere alla nomina dei componenti delle nuovi Commissioni e per individuare il percorso tecnico-giuridico per l’eliminazione dei monogruppi. Martedì scorso l’ufficio di presidenza ha provveduto al dimezzamento delle somme destinate al rapporto eletto-elettore; all’azzeramento dei contributi destinati alle attività dei gruppi e alla sospensione dei contributi per il funzionamento degli stessi, fino a quando non verrà introdotto un sistema di trasparenza, certificazione e controllo delle somme loro destinate; all’annullamento di ogni investimento in conto capitale per le strutture del consiglio; alla revoca definitiva dell’assegnazione della auto blu ed all’azzeramento delle consulenze di tutti i componenti dell’ufficio di presidenza”.

Con la seconda votazione unanime la Polverini accenna ai primi sorrisi. Episodio non passato in osservato quando è andata ad abbracciare il nuovo capogruppo del PdL, la giovane, Chiara Colosimo. “Ringrazio la mia maggioranza, per avermi sostenuto anche emotivamente in questi giorni, ma anche l’opposizione, perché pur nella diversità di vedute ha compreso che fosse necessario, per dignità istituzionale del Consiglio regionale e della classe politica nazionale, dare un segnale di vivacità in grado di ribaltare la situazione. Al di là di quanto accaduto, da domani, credo che il voto di oggi non può che essere un primo passo, pur importante. Ho fatto uno sforzo immane per spiegare cosa fosse accaduto: l’unica cosa che abbiamo compreso è che abbiamo dato, nostro malgrado, un cattivissimo esempio e che eravamo pronti a pagare un prezzo alto”. Sulle accuse di Bersani nei suoi confronti dice: “Un giorno mi dovrà spiegare, e lo chiamerò per questo, perché io mi debbo dimettere se un consigliere regionale ha sbagliato e lui non l’ha fatto di fronte a Penati e Lusi”.

Davide Caluppi –Agenzia Stampa Italia

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