(ASI) La pace sembra essere una utopia in Libia da quando sono iniziate le rivolte contro il regime di Gheddafi, sebbene il Raìs, dopo otto lustri di potere, sia stato ucciso. Nelle scorse ore, a circa 400 miglia a sud di Tripoli, principalmente nella città di Sabha, sono avvenuti violenti scontri che hanno prodotto circa 395 feriti, di cui almeno 180 molto gravi.
Gli scontri sarebbero scaturiti da una faida tra due tribù storicamente stanziate a Sabha, una di etnia araba (che durante la guerra ha combattuto al fianco di Gheddafi) ed una di etnia africana, i Tabu, da sempre rivali della Jamahiriya. Le due tribù erano già state protagoniste di scontri tra di loro, nella regione di Kufra, durante il febbraio scorso.
L'agenzia americana Usa Today ha intervistato un giovane appartenente ai Tabu, ora ricoverato in un ospedale di Tripoli, che racconta: "Sono caduto dalla parte posteriore del pick up mentre stavamo cercando di scappare. Hanno attaccato il nostro quartiere nella città di Sabha, e siamo riusciti a uscire in tempo".
Il rischio ora, per il fragile governo del Consiglio nazionale di transizione, è che dal vicino confine del Ciad possano unirsi alla lotta al fianco dei Tabu gruppi di guerriglieri africani. Fonti dal posto affermano, intanto, che le violenze stanno continuando. Mentre le Nazioni unite fanno sapere che stanno assistendo con aiuti le popolazioni della regione colpita dagli scontri, in urgente bisogno di rifornimenti d'ogni tipo, sopratutto medicinali.
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