(ASI) Francoforte sul Meno (D) - "Città verdi" - Il nome inizialmente si poteva considerare un bel fardello, specialmente per un architetto. Ma durante la sua carriera, Albert Speer Jr. è riuscito ad assicurarsi che nessun edificio potesse essere riconducibile ai piani del Padre.
Speer Jr. era per l'idea della "Città Verde", sviluppò il parco nei terreni del berlinese Gleisdreieck, diede vita al piano regolatore per l'Expo 2000 ad Hannover oppure all'Holbeinsteg (ponte pedonale, ndt) a Francoforte sul Meno. Per le sue benemerenze alla Patria, nel 2003 è stato insignito dalla "Targhetta Goethe". Ora è morto ad 83 anni. Raramente, comunque, il cognome del padre avrebbe potuto rappresentare un peso, come nel suo caso. Quando leggiamo la biografia dell'architetto, nato nel 1934, egli risulta "il più vecchio di sei bambini, e ha vissuto sino al suo undicesimo anno di vita", quindi fino al 1945, "nei pressi di Berchtesgaden", e poi più tardi, diventa subito chiaro, quando si legge il suo cognome, quali fossero le vicinanze alla sua residenza: Albert Speer junior, nato a Berlino, figlio dell'architetto Albert Speer, confidente di Hitler, Ministro degli Armamenti del Reich e co - pianificatore dell'Olocausto, era cresciuto nell'Obersalzberg, nelle dirette vicinanze del Berghof (Nido dell'Aquila, ndt) di Hitler

Con una tale biografia, moltissimi potrebbero sospettare che egli non abbia intrapreso la stessa scelta professionale del padre. Tuttavia, nel 1955 Albert Speer jr. dopo aver fatto il carpentiere, cominciò a studiare architettura presso l'Università Tecnica di Monaco e nel 1964 aprì un suo studio. Che abbia partecipato spesso come anonimo a dei concorsi, non desta certo stupore. Ma a differenza del fratello, battezzato con il nome Adolf, non modificò il suo nome e continuò con la sua professione. E non si può certo dubitare che egli non abbia voluto continuare la tradizione famigliare. Soprattutto in qualità di urbanista, Speer jr. progettò luoghi che rappresentano l'esatto contrario di ciò che il padre aveva in mente con i suoi scenari monumentali per la dittatura nazista. I parchi, quartieri e anche gli edifici, che Speer jr. pianificò, sono grandi, ma non cupamente monumentali, sono invitanti ed allegri, un incoraggiamento all'individualismo, invece di un livellamento come parte di un ornamento di massa.

Il berlinese Gleisdreieck, che ha trasformato in uno dei più bei parchi urbani, è uno dei più freschi esempi di questo cambiamento urbanistico nel trattare i grandi spazi aperti. Speer jr., diversamente dalla sorella più giovane, non era un attivista dei verdi, ma sviluppò, tra i primi ed in seguito tra i più influenti della sua generazione di urbanisti tedeschi l'idea di una "città verde" e sostenne un'urbanistica più attenta all'ambiente, dove il consumo del suolo fosse ridotto al minimo. Ad alta efficienza energetica, l'edilizia sostenibile per lui non doveva si doveva limitare all'isolamento delle facciate, bensì doveva essere il risultato di profondi spazi urbani, tragitti ridotti da lavoro a casa - e di aree verdi, che dovevano esprimere pace e serenità, che in altri contesti sarebbero divenute fango suburbano del paese.

"Si costruisce troppo vicino e troppo in altezza", disse in un'intervista: "Le nuove zone residenziali di Dubai sono i bassifondi del ventunesimo secolo". Il suo studio appartiene ad uno dei pochi studi tedeschi internazionali rinomati a livello internazionale per l'urbanistica. Nel 1994 gli venne commissionata una infrastruttura per un quartiere della cinese Tianjin (in italiano Tientsin, ndt) poi venne il turno di una città per più di 50 mila abitanti, la "Antig New Town", presso Shangai - costruzioni tedesche e standard di isolamento esportati in Cina, e in seguito, piani ancora maggiori - e anche in questo caso ha evitato, nonostante l'incoraggiamento delle autorità comuniste, l'esaltazione monumentale, come loro avrebbero auspicato, che avrebbe deformato in maniera disumana le forme.

Per lui, le città non dovevano seguire una ricetta internazionale di sostenibilità, come un assemblaggio di cartone standardizzato e ben isolato "abbandonati" in un prato verde, bensì come formulava, "in grado di ottenere nuovamente un carattere indipendente, in grado di sviluppare cultura, storia, paesaggio e clima". Anche Francoforte sul Meno, patria di elezione di architetti e quartier generale dei suoi Studi AS&P - Albert Speer & Partner, ringrazia l'ideatore di innumerevoli progetti ed iniziative: Speer jr. diede consigli sulla Fiera di Francoforte, pose le sue mani sulla progettazione della riva dei musei e sull'Holbeinsteg, pianificò parti dell'aeroporto e del suo Skyline e contribuì allo sviluppò del controverso quartiere europeo.

Il fatto che Speer non abbia fatto progetti solo per le Democrazie, bensì anche per Paesi come Arabia Saudita e Algeria, è sempre stata come un'arma puntata contro. L'impegnarsi in questi progetti, rappresentava in lui una speranza che l'architettura non fosse solamente la stabilizzazione delle autocrazie contribuendo alla realizzazione di edifici simbolici, bensì anche lo sviluppo economico e sociale del Paese. Avrebbe dovuto aiutare ad avanzare un lento cambiamento verso la Democrazia e ad evitare un collasso come quello siriano, che si dimostra anche il risultato di un mancato piano di sviluppo per le regioni più povere del Paese, nelle quali hanno preso il sopravvento lo "Stato Islamico" e la sua violenza.

Albert Speer jr. è stato tra i maggiori responsabili del piano per l'Expo del 2000 ad Hannover, della costruzione della Baseler Platz (Piazza Basilea, ndt) a Francoforte sul Meno, dello sviluppo della Porte de Hollerich in Lussemburgo, del piano regolatore per l'innovazione City Ruhr e progetti per la Banca Centrale Europea di Francoforte. Nel 2003 venne insignito della targhetta di Goethe (Goetheplakette) della città. "L'influsso di Albert Speer sullo sviluppo urbanistico di Francoforte non lo si può ancora valutare a sufficienza", si legge nella motivazione. Lo scorso venerdì Albert Speer jr. si è spento all'età di 83 anni, in seguito ad una caduta.

© Frankfurter Allegemeine Zeitung, 18 settembre 2017

Traduzione per Agenzia Stampa Italia di Valentino Quintana

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