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(ASI) La riprova delle diffuse persecuzioni cui sono sottoposti i cristiani nel mondo è arrivata domenica scorsa. Mentre tutte le agenzie di stampa rivolgevano le attenzioni verso la Nigeria, pronte a registrare e divulgare freddamente il tragico rito settimanale degli attentati dei terroristi di Boko Haram in qualche chiesa del nord del Paese, il sangue cristiano scorreva in un’altra parte dell’Africa nera, in Kenya. Due attacchi contemporanei in altrettante chiese hanno provocato - ma il bilancio si è aggravato nelle ore successive - diciassette morti e una cinquantina di feriti.

Le stragi sono avvenute nella città di Garissa, nel nord-est del Kenya, i luoghi colpiti sono la cattedrale cattolica e una piccola chiesa non in comunione con Roma. In quest’ultima si è registrato il bilancio peggiore, due uomini con volti coperti sono entrati in azione sparando colpi di mitra dapprima alle due guardie appostate all’ingresso del luogo di culto, poi ai fedeli riuniti in preghiera all’interno. Nella cattedrale sono esplose, invece, due granate lanciate dall’esterno dell’edificio. L’ultimo luttuoso attacco anti-cristiano in Kenya risaliva allo scorso aprile, la furia dei terroristi aveva colpito una chiesa della capitale Nairobi. Negli ultimi mesi anche il Kenya, come altri Paesi africani, sta conoscendo un esacerbarsi delle violenze di matrice fondamentalista che prendono di mira i cristiani; è per questo che il governo ha deciso di far presidiare le chiese, durante le cerimonie, da agenti di polizia. Il compito delle forze pubbliche, tuttavia, non si limita soltanto ai presidi; in quest’area del Kenya, infatti, è in atto da diversi mesi un conflitto tra forze governative kenyane e guerriglieri del gruppo al-Shabaab (La Gioventù), fondamentalisti islamici provenienti dalla vicina Somalia e legati ad al-Qaeda. La città di Garissa, del resto, dista appena centoquaranta chilometri dal confine somalo e ospita un’importante base militare da cui a ottobre sono partite una serie di incursioni dell’esercito kenyano contro al-Shabaab che hanno travalicato la frontiera.

Conflitti, in questo angolo del mondo come altrove, le cui vittime finiscono per essere i civili, spesso inoffensivi cristiani ritenuti colpevoli soltanto per la loro fede. A tutt’oggi è lungo l’elenco degli Stati in cui la minaccia per i cristiani si trasforma sovente in tragica realtà: Nigeria, Kenya - certo -, ma anche Iraq, Turchia, India, Pakistan per citarne qualcun altro. E poi, come scordare l’Egitto della “primavera araba”, che in questi giorni inizia un nuovo corso politico con l’elezione a presidente dell’islamista Mohammed Mursi. Nella turbolenta Siria, invece, diverse agenzie riferiscono che bande armate del complesso Esercito di liberazione nazionale aggrediscono abitualmente le comunità cristiane, vogliono ucciderne i componenti o cacciarli dal Paese. Il dopo Assad che hanno in mente certi gruppi è uno scenario allarmante. Da questo composito quadro globale emerge un’evidente realtà: professare il cristianesimo, in certe parti del mondo, è non solo politicamente scorretto, ma anche estremamente pericoloso.

E intanto, mentre le persecuzioni anti-cristiane si perpetuano, qui da noi, nella culla della civiltà instaurata dal Salvatore, ciò procura indifferenza, finanche fastidio verso certe notizie di questioni che ci appaiono obsolete, proprie di popolazioni arretrate rispetto ai nostri standard materialistici. I media, insieme al cosiddetto popolo dei social network, sono pronti ad alzare barricate per le cause più disparate: dall’animalismo ai diritti delle coppie omosessuali. Le innumerevoli vittime cristiane, invece, non scalfiscono neanche un po’ la sensibilità di un’opinione pubblica sempre più banale e asservita al pensiero dominante. Del resto, coloro che controllano i media, ovvero i massimi poteri mondiali - banche, multinazionali, speculatori finanziari, grandi lobby -, respingono il cristianesimo; lo vedono come l’ultimo argine eretto dinanzi al loro spregiudicato disegno di dominio. Il cristianesimo annuncia amore e perdono, si scaglia contro le ingiustizie e le illusioni delle ideologie. Il mondo dei profittatori, al contrario, ha bisogno di alimentare i fantasmi dell’odio per continuare a sfruttare la miseria, a scatenare guerre che rendono lauti guadagni alle industrie e aiutano a diffondere stili di vita artificiali, edonistici, nemici dell’ambiente, destinati ad abbrutire, esasperare l’uomo verso una ricerca continua di beni materiali. E’ per questo, dunque, che non solo il sangue dei cristiani viene lavato dall’indifferenza, ma anche la loro voce viene fatta tacere, oppure sovrastata dalle grida isteriche di stuoli di laicisti pronti a denunciarne la “bigotteria”. Ciò che mai, tuttavia, questi tentativi di prevaricazione, persino i più efferati, potranno mai scardinare è la solidità di una fede che perdura nei secoli e resiste agli attacchi. Queste parole pronunciate da Gesù rappresentano per i suoi discepoli, invero, un inossidabile incoraggiamento: “Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia” (Gv 15, 18-19). E ancora, viepiù carezzevoli alle orecchie di chi vuol sentire: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Mt 10, 22).

 

Federico Cenci - Agenzia Stampa Italia

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