(ASI) Tarbes – Morto un altro giovane francese. Nella notte del 24 aprile nel parcheggio di una discoteca di Tarbes, comune francese capoluogo degli Alti Pirenei nella regione Linguadoca-Rossiglione-Midi-Pirenei, viene ritrovato privo di sensi Luigi Guardiera. Soccorso e portato in ospedale, non riuscirà a risvegliarsi dal coma, raggiungendo infine la morte cerebrale. Luigi Guardiera ragazzo di 23 anni, si era recato in quella discoteca per passare una serata con gli amici, come fanno molti altri ragazzi della sua età. Purtroppo non sapeva che nel parcheggio ad attenderlo vi sarebbe stata la morte. Le notizie parlano di un’aggressione e dell’arresto – di qualche giorno dopo gli eventi – di un ragazzo venticinquenne, dalle caratteristiche fisiche non ben specificate dai mezzi d’informazione d’Oltralpe. Questo perché in Francia per i media vige per legge una forte censura sull’origine etnica degli arrestati. Ma perché la morte di questo ragazzo, che potrebbe essere la fine già vista di molti altri giovani uccisi, assume invece una connotazione particolare? Questo perché il malcapitato Luigi era un patriota.

Luigi Guardiera era un appassionato di sport, voleva entrare nell’esercito e si era candidato nelle liste del Front National di Marine Le Pen. A conferma di tutto questo vi sono le dichiarazioni di condoglianza di Nicolas Bay europarlamentare e Segretario generale del F.N.: «Luigi Guardiera aveva 23 anni amava la vita, lo sport, aveva in mente l’idea di entrare nell’esercito per mettere le sue energie al servizio della Francia. Luigi aveva già dimostrato il suo patriottismo l’anno scorso quando entrò nel Front National come candidato supplente per le elezioni dipartimentali. Luigi non potrà più essere candidato e mai lo sarà, non sarà neanche soldato. I delinquenti che lo hanno aggredito nel parcheggio di una discoteca a Tarbes così hanno deciso. Luigi ora fa parte della lista di giovani francesi vittime dell’inferocimento della nostra Nazione. Anche in suo nome continueremo la nostra battaglia». Alla famiglia di Guardiera giungono anche le dichiarazioni della leader del partito Marine Le Pen: «Le mie condoglianze alla famiglia e ai parenti tutti di Luigi, giovane militante patriota, vittima della marmaglia. Che giustizia sia fatta!».

La notizia in Francia è diventata da subito scomoda per una certa classe politica che si può definire “politicamente corretta”. In questo momento in una terra dove l’allarme terrorismo islamico continua ad essere alto, in uno Stato dove il multiculturalismo è difeso a spada tratta da tutti gli apologeti del progressismo, la morte di questo giovane patriota pesa enormemente. Soprattutto se l’omicidio dovesse rivelarsi di natura etnica o politica, o anche entrambe.

Del resto la morte del giovane Guardiera non ha fatto nemmeno scalpore sui giornali internazionali. Attenti tutti affinché la “pace multiculturale” non venga scalfita.
Sembra di assistere alla formula dei “due pesi e due misure” se si paragona il silenzio mediatico di questo caso con un’altra vicenda di cronaca che riguardò invece la morte di un militante antifascista francese. Il 5 giugno 2013 moriva Clément Méric. Giovane attivista di formazioni di estrema sinistra, Méric il 5 giugno di tre anni fa morì a seguito di uno scontro con alcuni militanti del movimento nazionalista “Gioventù Nazionalista Rivoluzionaria” (Jeunesses Nationalistes Révolutionnaires; J.N.R.). Il caso della morte dell’attivista antifascista, rimbalzò sui giornali e telegiornali di tutta Europa. Si possono rammentare le dichiarazioni di vergogna e condanna che uscirono dalle bocche di tutti gli esponenti politici del Partito Socialista di Francia, intenti a fermare – ieri come oggi – l’avanzata del Front National, e le affermazioni di solidarietà che da molti politici europei, affini ai socialisti del P.S. e della sinistra francese in generale, giungevano da tutto il continente. Alla fine, però, si scoprì che lo scontro in cui rimase ucciso il giovane antifascista era stato causato non dai nazionalisti ma dagli estremisti di sinistra. La verità del caso è stata confermata da un video in cui viene ritratto Clément Méric e i suoi sodali intenti a provocare ed aggredire i nazionalisti. Ciò provocò un grande imbarazzo tra quelli che prontamente avevano lanciato caustiche accuse nei confronti della fantomatica “violenza insita nei neofascisti”.

Dunque due pesi e due misure per lo scalpore e la mediatizzazione dei casi. Da una parte un giovane patriota francese “misconosciuto”, dall’altra un antifascista portato su tutti i mezzi d’informazione. Forse ancora l’indignazione va a fasi alterne, come negli anni di piombo quando la morte di un giovane di destra doveva rimanere un tabù per la pubblica opinione.

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

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